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La peste suina entra negli allevamenti. A un mese di distanza dal primo caso di un cinghiale colpito, a Roma il virus ha contagiato anche i maiali domestici

Peste suina, nel Lazio riscontrati due casi in un piccolo allevamento di maiali della zona perimetrata. Il commissario Ferrari: “Adesso zona rossa e zona di infezione verranno tutte riviste”. Questa volta le misure di prevenzione non sono state sufficienti. A differenza di quanto accaduto sinora in Piemonte e Liguria, a un mese di distanza dal primo caso di un cinghiale colpito da peste suina, a Roma il virus ha contagiato anche i maiali domestici. E ora il rischio che l’export delle carni suine crolli definitivamente è concreto.

Due casi di positività alla peste suina sono stati riscontrati in un piccolo allevamento di maiali nel Lazio. A renderlo noto è l’Assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. “La peste suina provocata dai cinghiali entra in un piccolo allevamento della zona perimetrata. Sono stati rilevati infatti due casi di positività. Tutti i capi saranno immediatamente abbattuti da parte dei servizi veterinari della Asl ed è in corso la riunione della task-force”, fa sapere l’assessore.

Il commissario: “Ora abbattere velocemente”

“Ora provvediamo ad abbattere velocemente tutt’attorno”, in particolare “i maiali sospetti infetti e sospetti contaminati”, riferisce all’ANSA il Commissario straordinario all’emergenza peste suina, Angelo Ferrari. “Adesso zona rossa e zona di infezione verranno tutte riviste”, dice Ferrari. I due casi sono stati riscontrati all’interno dell’Insugherata, l’area verde cittadina dentro l’anello stradale del Raccordo anulare dove è esploso il focolaio dai cinghiali. “Diciamo che nella sfortuna per lo meno siamo dentro”, afferma Ferrari che conferma l’impegno sulla riduzione dei cinghiali.

Veterinari: “Nessun rischio per l’uomo”

“Il fatto che il virus della peste suina sia entrato in un allevamento nel Lazio, con due casi di positività tra i maiali, è un forte campanello d’allarme: ci sono rischi di una più ampia propagazione tra gli allevamenti, che hanno spesso contatti ad esempio attraverso i mezzi di trasporto dei mangimi, e questo significa che è in pericolo un intero comparto”. Lo afferma, sempre all’ANSA, Giovanni Guadagnini, veterinario specialista in patologie suine e membro dell’Associazione nazionale veterinari italiani (Anmvi), precisando che non vi è comunque alcun rischio per la salute umana o per la sicurezza alimentare. “Gli esseri umani – spiega – non vengono infettati e non c’è alcun pericolo. Anche se si dovesse ingerire della carne da maiale infetto, ciò non determinerebbe un rischio per la salute umana”. Il pericolo è invece per i suini, “perchè questo virus tra questi animali è altamente letale con tassi di mortalità dell’80%. Inoltre, la trasmissibilità negli allevamenti è veloce e c’è un’alta velocità di contaminazione”.

Coldiretti: “Nel Lazio a rischio 50mila maiali”

Secondo l’analisi di Coldiretti, sono quasi cinquantamila i maiali allevati nel Lazio a rischio per la peste suina africana. È necessaria, sottolinea l’associazione “l’introduzione di misure di sostegno per il settore suinicolo al fine di tutelare il reddito degli allevatori ma anche intervenire per un deciso contenimento della popolazione dei cinghiali che rappresentano il vettore di trasmissione della malattia”. Per questo secondo la Coldiretti, è necessario intervenire con la modifica immediata dell’art. 19 della legge 157/1992 semplificando le procedure per l’adozione dei piani di abbattimento approvati dalle regioni e il rafforzamento delle competenze dell’ufficio commissariale previsto dal Decreto Legge 17 febbraio 2022, n. 9. “Il rischio – conclude Coldiretti – è che l’emergenza si allarghi e che siano dichiarate infette le aree ad elevata vocazione produttiva con il conseguente pregiudizio economico che potrebbe discendere per la filiera agroalimentare e l’occupazione in un settore strategico del made in ltaly”.

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