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Pensioni, la rivalutazione leggera taglia 36,8 miliardi in dieci anni. Azzerato il fondo per ridurre l’Irpef con le entrate fisse dalla lotta all’evasione

Il Sole 24 Ore. Di bozza in bozza, prende forma anche il quadro delle coperture che si affiancano ai 21 miliardi di deficit per far quadrare i conti della legge di bilancio. La raccolta delle risorse aggiuntive è a tutto campo, e offre un ruolo da protagonista alle pensioni che con l’ennesima riscrittura dei meccanismi di rivalutazione vedono scendere la spesa prevista il prossimo anno di 2,12 miliardi di euro. Ma è l’impatto nel tempo a dare un’idea più precisa della dimensione dell’intervento. Dal 2024 in poi, secondo la relazione tecnica, i risparmi volano intorno a quota 4 miliardi all’anno, con un conto che somma 36,8 miliardi di minor spesa fra 2023 e 2032.

Queste cifre, figlie dell’effetto comulato che hanno sempre gli interventi sulle pensioni perché il taglio alla rivalutazione riduce anche la base su cui operano le indicizzazioni successive, offre una copertura abbondantissima alle misure previdenziali della manovra, che limitano il costo intorno ai 700 milioni sul 2023 (il costo di quota 103 si ribalta però per 1,18 miliardi sul 2024) ma frena un po’ una spesa previdenziale stimata in crescita di 58 miliardi in tre anni dall’ultima Nadef).

Come previsto, poi, una grossa mano sul 2023 viene anche dal decreto Aiuti-quater ora in discussione alla commissione Finanze del Senato, che anche grazie all’extragettito fiscale dei mesi scorsi si rivela decisivo per far quadrare i conti della legge di bilancio.

Sono state due le leve inserite in quel decreto per allargare gli spazi della manovra. La più importante è rappresentata dal rinvio all’anno prossimo della vendita del gas naturale acquistato dal Gse con un prestito infruttifero come previsto a inizio estate dalla legge di conversione dell’Aiuti-bis (articolo 5-bis del Dl 50/2022). Lo slittamento ha permesso di creare un fondo da 4 miliardi sul 2023, che ora la manovra riduce di 2,627 miliardi (il resto è accantonato fino agli incassi effettivi che il Gse registrerà con la vendita del gas). Sempre il decreto Aiuti-quater, poi, aveva anticipato a fine anno spese per 1,08 miliardi negli investimenti delle Ferrovie, ancora una volta con l’obiettivo di allargare i margini 2023.

La spinta arrivata da quel decreto è stata importante ma certo non sufficiente a completare il quadro della manovra. Che quindi si è dovuta rivolgere anche altrove. Sotto l’azione delle forbici è finito il fondo per la riforma fiscale creato dalla legge di bilancio 2021, che viene tagliato ora in modo strutturale di 1,393 miliardi di euro. Dal momento che il fondo iniziale era già stato impiegato tutto per i tagli Irpef dello scorso anno, a cadere è la quota aggiuntiva prodotta dalle entrate stabili da lotta all’evasione. Le manovre statali non hanno vincolo di destinazione sulle singole poste, per cui il collegamento è più politico che contabile: ma in base al principio enunciato a più riprese dalla premier Meloni e dal ministro dell’Economia Giorgetti secondo cui le spese discrezionali decise in manovra avrebbero dovuto trovare i fondi necessari nello stesso settore d’intervento, è evidente che il taglio serve prima di tutto a finanziare misure fiscali come le Flat Tax degli autonomi e il dimezzamento dell’aliquota sui premi di produttività dei dipendenti (costa 228,7 milioni, mentre l’innalzamento della soglia di ricavi e compensi per la tassa piatta delle partite Iva ne chiede 280,7 e la Flat Tax incrementale si farà sentire nel solo 2024 con 810,3 milioni di euro di minor gettito).

Fondamentale si rivela poi il ruolo della commissione europea, non come erogatore di fondi ma come fonte di norme che grazie al regolamento sull’energia approvato il 6 ottobre scorso offre alla legge di bilancio un sostegno da 3,6 miliardi: 2,6 arrivano dalla tassa bis sugli extraprofitti, sotto forma di addizionale Ires del 50% sulla quota di utili superiore alla media, mentre un altro miliardo è il frutto (prudenzialmente stimato) del price cap sulle rinnovabili. A puntellare le entrate contribuisce poi l’aumento dallo 0,45% allo 0,5% dell’aliquota sulle riserve tecniche delle assicurazioni, che aumenta il gettito di 330 milioni mentre dalle rivalutazioni fiscali di beni e partecipazioni e dall’assegnazione agevolata dei beni ai soci arrivano 1,028 miliardi come atteso.

La spending review, che nella legge di bilancio si dettaglia chiedendo sacrifici anche ad amministrazione finanziaria, intercettazioni e gestione della carceri, è chiamata a raccogliere gli 800 milioni individuati dal Dpcm di inizio novembre, mentre restano confermate le coperture dal reddito di cittadinanza (734 milioni).

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