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Peste suina africana, una sfida globale. Il punto sulla diffusione in Europa. La situazione epidemiologica e gli ultimi aggiornamenti

La prevenzione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana (PSA) sono questioni di alta priorità per i Paesi dell’Unione europea in quanto la malattia rappresenta un grave rischio per l’allevamento di suini, l’ecosistema europeo, l’ambiente nel suo insieme, il commercio internazionale di animali e  prodotti animali. Si tratta di una patologia virale e infettiva devastante, che in Europa colpisce sia i suini domestici che i cinghiali. Una volta che il virus li infetta, i maiali e i cinghiali si ammalano e muoiono entro pochi giorni. Nell’Unione europea la malattia è attualmente presente in  Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Germania. In Italia la Psa è presente in Sardegna dal 1978, ma la situazione epidemiologica è specifica e non collegata agli altri Stati membri.

In settembre, dopo la notizia dei primi focolai in Germania, la Direzione generale della Sanità animale del Ministero della Salute, è intervenuta disponendo e rimodulando i controlli Uvac sulle carni di cinghiale provenienti dalla Germania e raccomandando ai Servizi veterinari maggior attenzione alle attività di sorveglianza e alle misure di biosicurezza. Nei giorni scorsi la Commissione europea, con la Decisione di esecuzione (UE) 2020/1780 del 27 novembre, ha istituito ulteriori nuove zone ad alto rischio.

La persistenza della Psa nella popolazione di cinghiali, che si è sviluppato in maniera incontrollata, insieme ai suo diffondersi negli Stati membri dell’Ue presenta sfide per il benessere degli animali e una grave minaccia economica. “Oggi nessun Paese è al sicuro”, ha ricordato Monique Eloit, direttrice generale dell’Oie, che ha definito la Psa “la più grave epidemia infettiva animale della nostra generazione”.

Preoccupa, in particolar modo, il grande impatto sanitario e socioeconomico che la Psa ha sul commercio internazionale di animali e prodotti animali. Il settore dei suini rappresenta il 9,6% della produzione totale del settore agricolo nell’UE-27, il più alto rispetto ad altri settori della carne.

Dopo la conferma della malattia su cinghiali selvatici in Germania, ad esempio, sono state bloccate le esportazioni tedesche verso Cina, Giappone e Corea del Sud, ovvero i principali sbocchi commerciali. Sono rimaste quindi sul territorio europeo circa 60.000 tonnellate di carne ogni mese, pari al 50% della produzione mensile italiana. Il nostro Paese, che ha un tasso di autosufficienza limitato al 63%, risulta essere uno dei mercati più appetibili: le quotazioni nazionali ne hanno già risentito, perdendo in poche settimane circa il 20% del valore (fonte Confagricoltura). Si possono quindi solo immaginare le conseguenze drammatiche per la filiera suinicola italiana se la Psa dovesse estendersi al nostro Paese.

Nel 2018 il manifestarsi e il dilagare della Psa in Cina, il più grande produttore di carne di maiale nel mondo, ha rappresentato un disastro senza precedenti. A rendere estremamente complesso il controllo il grande numero di piccoli proprietari e i frequenti trasporti di suini nel Paese. Già l’anno successivo il numero di animali morti tra gli allevamenti intensivi e familiari era enorme. Secondo la Fao il conteggio ufficiale dei capi abbattuti nel 2019 conta circa 1,1 milioni di suini. Tuttavia, il numero reale dei soli abbattimenti effettuati in Cina è probabilmente più vicino ai 200 milioni di esemplari macellati in anticipo o morti a causa della malattia nel primo anno dell’epidemia. Secondo stime internazionali almeno il 40% della popolazione suinicola del Paese sarebbe stata persa. Sulle misure che la Cina ha adottato per controllare la malattia si segnala lo studio BMC African swine fever an unprecedented disaster and challenge to China.

Una malattia virale emorragica contagiosa

La peste suina africana è una malattia virale emorragica contagiosa che colpisce i suini e la cui notifica è obbligatoria a causa dei suoi alti tassi di mortalità. Colpisce solo specie suine, sia selvatiche che domestiche, e produce una varietà di segni clinici come febbre e disturbi funzionali dell’apparato digerente e respiratorio. Può essere trasmessa attraverso il contatto diretto con animali tra malati e sani animali; il materiale infetto (veicoli, vestiti, stivali ecc.); gli alimenti contaminati. 

Le lesioni sono principalmente caratterizzate da alterazioni emorragiche-congestizie. L’epidemiologia della Psa varia in modo significativo tra paesi, regioni e continenti, poiché dipende dalle caratteristiche del virus in circolazione, dalla presenza di ospiti selvatici e riserve, dalle condizioni ambientali e dal comportamento sociale dell’uomo.

Inoltre, non è necessario che un ospite specifico svolga sempre lo stesso ruolo attivo nella diffusione e nel mantenimento della PSA in una particolare area. Attualmente, la PSA è endemica nella maggior parte dei paesi dell’Africa subsahariana dove gli ospiti selvatici e i vettori delle zecche (Ornithodoros) svolgono un ruolo importante agendo come serbatoi biologici per il virus. In Europa, la malattia è endemica dal 1978 in Sardegna (Italia) e dal 2007, quando è stata segnalata per la prima volta in Georgia, in diversi paesi dell’Europa orientale. È anche endemico in alcune regioni della Federazione Russa, dove le popolazioni di suini domestici e cinghiali sono ampiamente colpite. Al contrario, nei paesi dell’Europa orientale e dell’Unione (UE) la continua diffusione della malattia colpisce principalmente le popolazioni di cinghiali situate in aree ristrette e, in misura molto minore, suini domestici.

Il controllo della malattia

Nessun vaccino o trattamento specifico è attualmente disponibile per la PSA. Pertanto, il controllo della malattia si basa principalmente sulla diagnosi precoce e sull’applicazione di severe misure sanitarie e di biosicurezza. L’epidemiologia della PSA è molto complessa per l’esistenza di diversi virus circolanti, serbatoi e una serie di scenari e la continua diffusione della malattia in Africa e in Europa. I suini sopravvissuti possono rimanere infettati in modo persistente per mesi, il che può contribuire alla trasmissione del virus e quindi alla diffusione e al mantenimento della malattia, complicando così i tentativi di contrasto.

 

GLI AGGIORNAMENTI – ALLEGATI

AFRICAN SWINE FEVER: a global view of the current challenge

AFRICAN SWINE FEVER: Where are we now?

La mappa che riassume l’attuale regionalizzazione

Latest now –  Latest map

 

(riproduzione ammessa solo citando la fonte – testo a cura della redazione)

5 dicembre 2020

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