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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensioni, si riparte da giovani e integrative. Tre tavoli tecnici entro il 23 marzo. Nell’agenda anche ammortizzatori, lavoro e governance Inps
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    Pensioni, si riparte da giovani e integrative. Tre tavoli tecnici entro il 23 marzo. Nell’agenda anche ammortizzatori, lavoro e governance Inps

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche22 Febbraio 2017Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Riparte il cantiere delle pensioni. E anche con una tabella di marcia serrata: tre tavoli tecnici tra il 1° marzo e il 23 marzo. Nell’incontro di ieri al ministero del Lavoro Governo e sindacati hanno deciso di proseguire lungo il solco già tracciato lo scorso anno per definire il pacchetto Ape, quattordicesime e cumulo, poi confluito nell’ultima legge di Bilancio.

    L’obiettivo è chiaro: non solo verificare la corretta attuazione e il rispetto della tempistica dell’Anticipo pensionistico ma anche affrontare temi delicati come quelli degli ammortizzatori sociali, del lavoro, voucher compresi, e soprattutto della cosiddetta “fase 2”, già messa nero su bianco nel verbale d’intesa dell’autunno scorso siglato da esecutivo e Cgil, Cisl e Uil. In altre parole, la lente finirà sul capitolo strategico della previdenza integrativa da sviluppare e rendere fiscalmente più appetibile, e sul nodo della copertura dei giovani con un occhio attento alle “carriere discontinue”. E in questa sede sarà nuovamente valutata la percorribilità di un taglio del cuneo agendo su una riduzione dei contributi previdenziali al quale affiancare eventualmente una pensione minima garantita di tipo contributivo.

    Governo e sindacati hanno anche deciso di estendere il terreno su cui si svilupperà il confronto. La questione della riforma della governance di Inps e Inail è stata infatti incardinata nella “fase 2”.

    «Abbiamo predisposto un piano di lavoro condiviso per affrontare tutti i problemi», ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel confermare il metodo dei doppi tavoli già utilizzato lo scorso anno: «In sede politica per affrontare i pilastri del lavoro che andiamo a fare e tecnici per gli aspetti più specifici». Soddisfatti i sindacati sia per la strada intrapresa che per la tabella di marcia concordata.

    Si parte il 1° marzo con il tavolo sulla fase attuativa dell’Ape. I tre Dpcm e i decreti ministeriali (entrambi del Lavoro, uno dei quali di concerto con l’Economia) sono sostanzialmente pronti, mancano da definire solo alcuni dettagli. E manca soprattutto ancora da siglare formalmente il protocollo con Abi e Ania sul tasso fisso d’ingresso e sul premio assicurativo da applicare sul rateo di rimborso del finanziamento per l’Ape volontaria. «Il sindacato ci ha consegnato una sua valutazione con elementi che reputo utili», ha affermato Poletti. In ogni caso i provvedimenti attuativi saranno varati non oltre il 1° marzo e il ministro del Lavoro ha garantito che il 1° maggio l’Anticipo pensionistico sarà utilizzabile così come previsto dall’ultima legge di Bilancio. L’unità di missione economica di Palazzo Chigi, coordinata da Marco Leonardi, che ieri era presente alla riunione al ministero del Lavoro, ha alacremente lavorato nelle ultime settimane proprio per rispettare queste scadenze.

    Il secondo appuntamento si dovrebbe tenere il 9 marzo e avrà all’ordine del giorno gli ammortizzatori sociali e il capitolo del lavoro in generale. Ma in questa sede non sarà affrontata la questione del taglio del cuneo che invece potrà finire sotto la luce dei riflettori del tavolo tecnico in calendario il giorno 23 del prossimo mese sulla “fase 2”. Già nel verbale d’intesa siglato lo scorso settembre si indica la possibilità valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse in vista di un possibile intervento di riduzione strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile.

    Un altro piatto forte del confronto sulla “fase 2” sarà quello della previdenza integrativa. Governo e sindacati cercheranno di orientare la rotta sulla base di tre coordinate: la riduzione dell’attuale aliquota fiscale che grava sui fondi pensione, l’individuazione di un meccanismo per incrementare il numero delle adesioni e l’omegenizzazione della tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare a carico dei dipendenti pubblici e di quelli privati.

    Non è escluso che un accenno alla necessità di riformare la previdenza integrativa venga fatto nel prossimo Def atteso ad aprile. Del resto, l’orizzonte che fa da sfondo alla tabella di marcia concordata dal Governo Gentiloni con Cgil, Cisl e Uil sembra proprio essere la prossima legge di Bilancio.

    Nell’agenda del confronto tra esecutivo e sindacati c’è anche la revisione del meccanismo di indicizzazione targato Letta (che scade nel 2018) facendo leva su un dispositivo basato su scaglioni d’importo e non più su fasce d’importo. Un impegno in questo senso era stato preso dal Governo Renzi insieme a quello di individuare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni a partire dal 2019.

    Il Sole 24 Ore – 22 febbraio 2017 

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