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Pfas. Presentati i dati su tumori e patologie. Il Minambiente contesta alla Regione l’autorizzazione allo scarico dell’Arica

pfas2222Novità contrastanti sul versante dei Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche che hanno contaminato le acque e il sottosuolo di 85 comuni del Vicentino, nel Veronese e (in parte minore) del Padovano. Oggi, a Padova, le autorità sanitarie del Veneto, dal responsabile scientifico del Registro Tumori Massimo Rugge al Responsabile tecnico del Ser Mario Saugo, hanno presentato la casistica e i dati sulle neoplasie diagnosticate nella popolazione residente nell’Ulss 5 Ovest Vicentino e nei comuni della parte meridionale dell’Ulss 6 di Vicenza, con un focus sui residenti esposti a inquinamento da Pfas. Lo studio esclude variazioni significative nell’andamento delle patologie tumorali ma evidenzia un marcato e preoccupante aumento dei casi di ipertensione ed ipertiroidismo nonché – è l’elemento più preoccupante – una crescita della mortalità legata alle malattie cardiovascolari. Il rapporto sarà trasmesso all’istituto superiore di Sanità incaricato dalla Regione del monitoraggio pluriennale delle condizioni di salute dei 180 mila cittadini coinvolti. I dati

SANITÀ: PRESENTATI DATI REGISTRO TUMORI VENETO E FOCUS SU PFAS

Comunicato Regione Veneto. Sul piano oncologico ed epidemiologico, l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) emerso nel 2013 in una vasta area del Veneto, ma in atto presumibilmente da almeno 20 anni, non ha portato al momento a rilevare un peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente esposti. I dati del Servizio Epidemiologico Regionale evidenziano peraltro un aumento modesto, ma significativo, di patologie cardiovascolari, ipercolesterolemia e ipotiroidismo. Questi dati, collegati principalmente agli stili di vita, non verranno sottovalutati ma approfonditi in modo analitico e rivalutati con l’Istituto Superiore di Sanità.

Il dato è emerso oggi a Padova, nel corso di un incontro tecnico con la stampa degli esperti del Registro Tumori del Veneto, del Servizio Epidemiologico Regionale e della Direzione Prevenzione della Regione, che erano rappresentati rispettivamente dal Responsabile Scientifico Massimo Rugge (RTV), dal Responsabile Tecnico Mario Saugo (SER) e dalla Responsabile, Francesca Russo (Direzione Prevenzione). Era presente il Direttore Generale dell’Ulss 6 di Vicenza Giovanni Pavesi, che è anche commissario di altre due Ullss vicentine.

L’occasione era la presentazione di un ampliamento all’Ulss 5 Ovest Vicentino e all’area sud dell’Ulss 6 di Vicenza, con un focus specifico sui possibili effetti dei Pfas, del raggio d’azione del Registro Tumori del Veneto, unico in Italia nel suo genere che, dalla sua attivazione, ha così raggiunto la copertura del 67% dell’intera popolazione regionale.

Per quanto riguarda la nuova area del Vicentino monitorata, nelle Aziende ULSS 5 e 6 Sud vi sono 7 Comuni compresi nell’area ‘di massima esposizione’ a PFAS, per una popolazione di circa 45.000 residenti. Considerando tutti i tumori, l’incidenza in questi Comuni è risultata inferiore rispetto alle aree RTV sia nei maschi (417 x 100.000 contro 497) che nelle femmine (334 x 100.000 contro 366).

E’ stata prospettata una possibile associazione tra inquinamento da PFAS e i tumore del rene e del testicolo. Per queste due sedi tumorali la registrazione è stata ampliata al quadriennio 2010-2013. In quattro anni sono stati diagnosticati 21 tumori del rene, con un’incidenza nettamente inferiore al resto del Veneto sia nei maschi (9.9 x 100.000 contro 18.7) che nelle femmine (5.9 x 100.000 contro 7.7). I tumori del testicolo sono stati 9 (incidenza di 9.5 x 100.000 contro 7.1 nel resto del Veneto). Nessuna di queste differenze è risultata statisticamente significativa.

Poiché il RTV non copre tutta la popolazione interessata dalla contaminazione da PFAS, è stata eseguita un’analisi delle resezioni per tumore del testicolo, come indicatore surrogato dell’insorgenza di nuovi casi di tumore del testicolo in tutta la Regione. Sono stati utilizzati i dati dei ricoveri avvenuti tra il 1997 ed il 2014 in maschi residenti in Veneto, di età compresa tra 15 e 54 anni, dimessi con una diagnosi di tumore maligno del testicolo dopo essere stati sottoposti a intervento di resezione del testicolo. Il tasso di resezioni dell’area esposta a PFAS è risultato identico a quello del resto del Veneto (11 x 100.000 per entrambi).

