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Pensioni flessibili in uscita: il piano entro l’estate. Il ministro Poletti: lavoriamo con l’Inps. Possono bastare 1,5 miliardi

riforma-pensioni-dossier-258-258 2Una specie di «reddito minimo» per quanti perdono il lavoro, ma sono lontani dalla pensione e non hanno nient’altro. È questa la «flessibilità sostenibile» a cui pensa il presidente dell’Inps Tito Boeri. E che troverà forma compiuta nella «proposta organica» che l’istituto di previdenza presenterà a giugno, articolata «sull’asse assistenza-previdenza ». «Potrebbe bastare un miliardo e mezzo» per proteggere la fascia d’età 55-65 anni, calcola Boeri. Da reperire risparmiando all’interno della protezione sociale, ad esempio guardando alle gestioni speciali. «È un po’ di tempo che abbiamo detto che va fatta una riflessione sul tema delle pensioni», risponde ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. «Boeri ci sta lavorando e noi insieme a lui: è un tema all’ordine del giorno, siamo disponibilissimi ad affrontarlo».

Il nodo è quello di «flessibilizzare in uscita il sistema», ribadisce Poletti, proprio per tamponare «il problema sociale più acuto», gli over 55 che «rischiano di trovarsi in una terra di nessuno ». Boeri «sta facendo le simulazioni, poi vedremo il da farsi».

Perplessi i sindacati. Susanna Camusso (Cgil), pur apprezzando le intenzioni, sottolinea che il confronto con Boeri non può sostituire quello con il governo, «perché noi abbiamo un problema di cambiamento della legge Fornero». Carmelo Barbagallo (Uil) teme il rischio «di spaventare pensionati e pensionandi » e chiede al ministro Poletti un incontro sulla previdenza. Maurizio Landini (Fiom) dice che occorre fare tre cose «molto precise». E cioè «abbassare l’età pensionabile, ripristinare le pensioni di anzianità a partire dai lavori più pesanti e non rimanere solo con il contributivo, perché i giovani così non hanno più la pensione». Ingiustizie che «vanno colpite» perché «se si va in pensione a 70 anni si satura il mondo del lavoro». E «noi il 28 marzo siamo in piazza proprio per questo ».

«L’aggancio all’aspettativa di vita, voluto dal governo Berlusconi, se non viene corretto ci porterà ad aziende popolate da settantenni », concorda Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera. Ma l’idea di «tosare » gli assegni in essere liquidati con il retributivo «può essere pericolosa». Secondo Boeri però «al di sopra di un certo importo è necessario intervenire, anche se non è mai bello». Per Damiano sarebbe preferibile «affrontare per prima cosa i privilegi di chi ha goduto di contribuzioni più basse e regole più generose di anticipo pensionistico». Come i dirigenti, andati in quiescenza con l’80% della retribuzione e soli 30 anni di contributi. «Partiamo da qui, se non vogliamo colpire i soliti noti che hanno dato già più del dovuto», sostiene Damiano. «Un attacco diretto e demagogico », si difende Federmanager, riferendosi ai dati diffusi da Boeri tre giorni fa. In base ai quali non solo la pensione dei dirigenti viene foraggiata dai fondi di dipendenti e precari, ma se fosse calcolata con il metodo contributivo oggi in vigore sarebbe più bassa del 23%. (Repubblica)

BOERI (INPS): SERVONO 1,5 MLD PER AIUTARE OVER 55 NEL LIMBO TRA LAVORO E PENSIONE

Con un miliardo e mezzo di euro, risorse da recuperare nel mare magnum del sistema della protezione sociale, l’Italia potrebbe risolvere il suo principale problema previdenziale: quella fascia di persone tra i 55-65 anni che hanno perso il lavoro e sono ancora lontane dalla pensione. Per queste persone, ha spiegato il neo presidente dell’Inps, Tito Boeri, parlando a “Otto e Mezzo” (La 7), bisognerebbe pensare ad ammortizzatori sociali ad hoc.

Fondi recuperabili con revisione organica spesa previdenziale

Ma con quali fondi? «Se ci si concentra su alcune fasce d’età non costa molto. Sono risorse che si possono trovare risparmiando su altri fronti. Ci può fare un’armonizzazione dei sistemi, ci sono grandi asimmetrie, con un’operazione organica», sfruttando ad esempio la legge di Stabilità, «credo si possano trovare risorse importanti».

Un’altra strada da sperimentare, «anche se potrebbero esserci dei problemi con l’Europa», è quella di «far andare prima in pensione persone che accettano pensioni più basse: credo si possa fare». Per Boeri, l’Italia è di fronte ad un «problema» sul fronte previdenziale legato alla crisi e agli incrementi della speranza di vita «su cui bisogna riflettere, ed è un limite delle riforme fatte durante il governo Monti». Con la crisi «il mercato del lavoro è peggiorato e gli interventi di politica economica hanno ridotto gli ammortizzatori sociali e allungato l’età della pensione, ci sono state alcune generazioni che si sono trovate in difficoltà e su questi bisogna urgentemente intervenire».

Flessibilità pensioni, proposta Inps entro giugno

In attesa che si muova il Legislatore, assicura il presidente, l’Inps farà comunque la sua parte per favorire una maggiore flessibilità del sistema pensionistico. Entro giugno sarà presentata una «proposta organica», che si muoverà «sull’asse assistenza-previdenza». L’Inps «non ha potere legislativo, ci limitiamo ad applicare le leggi», ricorda Boeri.

Pensioni di vecchiaia e nuovi criteri 2016: sono aggiustamenti automatici

Sul tema del giorno, l’allungamento dal 1° gennaio 2016 dei requisiti per la pensione di vecchiaia per effetto dell’adeguamento, a norma di legge, dei requisiti previdenziali all’aspettativa media di vita, il presidente dell’ente di previdenza sottolinea come si tratti di « aggiustamenti automatici», connessi all’allungamento dell’età media, «molto graduali», che danno alle persone « il tempo di abituarsi».

Pensioni d’oro, sopra un tot necessario intervenire

Un altro evergreen del dibattito previdenziale riguarda le pensioni d’oro. Per Boeri, «al di sopra di un certo importo è necessario intervenire», anche se «non è mai bello intervenire» sui trattamenti in essere. Nessuna indicazione però sulla cifra che potrebbe essere considerata come tetto massimo. (Il Sole 24 Ore)

22 marzo 2015 

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