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Pensioni, dal 2016 assegni più alti. In autunno regole sulla flessibilità. Padoan: rimborsi fra 10 e 40%, impossibile di più. Renzi: regole troppo rigide

Alessandro Barbera. Le pensioni più flessibili? «In passato si è esagerato» nell’imporre regole rigide, soprattutto per le donne, ma ne riparliamo «nella legge di Stabilità», dice Renzi. «Ci dedicheremo senza fretta», aggiunge Padoan. Il piano per anticipare l’uscita dal lavoro rimane, almeno per ora, una delle tante cose della «to do list».

Il governo ha bisogno di tempo e risorse: a meno di non introdurre una penalizzazione fortissima per chi decide di uscire, tutte le ipotesi hanno un costo. E quel costo va contrattato con la Commissione europea, che ancora non ha nemmeno visto il testo definitivo del decreto sulla rivalutazione delle pensioni. «Abbiamo fatto il massimo possibile», spiega il ministro del Tesoro in audizione alla Camera. «I costi connessi alla sentenza della Corte ridurrebbero significativamente i margini di bilancio». Padoan calcola gli effetti «di competenza» della sentenza (ovvero l’impegno di spesa innescato dalla sentenza, non l’effettiva erogazione) in 17,6 miliardi. Se il governo avesse deciso di dare tutto a tutti, «il deficit sarebbe salito al 3,6%, e invece rimarrà al 2,6%». Il capogruppo forzista Brunetta si chiede che fine abbia fatto il testo del decreto a ormai due giorni dal consiglio dei ministri che lo ha varato.

Ecco i rimborsi

A Palazzo Chigi garantiscono che sarà trasmesso al Quirinale oggi stesso. Per i due anni di blocco cancellati dalla sentenza della Corte (il 2012 e il 2013) prevede rimborsi decrescenti fra il 40 e il 10 per cento. Nella fascia fra tre e le quattro volte il minimo (1.500-2000 euro lordi) si recupererà il 40 per cento di quanto dovuto sulla carta; tra le quattro e le cinque volte (2.000-2.500) si recupererà il 20, tra le cinque e le sei volte (2.500-3.000) solo il 10. Nel 2014 e il 2015 verrà rimborsato solo il 20 per cento di quanto erogato nei due anni precedenti poiché nel frattempo è entrato in vigore un nuovo sistema di indicizzazione che in ogni caso ha permesso le rivalutazioni. Dal 2016 ci sarà un aumento strutturale «pari alla metà di quanto stabilito per il 2012 e il 2013». Nulla da fare invece per gli assegni sopra i 3.000 euro al mese. Visti i vincoli di bilancio, Padoan spiega che si è scelto di proteggere anzitutto le «fasce meno abbienti». Sindacati, associazioni di categoria e dei consumatori promettono raffiche di ricorsi, Renzi è tranquillo di aver rispettato il dettato della Consulta: «Serviranno solo a dare soldi agli avvocati. Una parte dei pensionati italiani, 3 milioni e 700 mila, riceveranno soldi ad agosto, e a nessuno sarà tolto un centesimo. Il resto è fuffa».

Il caso Boeri

Quando ci sono di mezzo le pensioni, le critiche sono una certezza. E non solo per chi sta a Palazzo Chigi. All’Ncd ad esempio non piace l’attivismo del presidente dell’Inps: «Se Renzi non vuole fare casini sulle pensioni, metta il silenziatore anzitutto a Boeri. Stiamo assistendo ad uno show tanto più irresponsabile quanto più riguarda la vita di milioni di pensionati». L’Ncd non è per nulla favorevole all’idea di introdurre un sistema di uscita flessibile dal lavoro che penalizzi chi ha ricevuto trattamenti con il sistema retributivo. «Ma che cos’è, la Norimberga delle pensioni?», dice Maurizio Sacconi. Contrario anche uno dei massimi esperti di previdenza, Giuliano Cazzola: «Una ipotesi insostenibile che rischia di essere bocciata dalla Corte».

La Stampa – 21 maggio 2015 

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