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Esodati, arrivano le prime lettere: è certificato diritto pensione

Per i primi dei 65mila, poi seguiranno gli altri 55mila. “Le lettere che stanno arrivando in questi giorni ai primi lavoratori oggetto della salvaguardia certificano il loro diritto alla pensione”.

Lo dichiara il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, in relazione a qualche interrogativo circa la natura delle comunicazioni inviate per posta alla prima parte dei 65mila soggetti compresi nel decreto definito lo scorso anno. “La decorrenza dipende dai singoli casi – precisa Nori – ma si tratta di ufficiali certificazioni del diritto”. Nelle prossime settimane, informa una nota, si procedera’ all’istruttoria delle altre 55mila posizioni definite dal secondo decreto, pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale.

«Le lettere che stanno arrivando in questi giorni ai primi lavoratori oggetto della salvaguardia certificano il loro diritto alla pensione». Il chiarimento arrivato ieri dal direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, fuga definitivamente gli interrogativi che erano circolati nelle ultime settimane sulla natura delle comunicazioni inviate per posta alla prima parte dei 65mila soggetti compresi nel decreto definito lo scorso anno. «La decorrenza dipende dai singoli casi – ha precisato Nori – ma si tratta di ufficiali certificazioni del diritto». Nelle prossime settimane si procederà all’istruttoria delle altre 55mila posizioni definite dal secondo decreto, pubblicato nei giorni scorsi sulla Gazzetta Ufficiale.

I primi oneri coperti dalla riforma
Con l’invio delle lettere Inps scatta un’operazione di salvaguardia che non trova precedenti, per portata finanziaria e copertura assicurativa, nelle riforme delle pensioni che si sono succedute nel nostro Paese dal ’92 ad oggi e che, pure, avevano generato costi di transizione per lavoratori che stavano maturando il diritto al pensionamento. La prima platea di 65mila salvaguardati assorbirà circa 5,1 miliardi, in termini di maggiore spesa previdenziale da quest’anno (si parte con 245 milioni) al 2020. Si tratta di un onere che verrà coperto dall’insieme dei risparmi generati dalla riforma Fornero (articolo 24 del dl 201/2011 «Salva Italia»), complessivamente cifrati dalla Ragioneria generale dello Stato in 77 miliardi nel medesimo periodo. Anche se dal punto di vista metodologico non è del tutto corretto, si può dunque dire in prima approssimazione che i risparmi della riforma, nei prossimi otto anni, scendono a 72 miliardi, sottraendo ai 77 i 5,1 che verranno spesa per gli esodati.

La seconda platea di salvaguardati
Come ha ricordato Nori, nelle prossime settimane partirà il secondo ciclo di istruttoria per la platea dei 55mila ex-lavoratori salvaguardati che venne definita lo scorso mese di luglio, dopo settimane e settimane di polemiche sui numeri dati dall’Inps e dai sindacati. Questo secondo gruppo, che pure maturerà il diritto alla pensione negli anni 2014-2020, assorbirà una maggiore spesa previdenziale complessiva, sempre nel periodo e in termini cumulati, di 4,1 miliardi. Si tratta, in questo caso, di risorse coperte con una parte dei tagli della spending review (articolo 22 del dl 95/2012). In questo caso, quindi, non sono messe in campo risorse che provengono dallo stesso ambito di spesa (le pensioni) ma dai tagli sulla spesa delle amministrazioni, che dovranno essere quindi confermati nella loro strutturalità negli anni a venire. Limitandoci ai ministeri di spesa, i tagli valgono 1,5 miliardi l’anno prossimo (quando per i 55mila verranno spesi 190 milioni), 1,5 miliardi nel 2014 (590 milioni per gli esodati-bis) e così via. Se per caso, nei prossimi anni, si deciderà di alleggerire quei tagli, serviranno dunque nuove coperture.

La terza platea dei 10mila
L’altro raggruppamento di ex lavoratori salvaguardati arriva infine con la legge di Stabilità (228/2012). Si tratta di altre 10.300 posizioni che pure, al termine delle’istruttoria Inps, riceveranno la missiva che certifica il diritto alla pensione. Qui la spesa è minore: 554 milioni cumulati entro il 2020, e trova un’altra copertura a sè che rientra nell’ambito previdenziale. Le risorse verranno reperite con la deindicizzazione, per l’anno 2014, delle fasce di trattamenti pensionistici superiori a 6 volte il minimo. Si tratta, anche in questo caso, di effetti contabili a legislazione vigente su un arco temporale ampio (8 anni) e quindi esposti al «rischio politico» di modifiche ulteriori che, se dovessero arrivare, dovranno essere compensate per garantire i nuovi diritti acquisiti.
Gli esodati e la campagna elettorale
Riassumendo i 130mila salvaguardati complessivi sono «coperti» solo in parte dai risparmi generati dalla riforma delle Pensioni da qui al 2020 (77 miliardi) mentre gli altri lo sono tramite altri interventi il cui carattere strutturale va confermato. Questo dato potrebbe, a una prima e affrettata lettura, sostenere la posizione di quanti dicono oggi che servono ulteriori interventi di salvaguardia pensionistica per «risolvere definitivamente il problema esodati». Ma bisogna tener conto che soluzioni solo previdenziali per questi ex-lavoratori ultracinquantenni, ora con un ammortizzatore sociale attivo e potenzialmente in grado di trovare anche nuovi impieghi nel mercato del lavoro, hanno un costo. E che la riforma Fornero, pur così dura nel suo insieme, ha prodotto risparmi per soli 77 miliardi in otto anni, in un Paese nel quale i soli oneri annui per gli interessi sul debito pubblico superano quella cifra.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 12 febbraio 2013

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