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Pensioni di reversibilità: parla la Consulta ma continua il silenzio di partiti e Inps sul taglio dell’assegno per chi ha redditi propri

Claudio Testuzza, Il Sole 24 Ore sanità. C’è voluta una sentenza della Corte Costituzionale ( la numero 162 del 30 giugno 2022 ) per sanzionare una disposizione, risalente alla riforma previdenziale “Dini ” ( legge n. 335/95 ) con cui è stata disposta la riduzione della reversibilità per il sopravvissuto con redditi propri. Il trattamento pensionistico di reversibilità, per i propri cari ( moglie e figli minorenni, e altri familiari in loro mancanza ) prevede di trasferire al superstite, parte della propria pensione, il 60 per cento di quanto percepito dal titolare, al momento del trapasso dello stesso. Ma la disposizione del 1995, incurante che già il trattamento venisse sostanzialmente decurtato, ha stabilito che, a fronte di eventuali redditi del beneficiario, redditi che possono anche consistere in una eventuale pensione, peraltro, maturata dall’erede con i propri contributi obbligatori, la pensione di reversibilità venga ulteriormente ridotta.

Per correttezza ricordiamo che tale condizione riduttiva non è prevista per i trattamenti pensionistici prodotti dagli enti previdenziali privatizzati, fra cui l’Enpam, l’ente di previdenza dei medici.
Volendo fare un esempio, il coniuge riceverà una quota di pensione che varierà a seconda del livello del reddito:
•con redditi fino a 3 volte minimo la quota sarà pari al 100% del 60% = 60%
•con redditi da 3 a 4 volte minimo la quota del 60% sarà decurtata del 25% = 45%
•con redditi da 4 a 5 volte minimo la quota del 60% sarà decurtata del 40% = 36%
•con redditi oltre 5 volte minimo la quota del 60% sarà decurtata del 50% = 30%
Poiché per il 2022, il trattamento minimo annuo è stato fissato a 515,58 euro al mese, per l’anno in corso il limite di reddito annuo entro cui la pensione al superstite non subisce riduzioni è di 20.489,82 euro.
In pratica la riduzione sarà del 25 per cento se si ha un reddito superiore a tre volte il minimo annuo Inps, pari a 20.489,82 euro , del 40 % se superiore a quattro volte il trattamento minimo annuo, pari a 27.319,76 euro, e del 50 % se superiore a cinque volte il trattamento minimo annuo, cioè di oltre i 34.149,70 euro. I valori indicati sono sempre a lordo delle trattenute fiscali.
I redditi oggetto di valutazione sono i redditi assoggettabili all’IRPEF, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni, del reddito della casa di abitazione e delle competenze arretrate sottoposte a tassazione separata, nonché della stessa pensione ai superstiti su cui dovrebbe essere operata la riduzione
Un vero e proprio furto legalizzato ammantato da una pietosa finalità solidaristica e di cui nessun programma partitico predisposto per le future elezioni fa menzione.
La sentenza della Corte smentisce proprio questa “ pelosa ” giustificazione affermando l’ irragionevolezza che proprio il legame familiare, anziché favorire il superstite, finisca paradossalmente per nuocergli, privandolo di una somma che travalica i propri redditi personali.
La sentenza, anche se importante e significativa, non modifica di fatto la legge a cui, peraltro, diverse iniziative parlamentari, proposte nel tempo, hanno tentato di porre rimedio senza potervi riuscire. Si è, infatti, opposto un ipotetico risparmio di cui, tuttavia, nessuno, in sede Inps, ha mai voluto dare reale indicazione, nonostante le ripetute richieste dei sindacati e soprattutto degli interessati.
Pensiamo si debba trattare di un vero e proprio “ segreto di stato ”, ma facilmente, riteniamo, conoscibile dai bilanci Inps, se le cifre vi fossero indicate, ovvero esaminando i redditi degli interessati.
Poiché non vogliamo cimentarci nella situazione reddituale dei familiari dei pensionati deceduti, lasciamo ai responsabili dell’Istituto previdenziale e soprattutto al suo Presidente Tridico, di voler, finalmente, dare le vere cifre di questo grande risparmio della previdenza pubblica , realizzato sulla pelle degli eredi dei pensionati.

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