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Pfas. Ecomafie, il presidente Bratti: «Veleni, il rischio non è finito. Capire se le nuove sostanze sono ugualmente problematiche». In Commissione i sindaci e i gestori degli impianti

Il Veneto è una regione con «un grave inquinamento diffuso, a macchia di leopardo, anche di carattere storico», ma le risorse rese disponibili da parte della Regione Veneto per fronteggiare questa situazione «sono del tutto insufficienti». Ergo, serve «un piano regionale di interventi che affronti con adeguatezza la bonifica dei 485 siti inquinati già individuati».

E tra i siti inquinati, ci sono anche i 160 chilometri quadrati compresi tra le province di Vicenza, Verona e Padova le cui acque risultano contaminate dai Pfas. È la conclusione cui è giunta la “Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” – più conosciuta con il nome di Commissione Ecomafie – che ha appena consegnato la bozza di relazione sugli inquinamenti rilevati in Veneto. Uno dei capitoli riguarda l’inquinamento da Pfas e Pfoa nella Valle del Chiampo e nulla esclude che sulla questione possa esserci un’integrazione o – come ipotizza il presidente della Commissione, Alessandro Bratti – un’appendice dedicata alle sostanze perfluoroalchiliche finite prima nella falda acquifera e poi nel sangue delle persone che hanno bevuto l’acqua contaminata. Anche ieri la Commissione ha sentito in audizione alcuni sindaci e gestori degli impianti acquedottistici, mentre la settimana prossima sarà la volta dell’Istituto superiore di sanità, del ministero dell’Ambiente, dell’Irsa-Cnr che eseguì il primo studio, mentre dalla fabbrica Miteni e dall’Ulss 5 sono attese delle relazioni. Bratti, tra l’altro, dopo quello di Vicenza, non esclude di sentire anche i procuratori di Verona e Padova. «C’è un inquinamento storico – dice Bratti – ma al di là dei ritardi e dei rimpalli che ci sono stati tra Regione e ministero dell’Ambiente, c’è una situazione attuale sulla quale va fatta chiarezza. E cioè: le sostanze perfluoroalchiliche vengono prodotte e utilizzate ancora? Le nuove sostanze a catena corta vengono o no catturate dai filtri a carbone installati negli acquedotti? In pratica: è in atto o no un’altra forma di contaminazione?». È per questo che la Commissione Ecomafie ha deciso di integrare l’indagine sui Pfas. Quanto alla polemica tra Regione e ministero dell’Ambiente su chi doveva mettere i limiti allo scarico dei Pfas, la bozza di relazione sembra dare ragione a Palazzo Balbi. È quanto emerge in più passaggi, ad esempio quando la Miteni presenta il piano di caratterizzazione e si osserva che “la mancanza di limiti normativi, da considerare come concentrazione soglia di contaminazione, ha imposto la necessità di richiedere alla Regione Veneto chiarimenti in merito ai limiti da utilizzare per poter proseguire con l’iter di bonifica. La Regione, a sua volta, ha inoltrato la richiesta al Ministero dell’ambiente, ma attualmente non risulta pervenuta risposta in merito”. Ma c’è anche una critica alla magistratura per non aver dato corso alla denuncia presentata subito da Arpav: “Una decisione, quella dell’archiviazione, che desta molte perplessità”. Anche nei confronti di Miteni i giudizi non sono lusinghieri, visto che la relazione ricorda che a carico del legale rappresentante della società “pendono numerosi procedimenti, tutti per violazione delle norme contenute nel testo unico sull’ambiente”. (Il Gazzettino – 17 maggio 2016)

Pfas, appello dei sindaci «Fondi per l’acqua pulita»

Ieri i primi cittadini di Brendola, Sovizzo, Sarego, Lonigo e Trissino, oltre a rappresentanti delle municipalizzate che hanno in gestione il servizio idrico integrato dell’Ovest Vicentino e del capoluogo, hanno incontrato a Roma in audizione la Commissione ecomafie, anche grazie alla richiesta del deputato del Pd Federico Ginato. «È stato un incontro positivo» osserva Luca Restello (Lega Nord), sindaco di Lonigo. «Abbiamo presentato tutta la documentazione sull’inquinamento della falda da sostanze perfluoroalchiliche – precisa – in particolare ho fatto presente i problemi per l’agricoltura. Portare acqua pulita a tutte le aree interessate deve essere la priorità». Restello ha chiesto interventi di potenziamento del canale Leb, che prende acqua dall’Adige. «Acqua pulita – riprende il sindaco – c’è già un tubo Arica che, con una pressione di 10 bar, può irrigare l’area dei colli da Grancona a Lonigo. Serve un investimento da 38 milioni. E si stima che ne servano 40 per estendere l’irrigazione all’area di Almisano, più altrettanti per la zona Madonna». Per Roberto Castiglion (M5S), sindaco di Sarego, «il problema è che per ora non ci sono risposte. C’è la latitanza della Regione, che ha elevato i limiti dei Pfas come abbiamo denunciato al Tar, e con esposti in procura. Alla commissione ho fatto presente che Sarego ha i livelli di Pfas più alti. Servono contributi concreti per l’acquedotto, per l’acqua di falda e gli scarichi industriali: in un anno per fare fronte alla situazione l’azienda Centro Veneto Servizi ha speso un 1,2 milioni euro in ispezioni, filtri e dismissioni di pozzi». ( Il Corriere del Veneto – 17 maggio 2016)

17 maggio 2016

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