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Pensioni. L’anticipo che non arriva. Né lavoro né Ape: i nuovi esodati. Tra chi aspetta 35mila sono disoccupati e senza ammortizzatori

Mi aspettavo i primi soldi a novembre. Ho perso il lavoro dieci anni fa. E da sette non ho più entrate. Speravo nell’Ape sociale, ma ora vivo di ansia. Terribile non sapere quando si potrà tornare a respirare». Francesco ha 64 anni. Vive in provincia di Venezia.

Faceva l’impiegato per un’azienda della grande distribuzione, 36 anni di contributi versati. Poi il licenziamento. E l’impossibilità, a 54 anni, di trovare altro. Anche la sua compagna ora è senza un impiego.

La storia di Francesco è quella di tanti. Si sfogano su Facebook. O anche nei forum vecchio stile.

Come apesocial. it. «Il primo che ha notizie sul pagamento dell’Ape social comunichi qui», scriveva Silvestro53 il 26 ottobre. «Che rabbia ancora nulla», si legge. «È una vera tortura psicologica. Se almeno si sapesse una data non staremmo ogni giorno ad aprire il sito Inps o a tempestare inutilmente il call center». Molti dicono di aver scritto al presidente Inps Tito Boeri e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti. E di aver ricevuto risposte. «Magari saranno i loro portavoce, ma tutti garantiscono che entro dicembre arriveranno le prime tranche e poi gli arretrati». E invece no. Natale senza Ape. La conferma ci sarà oggi. E la darà proprio l’Inps, comunicando i dati finali dei promossi e dei bocciati. «A dicembre inizieremo a comunicare l’importo che spetta a quelli della prima tranche», spiegano dall’Istituto di previdenza. «A gennaio i primi pagamenti».

«Ma anche un mese fa la differenza per gente che a 63 anni è senza nulla», reagisce Francesco. Il coetaneo Claudio, napoletano con 36 anni di contributi, tre figli tra 22 e 30 anni precari e ancora in famiglia, sbuffa: «Vivo sulle spalle di mia moglie che lavora in ospedale». I nuovi esodati, senza impiego e con la pensione lontana, in fondo sono questi. Allora, nel 2011, fu la legge Fornero che cambiò i requisiti dal giorno alla notte. Ora è la crisi che ha chiuso aziende grandi e piccole lasciando per strada cinquantenni senza chance. I numeri sin qui noti dell’Ape sociale, l’indennità da 1.500 euro pagata dallo Stato per anticipare a 63 anni la pensione, ci dicono che su 66 mila domande inviate entro il 15 luglio (la prima finestra), 44 mila sono state respinte, 22 mila accolte. Due terzi fuori. Ma nessuno ha visto ancora un centesimo. E su 66 mila aspiranti “apisti”, ben 35.435 sono disoccupati, con ammortizzatori finiti: 10.448 accolti, il resto spera nel riesame annunciato dal governo. Solo oggi sapremo quanti ce l’hanno fatta. E quante altre richieste di Ape sociale si sono via via aggiunte nella seconda finestra, chiusa ieri a mezzanotte.

Gli esclusi raccontano storie ai limiti. Come quella di Paolo, 55 anni, camionista di Bologna, 41 anni di contributi: «Avrei diritto come precoce e gravoso, perché ho iniziato da minorenne e faccio un lavoro pesante. Ma ho scoperto che il mio datore mi aveva inquadrato come autista privato e non di mezzi pesanti. E l’Inps mi ha respinto la domanda». Per quelli come Paolo non basterà neppure attendere gennaio.

L’indennità doveva scattare lo scorso maggio, ma gli assegni partiranno solo da gennaio. Tra chi aspetta, 35 mila sono disoccupati e senza ammortizzatori.

Repubblica – 1 dicembre 2017

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