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Piano del Governo per le filiere. A settembre il dossier export. Il ministro Martina e il patto Ue-Usa. “Ora rompiamo il muro americano su Igp e tariffe”

È solo il primo tempo. Per il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il pacchetto di misure per il rilancio dell’agricoltura è un primo tassello del piano strategico che il Governo ha messo in cantiere. «A settembre – annuncia il ministro – sarà presentato un progetto di internazionalizzazione che stiamo preparando con lo Sviluppo economico e che prevede una serie di nuovi strumenti. Il credito d’imposta su investimenti, reti d’impresa ed e-commerce preparano l’operazione di lungo respiro finalizzata a favorire l’export delle medie imprese che stiamo rafforzando con interventi mirati alle filiere».

Tutto si muove per valorizzare un sistema che vale oltre 260 miliardi, pari al 17% del Pil, e che può contribuire alla ripresa economica. La parola d’ordine è dunque filiera. Si parte da tre grandi settori: suinicoltura e lattiero-caseario, che saranno già dal 3 luglio all’esame di un tavolo promosso dal ministero, e pasta. L’obiettivo è ambizioso: lavorare a un menu di nuovi strumenti che favoriscano aggregazione, qualità e tutela del reddito degli agricoltori. E sulla pasta italiana è in fase di costituzione una cabina di regia Mipaaf– Sviluppo economico per valorizzare il vero made in Italy.

Una cornice nella quale si inserisce la missione del ministro che inizia oggi (fino a martedì) negli Stati Uniti. Al centro degli incontri con il segretario di Stato americano, Tom Vilsack, i temi su cui si incentrerà la linea italiana del semestre di presidenza della Ue, ma soprattutto il partenariato commerciale con gli Usa «per fluidificare l’operatività delle novità portate avanti nei mesi scorsi» ed Expo 2015.

In primo piano le barriere sanitarie che per alcuni prodotti, come i salumi, sono state abbattute, ma spesso solo sulla carta. Martina intende insistere molto sulla difesa delle indicazioni di origine «un lavoro complesso perché si parte da modelli differenti». Per combattere l’italian sounding, che costa all’Italia 60 miliardi, il ministro chiederà il «divieto di evocazione» per sciogliere il nodo del pessimo utilizzo di colori e simboli che richiamano il made in Italy.

«Su salumi, olio di oliva e vino – sottolinea il ministro – dimostreremo che abbiamo le carte in regola per avanzare sul mercato Usa». Sempre in tema di vini sarà rilanciata la vicenda della vendita dei domini «vin» e «wine» da parte dell’Icann (Internet corporation for assigned names and numbers) che «il Governo è determinato ad affrontare con un’azione forte e che ho portato all’attenzione di Bruxelles già al primo Consiglio dei ministri Ue al quale ho preso parte». Per dimostrare concretamente la forza del made in Italy al «Fancy Food» di New York saranno presenti 50 start up agricole e alimentari coordinate dall’Ismea.

Il Sole 24 Ore – 28 giugno 2014

Il ministro Martina e il patto Ue-Usa. “Ora rompiamo il muro americano su Igp e tariffe”

Maurizio Tropeano. Ogm. Barriere tariffarie e barriere sanitarie. La vendita dei domini internet (.wine e .vin) decisa dall’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers e che trova la ferma opposizione italiana. E, soprattutto, la madre di tutte le battaglie: la tutela delle indicazioni geografiche. Ecco il dossier agricolo del braccio di ferro tra Europa e Usa sul Partenariato Transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip). Il primo atto formale del ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, come avvio del semestre di presidenza italiana dell’Ue sarà l’incontro con il suo collega Tom Vilsack. L’obiettivo è di «avanzare» in quella che si preannuncia come una trattativa complicata e difficile: «Partiamo – spiega il ministro – da due visioni diverse: gli americani sono molti orientati sui marchi mentre noi italiani e il resto dei paesi europei siamo interessati a difendere e valorizzare le indicazioni geografiche e i territori. Ci sarà molta strada da fare».

Ma quali sono i dossier aperti? Coldiretti ha messo a punto un dossier di criticità a partire dagli Ogm che non devono far parte del negoziato viste le implicazioni negative che ne potrebbero derivare in termini di sicurezza alimentare, ambientale ed economici. Resta aperta anche un’altra questione: mantenere invariato il divieto di importare prodotti trattati con ormoni nel rispetto della normativa vigente nel vecchio continente che garantisce standard di sicurezza alimentare più elevati.

E poi c’è la madre di tutte le battaglie: la tutela delle produzioni agro-alimentari italiane dalla contraffazione alimentare. Il cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding è molto diffuso sul mercato statunitense dove i prodotti alimentari made in Italy taroccati valgono quasi 20 miliardi. Secondo il ministro «è necessario individuare nuovi strumenti per difendere i nostri prodotti. Lavoreremo sulla possibilità di introdurre il divieto di evocazioni di colori, nomi, storie che possono richiamare l’Italia».

Trattativa complessa anche per quanto riguarda l’accesso al mercato americano dove «l’obiettivo è di migliorare la nostra capacità di superare confini più o meno visibili». C’è, naturalmente da affrontare il problema delle barriere tariffarie ma anche di superare gli altri ostacoli: cioè norme tecniche e restrizioni sanitarie e fitosanitarie che rendono difficile il commercio per l’olio extravergine di oliva («reagiremo con fermezza alle campagne diffamatorie», precisa il ministro) e l’ortofrutta. E poi è necessario difendere le altre produzioni sensibili per l’Italia: riso, carne bovina, suina e di pollame.

Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, mette i paletti dei produttori: «Le opportunità che vengono dall’accordo non devono fare sottovalutare i rischi di indebolire gli elevati standard di qualità e sicurezza alimentare presenti sul mercato europeo». Tradotto vuol dire «respingere il pressing delle multinazionali del cibo». Martina sa che il negoziato è in salita ma si augura che la «scelta degli Usa di partecipare all’Expo dove il tema centrale è quello di nutrire il pianeta possa servire per trovare un comune terreno di confronto e collaborazione».

La Stampa – 29 giugno 2014 

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