In conclusione, da nessuna delle analisi effettuate è emersa alcuna evidenza di una maggiore incidenza di tumori a carico delle popolazioni esposte a PFAS, sia per le sedi oggetto di particolare attenzione che per tutti i tumori.

In proposito, va specificato che, a livello internazionale, l’International Agency for Research on Cancer dell’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica le sostanze in questione “con possibilità cancerogene, basate su limitate evidenze negli umani, per i tumori del testicolo e del rene”.

Dal punto di vista delle azioni di prevenzione, è stato confermato che lo screening con tutta una serie di esami di primo e secondo livello, tutti esenti ticket, su tutte le persone residenti nella cosiddetta area rossa, composta da 21 Comuni, inizierà in autunno, appena completata la complessa fase organizzativa che prevede il contatto personale con ogni singolo cittadino (in tutto circa 126 mila). Sulla base di considerazioni scientifiche si partirà da una coorte composta da tutti coloro che hanno tra 14 e 65 anni (circa 85 mila). Confermato anche il prossimo avvio del monitoraggio sulla catena alimentare che partirà non appena definite con l’Istituto Superiore di Sanità le aree da monitorare e il paniere degli alimenti da trattare.

La Direzione Regionale Prevenzione, ha infine presentato una nuova iniziativa informativa: il Bollettino dell’Acqua Potabile in Veneto, già emesso per il corrente mese di luglio e che avrà cadenza mensile, che informa, con spiegazioni e tabelle, sulla qualità dell’acqua potabile in generale e particolarmente in relazione all’inquinamento da PFAS.

MINAMBIENTE CONTESTA DECRETO AUTORIZZAZIONE ALLO SCARICO DEL COLLETTORE ARICA. LA REGIONE: CI ADEGUIAMO

L’altra notizia arriva dal ministero dell’Ambiente, dove il capo del settore salvaguardia, Gaia Checcucci, ha inviato una lettera al dipartimento ambiente della Regione Veneto, contestando il rinnovo quadriennale dell’autorizzazione allo scarico nel canale Fratta a Cologna Veneta e all’esercizio del collettore del consorzio Arica; il ministero ritiene inaccettabili i termini della concessione che – sostanzialmente – non prevede restrizioni nell’anno in corso e rinvia ai prossimi tre anni le riduzioni dei limiti delle concentrazioni di Pfas: queste ultime – si afferma da Roma – non devono essere considerate «valori obiettivo» da perseguire nel tempo bensì «valori di riferimento immediatamente applicabili, da ridurre progressivamente fino alla completa eliminazione». Beneficiaria principale del rinnovo è l’azienda chimica Miteni di Trissino: indicata da più parti come la fonte principale del maxi inquinamento ambientale, ha sempre respinto ogni accusa e domani aprirà le porte dello stabilimento ai visitatori per illustrare «i sistemi di produzione, controllo ed emissione dei Pfas». 

L’Ufficio Stampa della Giunta regionale, in materia di autorizzazione allo scarico del collettore “Arica”, precisa quanto segue:

La Regione aveva recentemente rinnovato l’autorizzazione allo scarico del collettore consortile ARICA, che raccoglie gli scarichi depurati dei cinque impianti di depurazione pubblici di Arzignano, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Trissino e Lonigo, imponendo un significativo percorso di riduzione dei carichi inquinanti, con particolare attenzione ai composti perfluoroalchilici, più noti come PFAS, fino a condurli ai limiti delle acque potabili.

Il Ministero dell’Ambiente ha però voluto imporre alla Regione la immediata applicazione dei valori limite proposti dall’Istituto Superiore di Sanità (validi per acque potabili) per gli scarichi contenenti residui di PFAS.

Anche la Regione aveva previsto di raggiungere gli stessi limiti, nel tempo più breve possibile consentito dalle migliori tecnologie disponibili (MTD), con un percorso che tenesse conto della necessità fisica di adeguamento degli impianti di depurazione e produttivi, considerata la palese impossibilità pratica di raggiungere lo stesso risultato da un giorno all’altro. Il tutto a seguito di una approfondita analisi tecnica e normativa.

Con il proprio intervento, il Ministero, esercitando la propria competenza e seguendo un percorso più restrittivo rispetto alla normativa vigente ha individuato la priorità da perseguire, i tempi di applicazione ed infine il percorso amministrativo, messo a carico alla Regione.

La Regione non può che adeguarsi alla perentoria imposizione dello Stato, procedendo a modificare in tal senso l’autorizzazione. 

(Fonti Il Mattino di Padova e Regione Veneto) – 22 luglio 2016 

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