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Pet food a rischio contaminazione dai residui di farmaci che si accumulano nelle ossa dei polli. Le conclusioni di una ricerca italiana pubblicata da Poultry Science

Una ricerca condotta dai dipartimenti di Veterinaria dell’Università di Torino in collaborazione con altri ricercatori di atenei italiani, tra cui il dipartimento di Scienze dell’Università della Basilicata, e con il Centro Ricerca & Sviluppo SANYpet, azienda specializzata in alimenti dietetici per cani e gatti, mette in luce come gli alimenti essenzialmente destinati agli animali da compagnia possano essere contaminati da residui di farmaci.

I risultati, appena pubblicati su Poultry Science, rivista internazionale accreditata in ambito veterinario, mostrano come l’ossitetraciclina, residuo di un farmaco che si accumula nelle ossa dei polli (ma anche di tacchini e maiali), causi un vero e proprio processo di morte cellulare. La ricerca italiana intitolata “Cytotoxic effects of oxytetracycline residues in the bones of broiler chickens following therapeutic oral administration of a water formulation”, evidenzia come i tessuti ossei di polli allevati in batteria veicolino sostanze tossiche farmacologicamente attive in concentrazioni fino a 10 volte oltre i limiti di legge, superando di ben 100 volte i residui determinati sul muscolo oggetto dello studio.

Spiega il medico veterinario Sergio Canello: «L’organismo ha due modi di reagire alle sostanze tossiche che ingerisce: con processi infiammatori (gastrititi, cistiti, otiti, ecc…) che funzionano come inceneritori per distruggere gli elementi dannosi, o con meccanismi di eliminazione (vomito, diarrea, lacrimazione)». Ci sono rischi anche per l’uomo? «Potenzialmente sì: ci sono macchine che grattano le ossa degli animali macellati per staccare i residui di carne che vi sono rimasti attaccati e in questo modo anche parte dell’osso stesso finisce nel macinato che viene poi usato per produrre wurstel, hamburger, crocchette di pollo e insaccati».

È doveroso segnalare che i maggiori produttori italiani dichiarano già da tempo di non utilizzare o di aver significativamente ridotto l’impiego di questo pericoloso farmaco. Il problema può nascere da farine di animali provenienti da paesi esteri ove si utilizza, sempre legalmente.

Questo aspetto è di particolare importanza, perché i sottoprodotti della macellazione analizzati nella sperimentazione costituiscono la materia prima per la produzione delle farine di carne utilizzate nel Pet Food, ma non solo, infatti essi potrebbero essere utilizzati nella produzione di alcuni alimenti destinati al consumo umano.

La sostanza tossica incriminata appartiene a una ben nota classe di antibiotici: le tetracicline, largamente impiegate sin dagli anni ’70 nell’allevamento zootecnico di tipo intensivo per il loro ottimo rapporto costo/beneficio. Le evidenze raccolte nella ricerca guidata dall’Università di Torino hanno aggiunto a questo quadro la misurazione della presenza di residui di ossitetraciclina, rilevando dosaggi ben superiori a quelli che la legge fissa come limiti residuali minimi di altre parti considerate commestibili, quali ad esempio il muscolo, nonostante fossero stati rispettati sia gli schemi terapeutici ammessi dalla legge nella somministrazione dell’antibiotico, sia i tempi di sospensione prima della macellazione.

Lo studio, inoltre, ha determinato in vitro come l’osso trattato, che macinato e ridotto in polvere costituisce una percentuale rilevante delle cosiddette “farine di carne” impiegate nella produzione delle comunissime crocchette per cani e gatti, sia in grado di provocare apoptosi, ovverosia la morte delle cellule.

A livello scientifico, ciò spiegherebbe come le patologie su sfondo infiammatorio siano provocate in gran parte da fattori alimentari. In altre parole, il cibo contaminato da residui di farmaci potrebbe essere responsabile di una situazione di intossicazione costante e progressiva.

Altri studi sono in corso nel gruppo di ricerca che ha visto concertare vari dipartimenti universitari sia di veterinaria sia di umana, tra cui l’Università di Torino, l’Università di Napoli, Università della Basilicata, Università di Parma e Università di Pisa, affiancati dal Centro Ricerca & Sviluppo SANYpet e in particolare dal dottor Sergio Canello, dal dottor Gianandrea Guidetti e dalla dottoressa Sara Centenaro.

Da tali studi, emerge che i preparati d’osso contaminati svolgono una marcata azione tossica diretta anche sul sistema immunitario, con la formazione di sostanze che provocano processi infiammatori.

14 agosto 2015 

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