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Pensioni, i mini-rimborsi di agosto. «Lo Stato restituirà non più del 12%». L’indagine di Pisauro (Ufficio parlamentare di bilancio): il conto arriva a 17,6 miliardi

«Una restituzione assai parziale, meno del 12% del totale, della mancata indicizzazione», ma «le limitate risorse si concentrano sui pensionati con i redditi più bassi». Sono questi i calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sugli effetti del decreto legge 65/2015 del Governo che applica la sentenza della Corte costituzionale del 30 aprile che ha bocciato il blocco della perequazione delle pensioni.

Il presidente dell’Upb, Giuseppe Pisauro, ha presentato l’indagine nel corso di una audizione alle commissioni Bilancio riunite di Montecitorio e Palazzo Madama: il documento conferma le stime del governo. E si sbilancia in una valutazione: con l’esborso previsto svanisce il «tesoretto» e sono a rischio gli aumenti dell’Iva.

Al netto degli effetti fiscali, il recupero integrale della deindicizzazione subita tra il 2012 e il 2013 vale 17,6 miliardi per il 2015 (di cui 4,5 permanenti e il resto arretrati per 2012 e 2014) e 4,4 miliardi dal 2016 con un indebitamento netto tendenziale in peggioramento (dal 2,5% al 3,6 del Pil). Il decreto del Governo riduce gli oneri sul 2015 da 17,6 a 2,2 miliardi (0,13% di Pil invece che 1,1). A regime l’impatto sull’indebitamento netto — precisa l’Upb — dovrebbe attestarsi a 0,03 punti di Pil, circa 500 milioni. Pisauro comunque spiega che questo «evento esogeno» fa «svanire il tesoretto» e riduce i margini di manovra. Di fatto sarà quindi complicato intervenire sulla disapplicazione delle clausole di salvaguardia che portano l’aumento dell’Iva.

L’Upb definisce «affidabile» la stima del governo e condivide la decisione di concentrare le risorse sui redditi più bassi. Se infatti si fosse decisa la restituzione totale di quanto perso con la deindicizzazione, i pensionati con redditi tra le tre e le quattro volte il minimo (tra i 1.500 e i 2.000 euro al mese) avrebbero avuto il 33,9% del totale delle risorse a fronte di un 67,5% ottenuto col decreto del governo.

Resta pesante il minore introito per un pensionato con un assegno pari a 3,5 volte il minimo (circa 1.639 euro al mese nel 2011) che per il 2012 avrà solo 17,7 euro in più al mese (e non 93,4) e 43,6 per il 2013 (e non 93,4), quindi il 40% della mancata indicizzazione. Per il 2014 e il 2015, invece, lo stesso pensionato otterrà 7,5 euro in più al mese (pari all’8% in più) e nel 2016 altri 18,8 euro al mese (al posto di 95,5).

Francesco Di Frischia – Il Corriere della Sera – 17 giugno 2015 

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