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    Home»Attività Sindacale»Piano monitoraggio carne bovina. Bene la conferma del Norv. Ma troppe le incertezze applicative
    Attività Sindacale

    Piano monitoraggio carne bovina. Bene la conferma del Norv. Ma troppe le incertezze applicative

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Settembre 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    1a1aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaispezione_macelliCon delibera 1412 la giunta regionale, nella seduta del 6 settembre, ha approvato il Piano di monitoraggio per il miglioramento della carne bovina. Piano che si compone di una relazione e di due schemi di convenzione, da una parte con le Asl, per l’utilizzo dei veterinari dipendenti che andranno a comporre il Norv (nucleo operativo regionale veterinario), e dall’altra con l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie cui viene assegnata la somma di 90mila per la copertura delle spese delle analisi e, si legge, per il “rimborso” delle spese di missione dello stesso Norv.

    Il Norv, un nucleo di medici veterinari di diverse aziende Ulss (istituito nel marzo del 2006), ha il compito di supportare i veterinari ufficiali del territorio nello svolgimento dell’attività di controllo e di campionamento nei macelli e negli allevamenti ed è, recita la delibera, «in grado di intervenire in qualsiasi momento su tutto il territorio regionale, anche in orari notturni e nei giorni festivi».

    Sull’importanza dell’operato del Norv, una task force a specificità veneta, il SIVeMP e l’Fvm sono più volte intervenuti sottolineandone il ruolo prezioso e, semmai, lamentando solo la scarsa pubblicizzazione dei risultati di un’attività di così grande rilevanza per la tutela della salute dei consumatori. Ruolo che può essere ancora più importante ora, a fronte di un preoccupante aumento delle positività da utilizzo di sostanze illecite che si starebbe verificando negli ultimi mesi.

    Detto questo non nascondiamo però che una prima lettura della delibera 1412 (ci riserviamo ulteriori approfondimenti) ha suscitato in noi alcune importanti perplessità e dubbi sulle sue modalità applicative.

    Una premessa: evidenziamo ancora una volta (lo abbiamo già fatto anche in tempi recenti) un problema “all’origine”: non comprendiamo perché la Regione continui a produrre atti legislativi che riguardano la veterinaria senza confrontarsi preventivamente con le componenti della veterinaria pubblica. In molti casi solo in un secondo momento, davanti alle nostre osservazioni, si è andati alla correzione di quegli stessi provvedimenti. Tempo e fatiche perse. Da qui il nostro appello all’assessore Coletto, al segretario Mantoan e al direttore Frison: sentiteci prima di licenziare un provvedimento che ci riguarda in prima persona!

    Veniamo quindi alle perplessità di natura sindacale e operativa. Innanzitutto chi paga. Non è chiaro infatti come la Regione intenda sostenere i costi dell’attività del Norv (personale, rimborsi, missioni). Si intende scaricarli sulle Ulss di appartenenza, già in tempi di ristrettezze economiche e razionalizzazione della spesa? O si intende, con quei 90mila euro assegnati all’IZSVe pagare ogni tipo di spesa anche di questo tipo? Oppure sono previste per il funzionamento del Norv risorse aggiuntive regionali, finanziamenti ad hoc, di cui in delibera non troviamo cenno?

    Altro punto controverso. In più punti della delibera e degli allegati si fa riferimento al fatto che l’attività del Norv si svolgerebbe in orario notturno o festivo. Ricordiamo che i veterinari dipendenti non sono tenuti a prestare attività in questi orari se non quella di pronta disponibilità nell’azienda sanitaria di appartenenza. E qui si tratterebbe di un’attività a “scavalco” in altre Ulss, cioè fuori territorio. Chi se ne accollerà le spese? Sia chiaro che non siamo disposti ad accettare che per “potenziare” la carne veneta si vada ad attingere alle risorse aggiuntive destinate agli stipendi dei veterinari.

    Infine, ci chiediamo, come si pone questo Piano rispetto al Piano nazionale residui? Si tratta cioè di un Piano aggiuntivo della Regione Veneto (per cui vanno, quindi, previsti finanziamenti ad hoc) o di un ampliamento del Pnr? Non esiste chiarezza infatti, al momento, su come si interfacci questo progetto, che ha sempre rappresentato un “vanto veneto”, con il piano romano. Il rischio è la perdita della specificità.

    Tutti interrogativi cui ci auguriamo di avere al più presto risposta.

    Roberto Poggiani

    Segretario regionale Fvm Veneto

    8 settembre 2011 – riproduzione riservata

     

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