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Per il tiramisù alla salmonella 16 mesi alla titolare dell’hotel

A quattro anni dalla clamorosa intossicazione collettiva che mandò in ospedale con febbre, vomito e diarrea decine di persone che avevano pranzato o cenato all’hotel Panoramic di Tortoreto, è arrivata la sentenza penale di primo grado sulla vicenda.

La legale rappresentante della società che gestisce la struttura di contrada Salino, Maria Concetta Daniele di 73 anni, originaria di Giulianova, è stata condannata a 16 mesi di reclusione (pena sospesa) dal giudice monocratico del tribunale di Teramo (sezione distaccata di Giulianova) Giovanni Cirillo. Che le ha anche ordinato di risarcire, in separata sede, il danno alle 26 parti offese. La sentenza è dell’aprile scorso, ma è stata pubblicata con le motivazioni solo alcuni giorni fa. Maria Concetta Daniele al termine del processo è stata riconosciuta colpevole di somministrazione colposa di alimenti pericolosi per la salute pubblica. Gli alimenti incriminati, nel caso specifico, erano delle uova. Che gli addetti alla cucina del ristorante annesso all’hotel utilizzarono per confezionare diversi dolci, in particolare un “tiramisù”, della panna cotta e un creme caramel. Come accertato dagli inquirenti – l’inchiesta venne coordinata dal pm Stefano Giovagnoni – quelle uova, poiché mal conservate, contenevano il batterio della salmonella. Così tutti coloro che tra il 28 e il 30 giugno del 2008 mangiarono al Panoramic e consumarono quei dolci dovettero fare i conti, dopo poche ore dal pasto, con violenti dolori intestinali, febbre, vomito e diarrea. In molti furono costretti, vista la virulenza della patologia, ad andare in ospedale. Alcuni vennero anche ricoverati. Per tutti gli intossicati le prognosi variarono dai sette ai dieci giorni. Ci volle poco, anche grazie all’intervento degli specialisti del dipartimento di prevenzione della Asl, per collegare quella gastroenterite collettiva da intossicazione alle uova alla salmonella trovate nella cucina del Panoramic. Le cucine del locale, per alcuni giorni, vennero poste sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Le successive analisi affidate all’istituto zooprofilattico confermarono la presenza del batterio e, a seguito delle denunce delle parti offese, il procedimento penale è sfociato in un processo. Nel quale il giudice ha maturato il convincimento che, nelle cucine dell’hotel, non vennero rispettate le procedure corrette . Per quanto riguarda i risarcimenti il giudice Cirillo non ha accolto la domanda delle parti offese, che chiedevano una provvisionale immediatamente esecutiva, ed ha stabilito che l’entità dei rimborsi venga stabilita in separata sede

Il Centro – 16 settembre 2012

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