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Pensioni, «quota 41» con 61 o 62 anni di età. Una delle ultime ipotesi sul tavolo prevede di fatto una «quota 102-103» iniziale partendo dal paletto posto dalla Lega

Si partirebbe dunque con una Quota 102 o 103 di fatto, seppure in versione rivista rispetto allo schema introdotto dal governo Draghi per il 2022 (uscite con 64 anni e 38 di contribuzione), che si esaurirà tra poco più di due mesi. Il costo, secondo le prime stime ufficiose, oscillerebbe tra i 600 e gli 850 milioni. E anche con il prolungamento di Opzione donna e Ape sociale, considerato praticamente scontato, la voce pensioni non peserebbe per più di un miliardo nella griglia della prossima manovra, con buone possibilità di rimanere anche sotto questo limite.

Ma le altre ipotesi circolate nei giorni scorsi restano tutte sul tavolo. A cominciare dalla Quota 102-103 ”flessibile”, che non avrebbe requisiti rigidi se non una soglia anagrafica minima (a 61-62 anni) nel mix con l’anzianità contributiva. C’è poi la cosiddetta “Opzione uomo”, allo studio di Fdi, che adottando lo stesso meccanismo di Opzione donna (ricalcolo contributivo dell’assegno) consentirebbe ai lavoratori di andare in pensione con 61-62 anni d’età e un minimo di 35 anni di versamenti. L’ultima ipotesi, che allo stato attuale è quella meno gettonata, è modellata sulla proposta presentata la scorsa legislatura da Fdi per consentire le uscite con 62 anni e 35 di contributi e penalizzazioni della fetta retributiva dell’assegno (fino a un massimo dell’8%) per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 anni.

Il dossier pensioni sarà subito preso in mano dal nuovo ministro del Lavoro, Marina Calderone, che ha già lasciato intendere che presto saranno convocate le parti sociali. I sindacati, del resto, insistono sulla necessità di concordare prima della fine dell’anno una soluzione per evitare il ritorno della “Fornero” in versione integrale. E rilanciano la loro proposta di garantire la pensione con Quota 41 o con almeno 62 anni d’età.

Ma è chiaro che per definire il pacchetto pensioni occorrerà tenere conto anche delle indicazioni che arriveranno dal nuovo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Che, seppure con abiti da tecnico, resta un esponente di peso della Lega. E per Giorgetti non sarà facile dire no alla richiesta di Quota 41 in forma secca che arriva dal suo partito. Contemporaneamente, il ministro dell’Economia dovrà fare i conti con le poche risorse a disposizione e non potrà derogare ai vincoli di un bilancio in sofferenza, già evidenti dalla lettura della Nadef in versione ”light” presentata dall’esecutivo Draghi. Ecco allora che per fare quadrare il cerchio una via praticabile sarebbe quella di avviare Quota 41 accompagnandola almeno nel primo tratto del percorso con un paletto anagrafico come quello dei 61-62 anni, che manterrebbe la Quota finale al livello attuale (102), o la farebbero salire di poco (103) evitando così che il governo appena nato finisca subito nel mirino di Bruxelles. Ma bisogna naturalmente vedere che cosa ne pensa la maggioranza e, soprattutto, Giorgia Meloni.

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