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Pensioni, l’inutile panico e le troppe imprecisioni. Cosa non bisogna mai fare quando i provvedimenti hanno un impatto su una platea tanto vasta

Alla fine l’Inps ha corretto l’informazione sullo slittamento dei pagamenti al 10 del mese: è il classico esempio di cosa non bisogna mai fare quando si ragiona di provvedimenti economici che hanno un impatto potenziale su una platea tanto vasta

di Paolo Baroni. Dopo un giorno di bagarre, coi i sindacati giustamente scatenati contro una decisione che aveva più il sapore del dispetto che altro, si chiarisce la questione dello slittamento dei pagamenti delle pensioni Inps. Il “contrordine compagni” arriva però non dal governo ma dall’istituto di previdenza. Che spiega: “solo chi ha la doppia pensione Inps-Inpdap (ovvero circa 800.000 persone) la riceverà, dall’anno prossimo, il 10 del mese. Gli altri 15 milioni la riceveranno come ora, il 1 se la pensione è Inps, il 16 se hanno un assegno Inpdap”.   

E ci voleva tanto a dirlo prima, ad evitare di gettare nel panico centinaia di migliaia di persone che per effetto di uno scherzo del genere si sarebbero trovate in difficoltà a pagare la rata del mutuo o l’affitto di casa, visto che queste scadenze per prassi sono fissate al 5 del mese? Questo è il classico esempio di cosa non bisogna mai fare quando si ragiona di provvedimenti economici che hanno un impatto potenziale su una platea tanto vasta.

 Bisogna evitare di far circolare notizie incomplete e inesatte, e quando questo capita, occorre rettificarla immediatamente per evitare di generare inutile apprensione negli interessati. E poi occorre calibrare sempre costi e benefici. Nel caso dello slittamento di tutte le pensioni pagate dall’Inps, come prevedeva la norma “originaria”, confermata ancora ieri sera il responsabile economico del Pd Filippo Taddei a “dimartedì” su la 7, per risparmiare – a seconda delle stime – 20 milioni di euro di valuta una tantum o 6 milioni di euro per l’unificazione dei pagamenti (fonte Inps, dalle agenzie di ieri sera) si pretendeva di cambiare le abitudini di 16 milioni di pensionati, mettendo molti in serie difficoltà con la loro banche e le loro finanze. Un gioco che certamente non vale la candela, soprattutto nell’ambito di una manovra da 36 (trentasei!) miliardi.

 La notte ha portato consiglio. Forse qualcuno ha riflettuto proprio su quanto caos avrebbe prodotto un intervento del genere a fronte a un beneficio davvero misero. E su quanto era stato stupido regalare alla Cgil un’altra ragione per manifestare sabato in piazza a Roma. Stupisce che non sia stato il governo, il Tesoro o Palazzo Chigi, a precisare o a smentire. Si è preferito scaricare tutto sull’Inps dimostrando certamente poco coraggio.

La Stampa – 22 ottobre 2014

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