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Pensioni minime, prima concertazione. Parte il confronto tra Palazzo Chigi e i sindacati sulla previdenza e sul mercato del lavoro. Assegni flessibili e riscatto della laurea

Governo e sindacati tornano a confrontarsi. L’incontro di ieri al ministero del Lavoro lascia intravedere l’avvio di un nuovo corso dei rapporti tra l’esecutivo, guidato da Matteo Renzi, e le organizzazioni sindacali. Le questioni sul tappeto restano le pensioni e il lavoro, l’intenzione è di individuare soluzioni condivise nel corso dei prossimi mesi.

La riunione al ministero di Via Veneto è servita a fissare le modalità e il metodo per procedere verso un’intesa concordata. Tanto che il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, abitualmente molto critica nei confronti del governo, parla di una «novità non da poco» e rileva che l’esecutivo si è impegnato per il futuro a non presentarsi, così come in passato, alle parti sociali con misure frutto di «decisioni unilaterali». Un cambio di clima che spinge il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, a dire che «si è partiti col piede giusto». Analoga lunghezza d’onda per Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, che sottolinea il «cambiamento significativo» nel dare ascolto alle sollecitazioni avanzate dal sindacato. All’incontro oltre al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha preso parte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini. «C’è stata disponibilità reciproca al confronto con l’intenzione di arrivare, dove possibile, a soluzioni condivise», spiega Poletti, che sul versante del lavoro garantisce l’impegno nella gestione delle aree di crisi complesse, ricorrendo, se necessario, all’introduzione di ammortizzatori sociali specifici. Al disgelo di ieri seguiranno, insomma, una serie di nuovi incontri a stretto giro. A cominciare da un tavolo che il governo convocherà a breve per discutere di interventi di modifica sulla legge Fornero. Un secondo tavolo è atteso per discutere di politiche del lavoro e di contrattazione. In attesa della convocazione resta che nella riunione di ieri il governo ha preferito non approfondire questioni come flessibilità e uscita anticipata al lavoro, privilegiando la scelta di fissare un metodo prima di avviare la discussione. Barbagallo ha però ricordato la necessità di affrontare anche le tematiche correlate ai voucher, così come agli ammortizzatori sociali e alla governance dell’Inps. «Oggi non era il giorno per alcun approfondimento, lo scopo dell’incontro è stato di avviare il confronto e definire il metodo», ribadisce Poletti.

Sul versante pensioni è intervenuto rilanciando anche il premier Renzi. «Il punto è semplice: non tocchiamo nessun tipo di pensione, non ci sono ipotesi di interventi sulle pensioni di reversibilità, ma — spiega il premier — la vera scommessa è capire se nell’ambito della Fornero possiamo dare, a chi è rimasto un po’ schiacciato tra incudine e martello, un anticipo pensionistico, cioè l’Ape, per poter andare in pensione non come prima ma neanche in base all’esito della riforma». In ballo poi ci sono le pensioni minime (da qualche tempo il governo pensa di rivederle) che «sono troppo basse, valutiamo interventi», con l’obiettivo di fare quadrare i conti in vista delle legge di Bilancio. A valle dell’incontro Renzi ha definito importante la riunione con i sindacati, salvo aggiungere «noi non pensiamo che la concertazione sia la coperta di Linus, della quale è impossibile fare a meno, se la concertazione c’è siamo più contenti. Se si possono fare gli accordi siamo qui».

Assegni flessibili e riscatto della laurea

Nell’incontro di ieri non si è entrati nel merito. Ma il piano del governo sulle pensioni, che dovrebbe essere formalizzato nella legge di Bilancio da approvare dopo l’estate, è abbastanza definito. La misura che ha più probabilità di arrivare al traguardo della Gazzetta ufficiale è l’Ape, l’anticipo pensionistico. E cioè la possibilità di lasciare il lavoro fino a un massimo di tre anni prima del previsto, accettando però un assegno più leggero. Il primo anno sarebbero coinvolti i nati fra il 1951 e il 1953, con un taglio dell’assegno fino al 4% per ogni anno di anticipo, variabile a seconda del reddito. L’Ape dovrebbe costare intorno al miliardo di euro l’anno. C’è poi l’ipotesi di un aumento delle pensioni minime, forse sotto forma di estensione del bonus da 80 euro già previsto per i lavoratori dipendenti. Costo dell’operazione tra i 2,3 e i 3,5 miliardi di euro l’anno. In aggiunta c’è l’idea di uno sconto sugli anni di contributi per chi svolge attività usuranti, che avrebbe per lo Stato un costo difficile da quantificare, ma molto più contenuto. E anche la possibilità di rendere flessibile il riscatto della laurea che sarebbe praticabile solo da chi ha fatto l’università ma per lo Stato avrebbe costi praticamente pari a zero.

Andrea Ducci – Il Corriere della Sera – 25 maggio 2016 

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