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Peschiera. Cormorano morto impallinato. Sotto accusa cacciatori

Il recupero è avvenuto lungo la passeggiata che collega i Cappucini a San Benedetto
Trovato dal titolare di un bar «Purtroppo non è la prima volta»

Ucciso dai pallini utilizzati dai cacciatori nonostante i cormorani non rientrino tra le specie «cacciabili». È successo ieri a Peschiera. O meglio è sulla passeggiata a lago della località arilicense che si è spiaggiato il cadavere dell’animale ucciso con tutta probabilità non da molte ore viste le condizioni in cui il cormorano è stato ripescato. A recuperarlo è stato Maurizio Veneri, titolare del bar che si affaccia proprio sul lungolago, all’inizio della passeggiata che collega il porto Cappuccini con la località di San Benedetto. Una passeggiata ancora frequentata non solo da residenti ma anche da molti turisti. E di fronte alla quale, al largo, si trovano due capanni di quelli utilizzati dai cacciatori. Proprio l’alta frequentazione turistica della zona ha spinto Veneri a segnalare l’accaduto alle autorità preposte e contattare la polizia provinciale che ha recuperato il cormorano su cui verranno effettuate le analisi per accertare la causa della morte. «Anche se dubito molto che possa essersi trattato di qualcosa di diverso da un colpo sparato da qualche cacciatore perché era evidente che era stato centrato al collo», racconta lo stesso Veneri che parla di episodi che negli anni si ripetono puntualmente. «Non accuso né ho intenzione di accusare la categoria dei cacciatori; ma è un dato di fatto che queste cose succedono solo nel periodo della caccia. E a me capita ogni anno di raccogliere a riva non solo anatre ma anche cormorani, dunque volatili protetti, feriti o uccisi da pallini e portati fin qui dalla corrente». «So che quella della caccia é un’attività del tutto regolare. Ma è subordinata ad una normativa precisa che indica anche quali sono le specie da non cacciare e tra queste vi è anche il cormorano. E che questi animali vengano colpiti e uccisi è un dato di fatto. Il problema», sottolinea Veneri, «è che ci troviamo in una zona ad alta frequenza turistica. Ed è già successo di rinvenire dei pallini da caccia sulla stessa passeggiata a lago. Dal punto di vista turistico mi pare una cosa inaccettabile. Ecco perché spero che l’amministrazione comunale possa attivarsi presso la Provincia o la Regione per fare in modo che questi episodi non si verifichino più». Sull’episodio interviene il vice sindaco Maria Orietta Gaiulli: «Sicuramente ci attiveremo per verificare quanto accaduto e garantire a tutti che le regole vengano rispettate. Ci sono persone contrarie o favorevoli alla caccia e io rispetto le opinioni di tutti. Ma ci sono anche delle regole, fatte proprio per tutelare la sicurezza di ciascuno, che devono essere rispettate. A cominciare da coloro che esercitano questa attività che comunque ha già in sé una connotazione di rischio superiore ad altre»

L’Arena – 21 ottobre 2012

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