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Pensioni, la Cgil alza il tiro: c’è il nodo-giovani. Ma il governo spera ancora nell’intesa. Si fa strada l’ipotesi del rinvio a dopo le elezioni

Sono 15-20 mila i lavoratori che nel 2019 si salverebbero dallo scatto di cinque mesi dei requisiti per la pensione di vecchiaia e per quella anticipati, in base alla proposta del governo di esentare 15 categorie dall’adeguamento automatico all’incremento dell’aspettativa di vita. Il pacchetto complessivo sarà al centro di un ultimo incontro tra governo e sindacati, domani. L’esecutivo punta ancora ad un’intesa con la firma di tutte e tre le confederazioni, anche se ieri Susanna Camusso ha ribadito tutta l’insoddisfazione della Cgil. Nel criticare l’offerta ricevuta, la segretaria generale ha voluto sottolineare non solo la distanza sul punto dell’adeguamento automatico dei requisiti, ma anche il nodo dell’adeguatezza delle future pensioni dei giovani: tema sul quale il documento governativo rinvia ad una prosecuzione del confronto, inevitabilmente nella prossima legislatura. Non è escluso però che questo aspetto possa essere ulteriormente sottolineato con qualche riferimento meno generico, se ciò dovesse facilitare il negoziato.

IN PARLAMENTO In ogni caso resta da vedere cosa accadrà se domani si arriverà invece ad un’intesa sottoscritta solo dalla Cisl o al massimo anche dalla Uil. Il governo rischia di mettere sul piatto 300 milioni per poi ritrovarsi comunque bersaglio di uno sciopero generale; potrebbe quindi scegliere di non finalizzare l’emendamento alla legge di Bilancio, destinando lo stanziamento ad altro e provando a ribaltare sulla Cgil la responsabilità per il venir meno delle misure a beneficio dei lavoratori. A quel punto però in Parlamento tornerebbe di attualità un’altra ipotesi: il rinvio di sei mesi, fino al 30 giugno, del termine entro il quale va adottato il provvedimento amministrativo per formalizzare lo scatto di cinque mesi dei requisiti. Fino a una ventina di giorni fa su questa soluzione convergeva anche il Pd: c’era stato tra l’altro il pronunciamento pesante del vicesegretario Martina. L’opzione resta la più vantaggiosa dal punto di vista elettorale, anche se indubbiamente porta con sé il rischio di un effetto destabilizzante su Gentiloni e Padoan (quest’ultimo impegnato nella delicata partita con la commissione europea).

In concreto – se sarà confermata – l’esenzione dallo scatto di cinque mesi riguarderà un numero limitato ma significativo di lavoratori, 15-20 mila secondo le stime tecniche che fa lo stesso esecutivo. Operai dell’edilizia, conduttori di gru, conciatori di pelle, ferrovieri, autisti di camion, infermieri che lavorano su turni, addetti all’assistenza, insegnanti delle scuole d’infanzia, facchini, addetti alle pulizie e operatori ecologici e ancora braccianti agricoli, pescatori, marittimi e operai siderurgici nel 2019 potranno continuare ad andare in pensione di vecchiaia a a 66 anni e 7 mesi o anticipata a 42 e 10 mesi (41 e 10 mesi se donne). Per avere un’idea della portata dell’esenzione si può ricordare che nel 2016 (anno interessato da uno scatto di 4 mesi dei requisiti) nel solo Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’Inps ci sono state 40 mila uscite per vecchiaia e quasi 78 mila per trattamenti anticipati, mentre nel precedente 2015 le nuove pensioni liquidate erano state, per le due tipologie, rispettivamente 52 mila e 102 mila.

IL MECCANISMO Per quanto riguarda invece il meccanismo di adeguamento automatico, che dal 2021 sarà comunque biennale, l’utilizzo delle medie invece dei valori di fine periodo potrebbe attutire gli sbalzi tra un anno e l’altro; è previsto anche un massimo di tre mesi per l’incremento. Il pacchetto comprende anche l’istituzione di una commissione scientifica sulla possibilità di misurare la speranza di vita in modo differenziato tra le varie attività lavorative e misure per favorire la previdenza integrativa tra i dipendenti pubblici.

Il Messaggero – 20 novembre 2017

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