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Pensioni, l’Ape volontaria non aumenta il deficit. La lente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio sulle proposte Damiano e Boeri: in 7 anni la prima costa 8 miliardi la seconda 2,8

Per evitare che l’Ape, l’anticipo pensionistico allo studio del Governo, impatti sull’indebitamento netto dei prossimi anni dovranno essere rispettate tre condizioni. La prima: le norme non dovranno prevedere alcun obbligo per i lavoratori interessati, le banche o le assicurazioni coinvolte nel meccanismo del prestito assicurato. Due: lo Stato non dovrà assumere direttamente alcuna funzione assicurativa diretta (né sull’ipotesi di pre-morienza né per i casi di insolvenza dei beneficiari). Infine il sostegno pubblico previsto per i pensionati più bisognosi non dev’essere incondizionato ma sottoposta a verifiche annuali. Lo scrive l’Ufficio parlamentare di Bilancio nel focus pubblicato ieri sul tema della flessibilità pensionistica.

Il punto di vista dell’UpB sugli aspetti contabili dell’Ape disegnata come un sistema quasi totalmente privato (con l’Inps in campo come ente certificatore) sono determinanti perché è proprio alla luce della dimensione d’impatto di questo anticipo pensionistico sui saldi che verranno fatte le scelte finali. Quanto maggiore sarà, minori saranno le risorse rese disponibili per gli altri interventi. Già sapendo che le misure di corredo, che sono le ricongiunzioni gratuite e le semplificazioni per gli usuranti e i precoci impatteranno direttamente sui saldi come maggiori prestazioni sociali in denaro.

L’analisi proposta dall’UpB – che sull’Ape dice poco altro visto che ancora non circolano documenti ufficiali – prende le mosse da altre due proposte di riforma avanzate negli ultimi anni con l’obiettivo di garantire una maggiore flessibilità rispetto ai requisiti previsti dalle norme varate nel 2011: la proposta del presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, e quella del presidente dell’Inps, Tito Boeri. Entrambe prevedono un canale di uscita aggiuntivo a quelli già esistenti, sulla base di uno “scambio” tra anticipazione del pensionamento rispetto ai normali requisiti e riduzione dell’importo della pensione. Nelle stime dell’UpB, riferibili ai soli lavoratori dipendenti in senso stretto e ai lavoratori autonomi (sono esclusi i dipendenti pubblici), se tutti coloro che avessero l’opportunità di sfruttare la flessibilità effettivamente lo facessero, nel 2017 secondo la proposta di Damiano ci sarebbe una maggiore spesa pubblica per oltre 3 miliardi di euro, crescente sino a raggiungere gli 8 miliardi nel 2024 (cifra al lordo degli effetti fiscali). La flessibilità targata Boeri peserebbe meno sui conti pubblici: da 650 milioni di euro del 2017 a 2,8 miliardi del 2024. Entrambe le proposte non sono neutrali da un punto di vista attuariale, nel senso che le penalizzazioni previste non allineano le rendite pensionistiche al valore che avrebbero avuto senza anticipo. UpB offre anche un’indicazione interessante sui flussi di pensionamento che, nel prossimo settennio, si determinerebbero con i due schemi: nello scenario ipotizzato per la proposta Damiano le pensioni aggiuntive sarebbero circa 400mila nel 2017, per poi seguire un trend di continua crescita sino a 860mila nel 2024. Nello scenario Boeri invece le circa 58mila pensioni in più del 2017 salirebbero gradualmente a 215mila circa del 2024. Si tratta di numeri, quelli sulla spesa e quelli sui pensionamenti, che possono essere considerati come “benchmark” rispetto allo schema alternativo del Governo.

Tornando all’Ape, la flessibilità che verrebbe invece finanziata come detto con il ricorso a un prestito bancario che, una volta raggiunti i requisiti per la normale uscita per vecchiaia o anzianità il pensionato ripagherebbe in vent’anni con le trattenute alla fonte sul suo assegno Inps, UpB fa notare che questa opzione «implicherebbe abbattimenti significativamente superiori rispetto a quelli delle proposte ”Damiano” (al massimo 2 per cento per anno di anticipo) e “Boeri” (3 per cento all’anno)».

Il costo netto dell’Ape sarà determinato da uno schema di detrazioni modulate sul reddito dei beneficiari e totale per i casi più meritevoli; un aspetto fiscale sul quale tuttavia non si conoscono ancora i dettagli.

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore – 5 agosto 2016 

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