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Pensioni. Dipendenti pubblici, subito la liquidazione: gratis sotto 50-60mila euro. Tra le ipotesi, la parziale copertura da parte statale degli interessi senza vincoli

Rush finale per la limatura del capitolo pensioni del decreto su “quota 100” e reddito di cittadinanza. Proseguono senza sosta le riunioni tecniche in vista del varo del provvedimento atteso per giovedì. Uno degli ultimi da sciogliere sul versante previdenziale è quello del meccanismo per garantire le liquidazioni ai dipendenti pubblici che opteranno per le uscite anticipate. Il Governo punta tutto sul prestito bancario (ponte, sul quale si sta lavorando con l’Abi) per dare la possibilità agli statali di ottenere il Tfs in tempo reale al momento del pensionamento, compreso quello di “vecchiaia”. Una delle ultime ipotesi sul tavolo prevede la garanzia totale dello Stato anche sugli interessi da corrispondere agli istituti di credito fino a un massimo di 50-60mila di liquidazione. Sopra questa soglia gli interessi sarebbero a carico dei lavoratori pubblici ma in una misura considerata contenuta (1,5-1,6%).
Questa soluzione consentirebbe di rendere sostanzialmente “gratuito” per gli statali “l’anticipo” (rispetto alla tempistica convenzionale) del Tfs, o di una fetta cospicua, così come chiesto dalla ministra della Pa, Giulia Bongiorno, e al tempo stesso di contenere gli oneri a carico dello Stato che si farebbe carico degli interessi non in toto. Ma fino a ieri all’esame dei tecnici c’erano anche altre due o tre opzioni. Compresa quella di “copertura” dello Stato di una quota fissa degli interessi per l’anticipo del Tfs ovviamente senza “tetti”. La decisione definitiva sarà presa tra oggi e domani in prossimità del varo del Dl. A questo punto sembra comunque improbabile che la situazione possa restare quella attuale: non meno di due anni di tempo per incassare il Tfs, previsto addirittura in tre rate se superiore ai 100mila euro lordi annui. Questa procedura si trascina dal 2010, da uno dei primi provvedimenti di taglio lineare che hanno preceduto le successive spending review. Un differimento che i sindacati hanno da tempo impugnato davanti alla Consulta contestando l’evidente disparità di trattamento rispetto ai lavoratori privati. Anche per questo motivo il finanziamento su convenzione Abi varrebbe per tutti i futuri pensionamenti nella Pa e non solo per “quota 100”.
L’altra questione aperta è il ricambio ai vertici dell’Inps. Il mandato dell’attuale presidente Tito Boeri scade a metà febbraio. Il Governo, in attesa che il ritorno al Cda previsto dal decreto diventi pienamente operativo, sembra intenzionato a procedere con una designazione a legislazione vigente, per evitare un eventuale mini-proroga di Boeri, che sarebbe sgradita alla Lega. Se passerà questa procedura, sia aprirebbero due strade: la nomina in via temporanea (commissariamento) di chi sarà poi chiamato a esercitare in via definitiva il ruolo di presidente oppure un commissario dalla durata limitata per poi procedere, una volta insediato il Cda, con la scelta del nuovo presidente.
A chiedere chiarezza sono i sindacati. «Il Governo deve varare una vera riforma della governance dell’Inps e dell’Inail attraverso un modello duale», afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, per il quale «non è sufficiente reintrodurre un consiglio di amministrazione, ma occorre ridisegnare complessivamente il sistema» e anche «rafforzare» il Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza, dove siedono le parti sociali.
Quanto alle altre misure, lo schema di “quota 100” non dovrebbe subire variazioni: la prima finestra si aprirà ad aprile per i dipendenti privati e a luglio per quelli pubblici (ma riusciranno a uscire in pochi, il “grosso” dovrà attendere ottobre). Il tutto sarà agganciato a un meccanismo di finestre mobili. Sarà poi prevista la cosiddetta “pace contributiva”, ovvero la possibilità di colmare “buchi”, a partire dal 1996, nel percorso di contribuzione. Per gli statali (in primis per il personale della scuola) il decreto dovrebbe prolungare a tutto il 2021 i termini di prescrizione per i periodi di contribuzione fino al 31 dicembre 2014.

Marco Rogari – Il Sole 24 Ore

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