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Pfas, scontro sulle terapie. Lorenzin: ricorso alla plasmaferesi sconsigliato. Regione non ci ha informato. La replica: il ministero sapeva

Nell’ambito del question-time svoltosi ieri pomeriggio alla Camera, il ministro Beatrice Lorenzin ha risposto ad un’interrogazione sull’uso della plasmaferesi come mezzo per ridurre la presenza dei Pfas nel sangue delle persone residente nell’area contaminata che aveva come prima firmataria la parlamentare democratica veronese Alessia Rotta (e con lei i deputati Giulia Narduolo, che ha introdotto la domanda a risposta immediata, e Diego Zardini) aprendo così la porta all’ennesimo scontro sul tema Pfas fra Governo e Regione.

“La Regione Veneto, prima di sottoporre le persone alla plasmaferesi” (tecnica di separazione del plasma sanguigno dagli elementi corpuscolati del sangue, mediante centrifugazione) “per agire contro gli agenti inquinanti chimici Pfas e Pfoa trovati nel sangue dei cittadini, avrebbe dovuto procedere a una preventiva sperimentazione, in particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose”.

“Non risultano evidenze scientifiche nè‚ raccomandazioni sulla possibilità di rimuovere Pfas e Pfoa attraverso questa tecnica“, ha ricordato Lorenzin. “Anzi, le più recenti linee guida non includono questi contaminanti tra gli agenti che possono essere rimossi” con la plasmaferesi. Il suo ricorso “è – spiega ancora il ministro – fortemente sconsigliato proprio in quelle situazioni in cui si registra una specifica tipologia di inquinamento ambientale”. Lorenzin ha poi spiegato di aver chiesto alla Regione guidata da Luca Zaia “maggiori e più dettagliate informazioni in merito”.

Immediata la replica della Direzione generale Sanità della Regione: «La possibilità di utilizzare la plasmaferesi è stata comunicata preventivamente al Ministero della Salute ancora il 4 luglio scorso e fino a oggi esso non ha segnalato alcuna controindicazione, ne la necessità di una sperimentazione preventiva. Sorge spontaneo chiedersi cosa sia cambiato da luglio e, se davvero c’è il pericolo di cui ha parlato il Ministro, non ci sia stata data di questo tempestiva comunicazione».

Immediate le reazioni politiche. «Sebbene sia lodevole cercare soluzioni al problema Pfas nel sangue – per Cristina Guarda, consigliera regionale della lista Amp – ritengo sia doveroso farlo nel rispetto della scienza e a garanzia della salute specialmente dei minori. Non è di certo responsabile proporre un trattamento senza aver verificato se è utile, quali effetti produce e se davvero valga la pena di investire milioni di euro senza dati chiari è precisi». Rincarano i parlamentari veneti del Pd: «Siamo di fronte a un fatto gravissimo – dicono Alessia Rotta, Giulia Narduolo e Diego Zardini La Regione sta giocando con la salute dei cittadini. Invece di raccogliere tutte le risorse scientifiche a disposizione, ha deciso di intraprendere una via solitària priva di ogni ragione».

Question time 13 dicembre – Il resoconto stenografico della Camera

Chiarimenti in merito all’esistenza di linee guida o evidenze medico-scientifiche circa l’efficacia della procedura terapeutica nota come plasmaferesi, anche in relazione alla recente decisione adottata in materia dalla regione Veneto – n. 3-03436 il testo dell’interrogazione)

PRESIDENTE. L’onorevole Narduolo ha facoltà di illustrare l’interrogazione Rotta ed altri n. 3-03436 (Vedi l’allegato A), di cui è cofirmataria, per un minuto.

GIULIA NARDUOLO. Presidente, Ministra, la popolazione di tre province del Veneto, Vicenza, Verona e Padova (sono diverse decine di migliaia di persone), da alcuni anni convive con la preoccupazione di abitare in un territorio inquinato dalle sostanze perfluoroalchiliche, conosciute come PFAS. Il mondo scientifico sta ancora studiando gli effetti di queste sostanze sulla salute umana, ma si può comunque dire con certezza che sono sostanze nocive. La regione Veneto ha dato avvio dal mese di giugno di quest’anno ad una procedura su larga scala, appunto la plasmaferesi, con l’obiettivo di abbattere la quantità di PFAS riscontrata nel sangue della popolazione a seguito di un piano di biomonitoraggio avviato sempre dalla stessa regione. Siamo comunque preoccupati per l’effettiva efficacia che questa procedura può avere, soprattutto su soggetti di giovane età, in particolar modo per i ragazzi minorenni e anche sotto i 14 anni. Per questo chiediamo al Ministero della salute se esistono specifiche linee guida, o comunque un protocollo scientifico clinicamente validato, circa l’applicazione della plasmaferesi su larga scala, come sta avvenendo nella regione Veneto.

PRESIDENTE. La Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha facoltà di rispondere.

BEATRICE LORENZIN, Ministra della Salute. Prima di fornire gli opportuni chiarimenti su di un tema di particolare delicatezza, quale quello dell’utilizzo della plasmaferesi terapeutica, consistente nella separazione della componente liquida del sangue, cioè il plasma, dalla componente cellulare per la rimozione dal sangue degli agenti inquinanti chimici, quali PFAS e PFOA, voglio precisare che il Ministero della salute e l’Istituto superiore di sanità non sono mai stati formalmente interessati dalla regione Veneto circa l’utilizzo di questa terapia.

