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Pensioni, si riapre il cantiere. Rischio “scalone” nel 2022. Dal prossimo anno non sarà più possibile utilizzare Quota 100 per lasciare il lavoro e l’età pensionabile passerà da 62 anni a 67.

Repubblica. Il capitolo delle pensioni è tra i più insidiosi nell’agenda di un possibile governo Draghi. Specie se si dovesse configurare un esecutivo sostenuto anche da M5S e Lega, i due partiti che giusto due anni fa varavano la sperimentazione triennale di Quota 100, spacciandola per cancellazione della legge Fornero. Quota 100 consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi, ma questi requisiti valgono se posseduti entro il 31 dicembre. Dall’1 gennaio 2022 si chiude la finestra degli sconti e si torna alle regole di prima, con un balzo di 5 anni sull’età: da 62 a 67 anni.
La proroga di Quota 100
Cosa farà il premier Draghi? Molto improbabile che proroghi Quota 100. Nel suo ultimo rapporto la Ragioneria scrive che la spesa pensionistica, di qui al 2070, aumenterebbe di 6 punti percentuali di Pil se Quota 100 diventasse permanente. E di 10,8 punti di Pil se lo fossero anche i requisiti contributivi (42 anni e 10 mesi, uno in meno per le donne), ad oggi bloccati fino al 2026, sempre per volere di M5S-Lega. Parliamo di quasi 200 miliardi.
I risparmi
Secondo la Cgil, che sin qui ha indovinato tutte le previsioni, alla fine della sperimentazione di Quota 100 si saranno spesi 14 dei 21 miliardi stanziati, con un risparmio di 7. In 268 mila hanno anticipato la pensione, tra 2019 e 2020. Si dovrebbe arrivare a 377 mila entro dicembre. Ma il leader della Lega Matteo Salvini ne prevedeva 300-350 mila all’anno, per un milione di quotisti nel triennio. «C’è un’autostrada aperta per un milione di assunzioni», esultava il 17 gennaio 2019. Aggiungendo: «Quota 100 è un bel mattoncino per cancellare la riforma della ministra piangente ». In realtà, nessuno effetto sulle assunzioni e la legge Fornero è ancora lì. «Quota 100 è un diritto degli italiani, in quanto tale inviolabile », incalzava il leader pentastellato Luigi Di Maio. Ancora ieri mattina su Facebook Salvini scriveva, prima di incontrare Draghi: «Pensioni senza ritorni alla Fornero».
La richiesta di flessibilità
Una certa flessibilità viene richiesta anche dai sindacati che giudicano la riforma Fornero troppo rigida. «Non tutti i lavori sono uguali», è il loro slogan. Il Covid prima e il tramonto del Conte bis poi hanno interrotto la trattativa avviata dal governo per superare lo scalone che si aprirà all’inizio del 2022. Si studiava la possibilità di una “quota 102” – 64 anni più 38 di contributi – con eventuali penalità per l’anticipo (ad esempio un ricalcolo totale o parziale col metodo contributivo, per cui si prende in base a quanto si versa). Le commissioni sui lavori gravosi e per separare previdenza e assistenza erano appena state riavviate. Ora tutto è sospeso.
L’Europa
La riforma Fornero, calcola la Ragioneria, ha senza dubbio messo in sicurezza i conti dell’Italia, assicurando una minore spesa previdenziale per 60 punti di Pil in termini cumulati entro il 2060. Arrivò nel 2011, inserita nel Salva-Italia, il primo provvedimento del governo Monti. Esecutivo nato sull’emergenza spread e dopo la lettera della Bce del 5 agosto in cui si chiedeva all’Italia di fare le riforme, tra cui quella delle pensioni. Lettera firmata da Trichet e Draghi, all’epoca numeri uno di Bce e Bankitalia. Negli anni la Commissione Ue è tornata a raccomandare di non deragliare sulle pensioni. E ancora oggi invita a riprendere senza indugi il percorso Fornero, prerequisito per i soldi del Recovery Fund.
Le previsioni
A causa di Quota 100, la spesa per pensioni sul Pil ha toccato un picco del 17% nel 2020. La curva elaborata dalla Ragioneria fino al 2070 è stata alzata, anche per questo e per la grave recessione innescata dal Covid, di quasi 1 punto (0,8) rispetto alle previsioni 2019. La Commissione Ue prevede una curva più alta di quasi un altro punto negli anni della “gobba”, con la generazione del baby boom in uscita. A Bruxelles scommettono che l’Italia crescerà meno del previsto. E il dato demografico ci condanna. Se oggi abbiamo 80 pensioni per 100 occupati, nel 2045 saremo a 93. Gli spazi per una trattativa sono molto stretti.

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