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Pensioni, la Cassazione boccia i “tetti” delle Casse previdenziali. La Corte dà ragione ai professionisti andati in quiescenza prima del 2007

Roberto Giovannini. La Cassazione dà ragione ai professionisti pensionati, a partire dai ragionieri, che hanno maturato, entro il primo gennaio 2007, il diritto a ricevere il trattamento previdenziale dalle casse di categoria, ma ne hanno goduto in misura inferiore alle aspettative per effetto delle misure di contenimento della spesa, adottate dagli enti, come l’escamotage contabile del «massimale pensionabile».

La Suprema Corte, infatti, a Sezioni Unite, ha stabilito che la pensione dovrà essere riliquidata nella misura dovuta con il metodo più conveniente, quello del rigoroso «pro rata» in vigore prima della riforma Dini.

La sentenza di ieri riguarda la vicenda di Cesare F., un ragioniere che era entrato in conflitto con la Cassa dei ragionieri e dei periti commerciali dopo il pensionamento del 2001. Una sentenza della Corte di Appello di Torino, nel 2012, aveva definito «illegittima» la fissazione del massimale pensionistico deliberato dalla Cassa nel 1997, dopo la riforma Dini che ha introdotto il sistema contributivo. E per ottenere gli importi tagliati dai massimali, la Suprema Corte – con una seconda cattiva notizia per le Casse – afferma che la prescrizione è decennale, e non quinquennale.

Droni contro i caporali

Intanto, grandi lavori in corso all’Inps. Per adesso è solo un’idea, e verrà illustrata oggi nel corso della riunione per la «Rete del lavoro agricolo di qualità» Inps, che metterà a punto il piano da presentare al governo per combattere abusi e caporalato. Ma l’intenzione dell’Inps, spiega Fabio Vitale, capo della Direzione centrale Vigilanza dell’Inps, è quella di ricorrere ai droni per combattere lo sfruttamento.

Il piano droni partirà solo dopo il via libera del vertice Inps e del governo. Il progetto, che riguarderebbe Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e le Langhe piemontesi, mira ad «affiancare dei droni “sentinella” all’attività di controllo esercitata dagli ispettori sul territorio, specialmente nelle zone a rischio caporalato». I droni costano, afferma Vitale, ma di fronte alle cifre elevate del giro d’affari degli sfruttatori sarebbero uno strumento molto utile, «anche per controbattere le azioni legali e amministrative che spesso vengono opposte alle nostre ispezioni “convenzionali”». Oltre ai droni, sono allo studio altre misure come l’estensione del reato penale di intermediazione illecita a tutti gli anelli della filiera agricola e dunque, anche a chi utilizza manodopera illegalmente. Inoltre si pensa a una omogeneizzazione dei salari minimi in agricoltura, visto che i contratti sono un centinaio e su base provinciale.

Il piano flessibilità

Intanto il presidente Inps Tito Boeri afferma che la proposta sulla flessibilità pensionistica presentata al governo dall’Istituto non prevede «né il taglio delle pensioni del 30%, né il ricalcolo con metodo contributivo, ma una riduzione equa per chi vuole anticipare il ritiro».

La Stampa – 9 settembre 2015

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