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    Speciale. Un anno di Governo Monti. Per la sanità più tagli che sviluppo: – 6,8 miliardi in tre anni

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche18 Novembre 2012Nessun commento6 Minuti di lettura
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    1a1a1a_0a01aamontiQuesta la somma tra Spending review e l’imminente Legge di Stabilità. E poi interventi su beni e servizi, farmacie e ospedali. Con l’obiettivo di ottimizzare e liberalizzare, ma il risultato di lasciare sempre più in affanno operatori, imprese e cittadini. La messa a segno della riforma Balduzzi. Un anno fa, il 16 novembre 2011, s’insediava il Governo ‘tecnico’ guidato da Mario Monti. Un anno, quello che ha riguardato le politiche per la sanità, che ha avuto, nell’attesa della prossima Legge di Stabilità, tre momenti normativi clou. Il riferimento è al Decreto ‘Cresci Italia’ del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera che è ha messo mano, in salsa ‘liberal’, al settore delle farmacie.

    In seconda battuta, è arrivata in estate la ‘Spending review’, con i suoi tagli lineari e soprattutto una riduzione di risorse fino al 2015 da 6,8 miliardi di euro. Ultimo intervento, dopo l’estate, il decretone Sanità fortemente voluto dal Ministro della Salute, Renato Balduzzi; un provvedimento che mira a riorganizzare il Ssn senza un euro in più da spendere. Il tutto, in uno scenario di latente conflitto istituzionale tra il Governo e le Regioni che ha portato alla non sottoscrizione né del Patto della Salute (doveva essere firmato entro il 15 novembre e farà scattare automaticamente 13 miliardi di tagli) né ancora dell’accordo sull’ammontare del Fondo sanitario.
     
    Insomma, un anno caldo per il Ssn, come forse non se n’erano mai visti. E che non ha lasciato indifferenti le imprese del farmaco, che si sono a lungo battute contro la norma che introduce l’obbligo di prescrizione per principio attivo, e tanto meno gli operatori della salute (medici e farmacisti in primis), scesi più di una volta in piazza per protestare contro le misure del Governo Monti. Una protesta che ha trovato il suo culmine nella manifestazione unitaria convocata la scorso 27 ottobre dalla Dirigenza del Ssn e che ha visto riunirsi a Roma oltre 20 mila persone. Accanto ai medici c’erano gli altri operatori della salute, nonché cittadini e rappresentanti politici. Tutti uniti contro i tagli alla sanità.
     
    Ma quali sono gli interventi che hanno “scosso” il mondo della sanità in questi 12 mesi?

    Iniziamo dalle farmacie, le prime in ordine cronologico ad essere state ‘colpite’ dalle norme dei tecnici. Il tentativo del ministro dello Sviluppo Passera con il ‘suo’ Decreto Cresci Italia è stato quello di liberalizzare il settore con l’abbassamento quorum farmacie/abitanti; nuovi concorsi, la libertà di apertura oltre i turni e gli orari stabiliti dalla legge, gli sconti su tutti i prodotti e farmaci, l’incentivazione all’uso di farmaci generici, solo per citare le principali misure (vai allo Speciale).
    Se le misure daranno i risultati, ancora è presto per saperlo, anche se le norme sembrano aver creato un’incompiuta. Da un lato la pulsione liberal è stata un po’ frenata e dall’altro non si è nemmeno spinto per rendere la farmacia ancora di più un presidio sempre più ancorato al Ssn, ad esempio rendendo realtà la farmacia dei servizi, un progetto dal largo consenso dalla piena base legislativa e che tuttavia giace in silenzio da molti anni. 
     
    A parte le farmacie, la sanità fino alla scorsa estate sembrava essere immune, almeno in forma diretta, ai tagli che il Governo Monti stava attuando in altri comparti. “Già ci sono i tagli di Tremonti, non si può tagliare ancora” era il ‘mantra’ ripetuto dagli addetti ai lavori e dalle Regioni in primis.
    Sembrava, appunto, perché in estate come una doccia calda a ferragosto è arrivato il Decreto sulla ‘Spending review’ (vai allo Speciale), in cui ancora una volta erano altri membri dell’Esecutivo a incidere sul settore: il ministro per i Rapporti col Parlamento Piero Giarda e il super commissario Enrico Bondi. Le leggende narrano di duri faccia a faccia tra Giarda e Balduzzi. Ma, a conti fatti, nonostante il titolare della Salute abbia limitato l’impatto delle norme, la mazzata, batosta o che dir si voglia, c’è stata: meno posti letto (circa 7.000 che portano così i tagli totali di posti letto dal 2000 ad oggi a quota 72.000, vedi le stime di QS), più sconti per farmacie e aziende, meno beni e servizi e meno spesa farmaceutica, modifiche per la remunerazione del farmacista, spinta per una maggiore integrazione tra pubblico e privato e aumenti addizionali regionali Irpef dal 2013. Il tutto per un ammontare di tagli da 6,8 miliardi di euro tra il 2012 e il 2015. Passati stranamente inosservati a causa della polemica, dai toni molto accesi per la norma sull’obbligo di prescrizione del principio attivo che ha creato una sorta di tutti contro tutti: medici contro imprese del farmaco, produttori di generici contro produttori di farmaci branded, farmacisti contro i medici a difendere il loro ruolo nell’incentivare la scelta del generico rispetto al farmaco di marca.
     
    Nemmeno il tempo di digerire la Spending Review che subito dopo l’estate ha fatto la sua comparsa il Decretone Sanità del ministro Balduzzi (vai allo Speciale). Niente tagli al fondo sanitario, il testo è stato presentato come una vera e propria riforma, come non se ne vedevano dal ’99 (alla quale anche Balduzzi partecipò attivamente come capo legislativo dell’allora ministero della Sanità a guida Rosy Bindi). Insomma, la risposta ‘tecnico-riorganizzativa’ ai tagli lineari della Spending. E in effetti la legge ha affrontato alcuni nodi (riforma delle cure primarie; intramoenia; responsabilità professionale e rischio clinico; dirigenza sanitaria e governo clinico; fumo, alcol, ludopatia e certificati sportivi, norme in materia di sicurezza alimentare e di bevande), ma il punto è che, a prescindere dalle misure, la Legge Balduzzi sembra non tenere conto della limitatezza delle risorse e del fatto che oggi a gestire ed amministrare la sanità vi sono le Regioni.
     
    Ed è questa è la nota dolente con cui si chiude il primo anno di Governo Monti: il rapporto difficilissimo con le Regioni. Non serve dilungarsi nel narrare la progressiva asprezza del confronto, basta citare il fatto che non si è ancora raggiunto un accordo sull’entità del Fondo sanitario e che, soprattutto, lo scorso 15 novembre è scaduto il termine entro cui per legge si sarebbe dovuto sottoscrivere il Patto della Salute. Che regalo. In attesa di scoprire quali altre sorprese porterà la Legge di Stabilità. Buon compleanno Governo Monti.

    leggi anche Ma per il Governo il bilancio è assolutamente positivo. Il documento di Palazzo Chigi

    quotidianosanita.it – 18 novembre 2012

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