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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensioni: riscatti fino a cinque anni, stretta su anticipate e assegni alti. Giro di vite sui dipendenti pubblici con la limitazione della quota retributiva della pensione.
    Notizie ed Approfondimenti

    Pensioni: riscatti fino a cinque anni, stretta su anticipate e assegni alti. Giro di vite sui dipendenti pubblici con la limitazione della quota retributiva della pensione.

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati25 Ottobre 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Il Sole 24 Ore, Marco Rogari. Una stretta a 360 gradi su tutti i canali di uscita anticipata. È quella che fa scattare un’ampia fetta del capitolo pensioni contenuto nella bozza in circolazione della legge di bilancio. Che introduce anche in via sperimentale per il biennio 2024-25 per i lavoratori interamente contributivi (chi è “attivo” dal 1° gennaio 1996) il riscatto agevolato per colmare i cosiddetti “vuoti contributivi”, sulla falsariga del “recupero” della laurea, fino a una massimo di 5 anni, con un meccanismo di 120 rate non inferiori a 30 euro mensili. E che prevede una correzione del sistema di perequazione con l’aumento dell’indicizzazione dall’85 al 90% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo Inps, ma accompagnato da un taglio del 10% della rivalutazione degli assegni superiori a 10 volte il minimo Inps (5.254 euro lordi mensili nello schema di inizio 2023, che diventano 5.637 “indicizzati”). Una rivisitazione che non sembra però confermare, almeno per il momento, la supervalutazione delle “minime” per gli over 75 e neppure assicurare ulteriori ritocchi a quelle degli “over 65”. Anche se la partita sull’irrobustimento degli assegni più bassi non appare chiusa: non sono escluse novità già nel testo finale della manovra o con emendamenti in Parlamento. In ogni caso, al Mef sarà attivata una commissione di esperti per rivedere dal 2027 lo schema delle rivalutazioni.

    Tra le novità, un giro di vite sui dipendenti pubblici: per quelli che al 31 dicembre 1992 avevano fino a 15 anni di anzianità, e che sono ancora nel sistema misto, scatterà una limitazione della quota retributiva della pensione.

    Ma il tratto più marcato del pacchetto pensioni resta il freno ai pensionamenti anticipati, facendo leva anche sulle finestre d’uscita, che si dilatano da 3 a 6 mesi per il settore privato e da 6 a 9 mesi per quello pubblico, e sul ripristino dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita a partire dal 2025 (e non più dal 2027) per il canale di uscita con 42 anni e 10 mesi di contribuzione (“42+10” per le donne), a prescindere dall’età. A rendere più difficile l’uscita è anzitutto il passaggio da Quota 103 a Quota 104 (63 anni d’età e 41 di versamenti), accompagnato da penalizzazioni sulla fetta del trattamento calcolata con il metodo retributivo che scattano progressivamente agendo sul mix di coefficienti di trasformazione, ma anche da premi per chi opta per rinunciare all’uscita anticipata con la conferma del “bonus Maroni” rivisto. La “stretta” si manifesta anche con l’innalzamento a 63 e 5 mesi del requisito anagrafico che consente l’accesso all’Ape sociale alle categorie di lavoratori che ne hanno diritto. Nella stessa direzione si colloca la soglia anagrafica più alta per le lavoratrici (Opzione donna), con il ricalcolo contributivo dell’assegno. Soglia che, sempre per l’attuale platea (caregiver, con invalidità civile fino al 74% e “licenziate”), lievita da 60 a 61 anni, con lo sconto di 12 mesi in presenza di un figlio e di 24 mesi con più figli, mentre l’asticella della contribuzione necessaria resta ferma a 35 anni.

    Un altro intervento che guarda ai lavoratori contributivi, e in primis agli under 35, prevede l’eliminazione del vincolo sul raggiungimento di un importo pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale (circa 755 euro) per accedere al pensionamento di vecchiaia con 67 anni e il requisito minimo di versamenti: dal 2024 sarà possibile il pensionamento avendo maturato un trattamento equivalente a quello “sociale”. Allo stesso tempo però per gli stessi ”millenials” vedono salire da 2,5 a 3,3 volte l’assegno sociale la soglia per la pensione anticipata con 64 anni d’età e 20 di versamenti.

    «Sulle pensioni in manovra abbiamo fatto quello che era consentito», ha detto il ministro del Lavoro, Marina Calderone. Nel presentare il rendiconto sociale 2022 dell’Inps, il presidente del Civ, Roberto Ghiselli, ha affermato che la spesa per pensioni in termini nominali è cresciuta del 3,8% e che si è ridotta del 9,4% quella per Reddito e pensione di cittadinanza.

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    Cristina Fortunati
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