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Pensioni. Ricongiunzioni, quattordicesima e a riposo prima. Se si sommano tutte le misure in discussione con i sindacati il conto per lo Stato sale a quasi 4 miliardi

di Enrico Marro. Pensioni, i conti non tornano. Se si somma il costo di tutte le misure di cui governo e sindacati hanno discusso fino all’ultimo incontro, il 29 luglio, si arriva a quasi 4 miliardi di euro. Almeno 600-700 milioni servirebbero per l’Ape, l’anticipo di pensione, che benché erogato al lavoratore con soldi ricevuti in prestito dalle banche, avrebbe comunque un costo per lo Stato attraverso le detrazioni fiscali che compenserebbero il taglio dell’assegno, cioè le penalizzazioni legate all’anticipo, fino ad annullarlo per i lavoratori che hanno maturato una pensione molto bassa o sono stati licenziati e non trovano lavoro.

Circa 260 milioni l’anno servirebbero per aumentare la no tax area dei pensionati equiparandola a quella dei lavoratori dipendenti, in modo che non siano dovute imposte sui redditi fino a 8 mila euro. Ben 800 milioni l’anno costerebbe invece raddoppiare da 1,2 a 2,4 milioni la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima. Circa 500 milioni è il costo stimato a regime (dopo 10 anni) della ricongiunzione gratuita dei contributi versati in diverse gestioni e tra 1,2 e 1,8 miliardi, sempre a regime, quello degli interventi per consentire il pensionamento anticipato di chi ha cominciato a lavorare prima dei 18 anni (precoci) mentre costerebbe solo un’ottantina di milioni bloccare l’aumento dell’aspettativa di vita per i lavori usuranti (ma ci sono anche ipotesi di intervento più deciso, come per esempio l’aumento della platea di questi lavori). Il tutto senza contare che l’altro ieri il premier Matteo Renzi ha detto che bisogna trovare i soldi per aumentare le pensioni basse, a cominciare dalle minime. In passato era circolata l’ipotesi di estendere a queste gli 80 euro al mese. Con un costo che oscillerebbe tra 2,3 e 3,5 miliardi (le pensioni minime sono 3,5 milioni mentre sono 2,3 milioni gli anziani con un reddito pensionistico fino al minimo). Ma le indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi indicano che lo stesso governo starebbe invece ragionando su uno stanziamento di appena un miliardo e mezzo da mettere in campo con la legge di Bilancio che verrà presentata a ottobre. Del resto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha più volte richiamato la necessità di rispettare i vincoli di bilancio. A questo punto sarebbe bene che il governo introducesse qualche elemento di chiarezza, perché alimentare aspettative su una materia delicata come le pensioni e poi deluderle fa male. Alle persone e all’economia.

Il Corriere della Sera – 11 agosto 2016 

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