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Pesce siluro, è allarme rosso. Appello ai pescatori: “Non mangiatelo, è inquinato”. Nel suo grasso si accumulano sostanze gravemente nocive per la salute

In Piemonte e Liguria è allarme pesce siluro. Una specie originaria del Danubio che ha colonizzato il Po, così come Tanaro e Bormida, per la sua voracità e longevità: può infatti vivere 60 anni e superare i cento chili di peso. Il più grande esemplare pescato in Italia, nel Delta del Po, era lungo 2,78 metri e pesava 144 chili.

Le sue carni sono particolarmente apprezzate da chi è originario dell’Europa dell’Est, ma nel suo grasso si accumulano sostanze gravemente nocive per la salute. A constatarlo è lo studio appena pubblicato dall’Istituto Zooprofilattico, che ha rilevato nei pesci alte quantità di metalli pesanti, policlorobifenili (i cugini delle diossine) e idrocarburi. Sostanze cancerogene e particolarmente dannose per i bambini, soprattutto se assunte durante la gravidanza: possono causare autismo, problemi neurologici, cecità e obesità. 

Occhio al mercurio 

I laboratori di Contaminanti ambientali, Ittiopatologia e Chimico dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta hanno analizzato 119 esemplari che vivono nei fiumi Po, Tanaro, Bormida e Parma e hanno scoperto concentrazioni ben oltre la soglia di sicurezza. Questo perché il pesce siluro assorbe e immagazzina nel grasso le sostanze disperse nelle acque dei fiumi. E nonostante la cottura, i contaminanti sono in grado di arrivare sino al metabolismo umano e danneggiarlo. In tutti gli esemplari analizzati sono stati trovati idrocarburi, benzopirene e più di 125 nanogrammi di policlorobifenili, sostanze simili alla diossina responsabili di disturbi neurologici, deficit immunitari e dello sviluppo. E il mercurio, che è in grado di passare dal sangue al cervello, era almeno del 18% oltre il limite consentito. 

Effetto amplificato 

«I contaminanti ritrovati rispecchiano la presenza delle attività industriali e del traffico automobilistico del territorio studiato», spiega la biologa Stefania Squadrone. «Le acque dei fiumi non presentano gli stessi livelli perché le misurazioni sono in grado di identificare gli inquinanti solo se presenti al momento del campionamento. La fauna ittica invece può accumulare queste sostanze negli anni e, nel caso del pesce siluro amplificarne di molte volte il livello, e quindi la nocività». 

Obesità infantile 

Alle misurazioni dell’Istituto Zooprofilattico si abbina la ricerca pubblicata da Jama Pediatric. Ricercatori americani ed europei (fra cui Lorenzo Richiardi e Costanza Pizzi del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università degli studi di Torino) hanno analizzato i dati di 26.184 donne incinte e dei loro bambini sino ai 6 anni e scoperto un allarmante parallelismo: mangiare pesce tre volte la settimana in gravidanza aumenta il rischio di obesità infantile, proprio a causa degli inquinanti presenti nel pesce. 

La Stampa – 29 febbraio 2016 

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