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Pfas, nuove chiusure ed ennesima diffida all’azienda Miteni. Parti di impianti per le emergenze erano obsolete

Nuova diffida alla Miteni di Trissino: la Provincia impone all’industria chimica, al centro dell’indagine della procura vicentina sulla contaminazione da Pfas in falda, di sospendere l’impiego di altre parti degli impianti, considerati obsoleti. La misura si aggiunge alle verifiche già in corso sugli sversamenti in falda dell’acido GenX e di C6O4. E intanto dalla Provincia sono partite 25 lettere raccomandate per altrettanti ex amministratori ed ex rappresentanti legali che si sono succeduti nella guida di Miteni, dalla fondazione negli anni ‘70 (con il nome Rimar) fino ad oggi, informandoli della possibilità di una futura chiamata in causa per il risarcimento dei danni all’ambiente.

«Questa nuova diffida – spiega Matteo Macilotti, sindaco di Chiampo e consigliere provinciale con delega all’Ambiente – riguarda alcune parti degli impianti che hanno evidenziato delle criticità nella prima relazione di verifica degli impianti, presentata da Miteni qualche giorno fa». Il riferimento va alle verifiche svolte fino al 15 agosto scorso, alla ricerca della perdita che ha provocato lo sversamento dell’acido GenX e del composto C6O4. La prima indagine (ora ne è in corso una seconda) non ha evidenziato un punto da cui è partita la perdita trovata in falda, ma ha comunque mostrato alcune criticità: in particolare componenti obsoleti o non più sicuri, anche se non collegati alla falla di GenX.

La nuova diffida impone a Miteni di sospendere l’utilizzo di due canalette, cinque bacini di contenimento e tre pozzetti predisposti per i casi di emergenza. La sospensione durerà fino a che non verrà ultimato il ripristino o la messa in sicurezza, con collaudi certificati da terzi. Questo potrebbe portare a una parziale sospensione dell’impiego di magazzini e serbatoi.

«Non è detto che nei prossimi giorni non si giunga ad ulteriori sospensioni – avverte Macilotti – è un provvedimento in itinere, il monitoraggio continua e siamo in attesa di un’ulteriore relazione da parte di Arpav».

Nelle scorse settimane l’ente provinciale, con Arpav e il Comune di Trissino, ha imposto a Miteni – azienda che ha fatto domanda di concordato preventivo – di presentare entro il 4 novembre un piano risolutivo di bonifica da Pfas nel terreno dove sorge il sito aziendale, con costi preventivati e azioni da intraprendere. Allo stesso tempo, dopo aver disposto la sospensione della parte degli impianti dove si lavorava l’acido GenX – che viene lavorato in Miteni dal 2013, motivo per cui gli enti ipotizzano una perdita recente e non datata come quella degli Pfas a catena lunga – è stata avviata una seconda serie di analisi sulle strutture alla ricerca della fonte inquinante. Intanto la procura ha disposto un nuovo sequestro di un pozzo interno alla falda, dove un po’ a sorpresa sono stati rilevati valori di Pfas elevatissimi.

Ma da Palazzo Nievo ci si è mossi anche in un’altra direzione, ricercando gli ex responsabili dell’azienda. Le missive informano i 25 destinatari identificati che la Provincia, assieme agli altri enti, ha avviato un procedimento che coinvolge Miteni per individuare il responsabile (o i responsabili) della contaminazione da Pfas. E che questo, quindi, potrebbe in futuro comportare una loro chiamata in causa: il riferimento è alla possibilità che, in caso di procedimento penale, il ministero dell’Ambiente chieda il risarcimento dei danni ambientali, quelli provocati alla falda dell’Ovest Vicentino dall’inquinamento di composti perfluoro-alchilici. I nomi dei destinatari, gli ex responsabili legali, sono stati individuati grazie ad una consulenza ad hoc di specialisti del settore, che hanno ricostruito la storia delle varie proprietà succedutesi nel tempo (quattro ex amministratori o responsabili, ad oggi già deceduti, sono stati stralciati dall’elenco).

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