Ciò premesso, faccio presente che non risultano evidenze scientifiche né specifiche raccomandazioni in ordine alla possibilità di rimuovere gli PFAS o gli PFOA attraverso l’uso della plasmaferesi: anzi, le più recenti linee guida in materia non includono detti contaminanti tra gli agenti inquinanti che possono essere rimossi con tale tecnica. Il ricorso alla plasmaferesi è infatti fortemente sconsigliato proprio in quelle situazioni particolari e rare (ed è questo il caso dell’inquinamento da PFAS e PFOA, presente nella sola regione Veneto) in cui si registra una specifica tipologia di inquinamento ambientale.

Per tali ragioni, e in considerazione anche del fatto che la plasmaferesi è una terapia fortemente invasiva, la regione Veneto, prima di sottoporre le persone a tale trattamento, avrebbe dovuto procedere ad una preventiva sperimentazione, in particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose per la salute.

Concludo rassicurando che ho già chiesto alla regione Veneto maggiori e più dettagliate informazioni in merito, al fine di poter valutare l’adozione di un’iniziativa volta a tutelare la salute dei cittadini veneti.

PRESIDENTE. L’onorevole Alessia Rotta ha facoltà di replicare.

ALESSIA ROTTA. Presidente, Ministra, siamo soddisfatti della risposta, ma evidentemente è una risposta che ci preoccupa fortemente, perché ci preoccupa fortemente la salute dei cittadini veneti, dei cittadini veneti colpiti nella cosiddetta zona rossa e dei loro figli. Perché se è accertato, come ci ha appena risposto la Ministra e come ha confermato l’Istituto superiore di sanità, che la plasmaferesi non ha un protocollo scientifico adeguato, noi insieme ai cittadini siamo qui a farci portavoce di questo, della loro preoccupazione: quali altre iniziative si possono mettere in campo? Ed approfittiamo evidentemente di questa occasione per chiedere al Ministero direttamente, con o senza la richiesta della regione Veneto, un interessamento diretto del Ministero della salute, dell’Istituto superiore della sanità, per evidentemente venire incontro alla richiesta e ad un allarme che non è allarmistico, ma è un allarme reale, perché riguarda la salute di migliaia di cittadini e soprattutto di giovani, perché sono certi di avere nel sangue, questo sta dicendo lo screening, delle sostanze altamente pericolose, e non sanno come possono curarsi. Io credo che questo sia un compito del Ministero della salute e un compito nostro, di tutti, per quanto riguarda la protezione dei nostri cittadini.

La risposta della Direzione regionale Sanità

Pfas: Direzione regionale sanità Veneto risponde a Lorenzin su plasmaferesi. “Ministero e Iss informati dal 4 luglio senza comunicare contrarietà”

In relazione alle dichiarazioni rilasciate durante il question time in parlamento dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla procedura di plasmaferesi offerta in Veneto nell’ambito delle iniziative assunte per la tutela della salute delle persone coinvolte nell’inquinamento da Pfas, la Direzione Regionale Sanità precisa quanto segue:

“La possibilità di utilizzare la plasmaferesi per la disintossicazione del sangue dalla presenza di Pfas, offrendo tale terapia ai cittadini, è stata comunicata preventivamente al Ministero della Salute con lettera a firma del Direttore Generale Domenico Mantoan in data 4 luglio 2017, con allegate le delibere nr.851/2017 e 854/2017. Nessuno, fino a oggi, ha segnalato alcuna controindicazione né la necessità di una sperimentazione preventiva.

La procedura è stata avallata dagli esperti della sanità regionale con valutazioni favorevoli e scientificamente documentate, pressochè opposte rispetto a quelle esternate oggi dal Ministro, nonchè autorizzata dal Comitato Etico Regionale del Veneto.

La plasmaferesi offerta ai cittadini con i maggiori tassi di inquinamento del sangue è già stata eseguita su 106 pazienti adulti (nessun bambino o adolescente) che l’hanno richiesta, con ottimi esiti di diminuzione della presenza di Pfas e senza che si sia verificato alcun effetto collaterale. Sarà nostra cura inviare al Ministro ampia e rigorosa documentazione scientifica su questo dato di fatto.

L’attività a cui fa riferimento il Ministro è stata indicata espressamente nella delibera regionale del mese di giugno sulle attività da mettere in essere rispetto al grave problema ambientale e di salute, ed è iniziata a settembre, dopo averne dato comunicazione a Ministero e Istituto Superiore di Sanità.

Sorge spontaneo chiedersi cosa sia cambiato da allora ad oggi e come mai, trattandosi di un rischio come quello ipotizzato oggi dal Ministro, non ci sia stata data di questo tempestiva comunicazione e si sia atteso un question time il 13 dicembre per lanciare un siffatto allarme.

Si rimane di conseguenza in attesa di ricevere con urgenza dal Ministero la documentazione scientifica sulla quale il Ministro si è basata per le sue dichiarazioni e nuove, puntuali indicazioni sulle terapie alternative eventualmente da mettere in atto per la salvaguardia della salute dei cittadini.

Si ricorda che la plasmaferesi era inserita nelle motivazioni con le quali è stato chiesto un finanziamento al Ministero della Salute che, a seguito della richiesta, ha messo a disposizione la somma di due milioni di euro”.

Leggi anche l’articolo del Gazzettino “Russo, responsabile del progetto: non c’è alcun rischio”

14 dicembre 2017

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