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Per i medici polizze carissime: l’ospedale non li copre più. La legge in via di approvazione scarica il danno da risarcire ai malati sui singoli dottori. Che dovranno dotarsi di «super» assicurazioni

Persino l’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici, intitolava un recente dossier sulla malasanità: «Il grande caos». Il Pd ha così intenzione di mettere mano al comparto normativo della responsabilità medica e le nuove disposizioni non sono entrate per un soffio nel decreto legge sulla Stabilità, ma la loro approvazione è ormai imminente.

Il settore assicurativo sanitario richiederebbe un intervento organico del Legislatore e non un decretino carico di buone intenzioni che rischiano però di rimanere lettera morta. Il testo di legge, che ha superato il vaglio della Commissione Affari sociali della Camera, presenta novità molto interessanti che, da un lato, potranno agevolare il paziente danneggiato, ma, dall’altro gettano, eccessivamente la croce addosso ai medici. Infatti, dopo i primi articoli che prevedono l’istituzione dell’ennesimo inutile Osservatorio a carico del contribuente ed enfatizzano la tragicomica figura del Difensore civico, il cuore della legge istituzionalizza la cosiddetta azione di rivalsa: ossia la possibilità dell’ospedale di rivalersi sui singoli medici, ivi inclusi i propri dipendenti con trattenuta direttamente dallo stipendio per il danno risarcito ai malati. In altre parole, l’incapacità oramai cronica degli ospedali pubblici di far fronte alle richieste danni viene scaricata interamente sulla tasche dei medici che devono pertanto dotarsi di polizza idonea per non trovarsi alla fame: dal «grande caos» passeremo così al «tutti contro tutti»!

I costi delle polizze sanitarie rischiano di schizzare alle stelle: un ginecologo potrebbe arrivare a spendere dai 10 ai 15mila euro l’anno per un’adeguata copertura contro i 3-4mila attuali. Un ortopedico anche 5mila contro i 2.000 di oggi e un radiologo 7-8mila contro i 3.000 odierni. A compensazione della bastonata economica ai camici bianchi è concessa la depenalizzazione dei reati di omicidio colposo e lesioni (risponderanno solo per colpa grave e dolo) con l’introduzione di uno specifico art. 590 ter c.p.. Aumentano almeno sulla carta le tutele per i danneggiati, fotocopiando il modello civilistico della circolazione stradale: vige, infatti non solo l’obbligo di assicurazione per gli esercenti la professione sanitaria, ma anche e soprattutto la c.d. azione diretta, cioè la possibilità per il danneggiato di instaurare il procedimento per danni direttamente contro l’assicurazione. È istituito per legge un c.d. Fondo di garanzia cui i danneggiati potranno accedere in caso di messa in liquidazione dell’assicurazione o di superamento dei massimali di polizza. È prevista inoltre la pubblicazione sul sito dell’ospedale di tutti i risarcimenti pagati negli ultimi 5 anni e il tentativo di conciliazione giudiziale obbligatorio. «Attualmente la situazione assicurativa delle aziende ospedaliere italiane è catastrofica e il tentativo di affrontare l’aumento dei costi con franchigie di polizza importanti è fallito. Anzi i nostri studi dimostrano che laddove abbiamo le maggiori franchigie, cioè la previsione contrattuale che l’ospedale paghi di tasca propria fino a una certa somma, maggiori sono gli esborsi per i risarcimenti. Il sistema va riequilibrato, togliendo all’Assicuratore, gestore d’interessi privati, i lacci che paralizzano la sfera pubblica come la Corte dei Conti. Molti ospedali non hanno un apparato liquidativo, altri sono addirittura commissariati e quindi completamente paralizzati» spiega un esponente di Am Trust, compagnia che copre l’80% del rischio sanitario nazionale. In qualità di avvocato che tutela i danneggiati da malasanità noto un cambiamento in positivo: la signora Giuseppina, morta per infarto dopo essere stata dimessa dal Pronto soccorso di un ospedale romano con qualche antidolorifico, con la nuova legge sarebbe immediatamente risarcita dall’assicurazione che oggi non liquida il danno, nonostante l’accordo, perché l’Asl laziale è commissariata. I familiari di Salvatore, deceduto all’ospedale di Enna per malpractice medica, con la vigenza del nuovo testo potrebbero esperire la causa a Milano invece che in Sicilia, essendo la sede della compagnia nel capoluogo lombardo. Oggi, infatti, i consulenti chiamati a decidere dal tribunale sono del medesimo distretto giudiziario dell’ospedale incriminato con la conseguenza che per taluni, pur in presenza di conclamata malasanità, la morte rimane una complicanza della vita!

Libero – 12 gennaio 2016 

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