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Pensioni, Tremonti boccia Monti e Fornero: «Noi avevamo riforma migliore»

L’ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti, boccia il Governo Monti. Il giudizio, tutt’altro che lusinghiero, è stato espresso davanti al numeroso pubblico di Cortina d’Ampezzo, che ha partecipato alla presentazione del suo libro «Uscita di sicurezza».

Dove Tremonti ha precisato di aver votato la fiducia al governo dei tecnici «una sola volta». La crescita che non c’è «Il presidente Monti doveva dare la crescita economica, ma non c’é. Doveva garantire la stabilità finanziaria, mi sembra che non ci siamo. Doveva insieme produrre la normalità economica e politica ma ha prodotto esattamente l’opposto perché tutto il voto di astensione e di protesta nasce come reazione al governo tecnico. La dico in italiano: Grillo prima non c’era, su questi numeri. La politica passa alla tecnica, la tecnica fa l’Imu ed ecco la protesta». Pensioni, una riforma sbagliata Per l’ex ministro dell’economia il Governo ha fatto «una sbagliata riforma delle pensioni», che il Parlamento «sta già smontando» in tema di esodati. «Noi avevamo la migliore riforma delle pensioni d’Europa – ha sottolineato – che era collegata all’invecchiamento della popolazione. Ricordo che l’avevamo costruita in modo ragionevole, riservato, tanto che non ci fu un giorno di sciopero generale. Mancavano le pensioni di anzianità, ma era una piccola cosa. Alcuni dementi che io conosco hanno detto che mancando la riforma dell’anzianità, mancava la riforma delle pensioni. Non era vero. Questo Governo ha fatto una cosa a cui non volevo credere. È andato in Europa e ha detto i risparmi che faceva, ma non ha detto i costi che avevano gli esodati. Siccome il costo degli esodati é maggiore del risparmio, si é attivata una meccanica per cui in Parlamento si sta già smontando la riforma delle Pensioni. La capacità di lavoro non cresce per decreto legge «Ma c’é un senso più civile che io vorrei esprimere – ha proseguito Tremonti -: la speranza di vita cresce, la capacità di lavoro non cresce parallelamente. La capacità di lavoro non cresce per decreto legge, questo é una dato che il ministro Fornero non ha ancora compreso adeguatamente, ma basta andare al bar per capirlo. La riforma delle pensioni, dunque, é stata un errore». Tremonti é critico sulla riforma delle pensioni, su quella del lavoro, sulla tassazione della casa, sugli stessi tagli lineari. A proposito della casa, Tremonti ha ricorda di aver spiegato a Monti, al momento dell’insediamento, che un eccesso di concentrazione fiscale su un solo settore produce effetti negativi. «Gli ho detto che in un Paese come il nostro, la seconda casa é quella del paese d’origine. In un Paese che ha avuto enormi migrazioni dal Sud al Nord, dall’Appennino verso la bassa, la seconda casa é quella dove vuoi tornare. Gli studi della Bocconi ti possono dire che é patrimoniale, ma é una cosa un pò diversa: non puoi concentrare tutto in un settore». Monti ha incasinato le partite Iva «La riforma del lavoro? Invece di centrare un simbolo ha incasinato le partite Iva. E credo che questo sarà uno dei prossimi problemi: non é che tu assumi di più, licenzi di più». «In molti casi, nelle nuove professioni e nella ricerca, la partita Iva é la nuova forma di lavoro, piaccia o non piaccia» ha spiegato. Soffermandosi sull’art. 18, Tremonti ha sottolineato che era importante affrontarlo «soprattutto come simbolo esterno». Cosa che, a suo avviso, non é stata fatta. «Ovunque andavi ti ponevano la questione dell’art. 18. Andavi al Fondo Monetario, andavi all’Ocse, tutti ponevano questo tema». Secondo Tremonti, non era così importante in se stesso, «ma era un modo per marcare il gol all’estero». Monti non ha capito le tariffe Soffermandosi in particolare sulla crescita economica («fra le mie colpe é quella di non avere sensibilità per la crescita»), l’ex ministro ricorda che «siamo a -3/3,5%». E questo, secondo Tremonti, «é stato causato non solo da un ciclo generale ma anche da come sono state fatte le leggi». Al carico economico si é aggiunto, secondo Tremonti, «il carico psicologico, l’angoscia, l’incertezza. Io non so quanti soldi lui ha nel conto corrente – ha proseguito Tremonti rivolto al presidente del Consiglio – ma uno che ha in banca 1.300 euro non compra il televisore se non sa quant’é la rata dell’Imu. E questo blocca l’economia, crea incertezza. Il presidente Monti, poi, non ha capito le tariffe. Tu non puoi togliere l’inflazione delle pensioni e mettere l’inflazione sui pedaggi delle autostrade, o sulle bollette, perché non ha senso. In fondo le mani sono tante ma la tasca é sempre quella». Spesa pubblica in aumento: Monti come un deus ex machina Monti, ad avviso dell’ex ministro, ha anche la responsabilità di aver aumentato la spesa pubblica, «perché nei primi 2 mesi dell’anno, a Regioni e Comuni ha dato quello che adesso cerca di togliere». Il presidente Monti «aveva un’intensità, una cifra di potere sconfinata, aveva un’enorme base parlamentare, una credibilità «costruità assoluta. Era considerato il nostro deus ex machina».

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