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Piano sanitario, da oggi il voto. Dubbi di legittimità, scontro Pdl-Lega sugli emendamenti di Coletto

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Sul Piano socio-sanitario del Veneto all’esame dell’assemblea regionale pende un dubbio di legittimità che potrebbe invalidarne l’approvazione: a sollevare il caso non è un kamikaze dell’opposizione ma l’assessore alla sanità, Luca Coletto. I tre emendamenti che presenterà stamani sollecitano la cancellazione delle norme che «vincolano» le decisioni della giunta ai pareri della quinta commissione e del consiglio in materia di schede ospedaliere, nomina del segretario della sanità e valutazione dei direttori generali delle Usl. «La Costituzione distingue tra il potere legislativo e quello esecutivo» afferma il leghista. Leggi anche Nomine, poteri, ospedali da chiudere: la maggioranza va allo scontro e Sanità la maggioranza si rompe

Aggiunge Coletto: «Questi ruoli, cui corrispondono diversi gradi di responsabilità, non possono essere confusi. Abbiamo chiesto un parere legale che ci ha confortati in questa convinzione. Prevedo che gli emendamenti saranno respinti ma ho il dovere di agire nel rispetto della legge».

Questione di lana caprina? Non proprio, perché in ballo c’è l’ultima parola sul capitolo più ghiotto dell’amministrazione, forte di 8,6 miliardi annui e di un “volume d’affari” che comprende 22 poli ospedalieri, 20 mila posti letto e 60 mila occupati. La Lega, egemone in giunta, non vuole spartire il primato; l’alleato Pdl, più manovriero in consiglio, lotta per mantenere una qualche facoltà decisionale.

«Non voteremo gli emendamenti di Coletto», taglia corto il capogruppo pidiellino Dario Bond «la maggioranza ha approvato all’unanimità il Piano in commissione e noi siamo coerenti. Non è questione di cavilli ma di sostanza politica». Paradossalmente, oltre al sostegno scontato dei consiglieri “padani” – annunciato, in verità senza troppo entusiasmo, dal capogruppo Federico Caner – un sì “legalitario” potrebbe arrivare da Verso Nord e (forse) dall’Idv ma ciò non basterà a evitare la clamorosa bocciatura dell’assessore e la conseguente incrinatura nell’alleanza che sostiene il governatore Zaia. Ma c’è di più. Accanto ai 3 emendamenti ufficiali, l’imprevedibile Coletto ne ha stilati altri 18 che investono i nodi della “governance” sanitaria, modificandone contenuti e termini rispetto al Piano in discussione.

Un autentico colpo di scena perché questo “pacchetto” non è stato concordato in sede di giunta, gli assessori pidiellini l’hanno disconosciuto e lo stesso Zaia si sarebbe dichiarato del tutto all’oscuro dell’iniziativa. Tant’è: a conclusione di un lungo vertice di maggioranza serale, il leghista ha accettato – a malincuore – di ritirarli. Fonti di Palazzo individuano il regista dell’operazione in Flavio Tosi, il sindaco di Verona e neo segretario lighista del quale Coletto è un devoto seguace. Obiettivo? Salvaguardare la longa manus tosiana minacciata dai drastici interventi prefigurati dal Piano e contenuti nelle imminenti schede ospedaliere: tagli, riconversioni, chiusure, declassamenti. A cominciare dal Veronese, dove più elevata è la spesa ospedaliera.

Sullo sfondo, ma non tanto, il top manager Domenico Mantoan. Artefice del risanamento dei disastrati conti ereditati dalla stagione galaniana, gode della fiducia del governatore e ha ottimi rapporti con Leonardo Padrin, l’influente pidiellino a capo della commissione sanità. Da tempo, però, sembra in rotta di collisione con Coletto. Oggi riprende la discussione: «Noi ascoltiamo tutti ma approveremo il Piano venerdì, come stabilito», sentenzia serafico il presidente dell’assemblea, Clodovaldo Ruffato. (Il Mattino di Padova – 14 giugno 2012)

La cronaca delle giornata di ieri

Si è concluso nel tardo pomeriggio di ieri il dibattito sul piano sociosanitario regionale. Questa mattina (a partire dalle 10.30) sono previsti l’intervento della capogruppo del Pd Laura Puppato e le repliche finali dell’assessore alla sanità Luca Coletto e dei due relatori Padrin e Sinigaglia. Poi l’aula entrerà nel vivo dell’esame e del voto degli emendamenti, che impegneranno le due giornate di giovedì 14 e venerdì 15. Ai 187 emendamenti depositati martedì, si sono aggiunti ieri tre emendamenti da parte della giunta e quelli preannunciati da relatore e controrelatore. Nella mattinata, in apertura dei lavori, le due relazioni di Leonardo Padrin e Claudio Sinigaglia, rispettivamente relatore e controrelatore del provvedimento. Quindi ha preso avvio il dibattito generale.

Clima incandescente in aula nel pomeriggio per l’assenza di molti esponenti di Pdl e Lega. Ma a far discutere sono soprattutto gli emendamenti “dell’ultima ora” della giunta che “sconfessano”, a detta di alcuni consiglieri, le scelte della V commissione.

«La maggioranza litiga sulla pelle dei cittadini, ma si guarda bene dal risolvere il problema delle liste di attesa o migliorare davvero il sistema sanitario veneto. Gli emendamenti dell’ultima ora della Giunta sconfessano le scelte della commissione». A dirlo è Antonino Pipitone, consigliere regionale di Italia dei Valori. «Il testo uscito dalla commissione Sanità – spiega il consigliere, medico di professione – prevede il parere obbligatorio e vincolante sulle schede ospedaliere e territoriali da parte del Consiglio regionale che così va ad esercitare i propri poteri di programmazione e indirizzo. L’assessore fa marcia indietro, ma noi di IdV non siamo affatto d’accordo. Il parere deve restare in capo al Consiglio». «Adesso – dice Pipitone – la guerra intestina e sotterranea Coletto-Padrin si trasforma in conflitto palese. Purtroppo il menefreghismo di Pdl e Lega, vergognosamente assenti oggi pomeriggio in aula, accende le polveri di un conflitto che ha come unico interesse il potere, non certo la salute dei cittadini»

Ma tornando agli interventi della giornata in mattinata il capogruppo di Italia dei Valori Gustavo Franchetto ha analizzato quelli che, a suo giudizio, sono i punti più carenti che necessitano di miglioramenti. “Questo piano è un’occasione perduta – ha detto – perché non ha il coraggio di toccare l’impianto istituzionale della ‘governance’ sanitaria a partire dallo strapotere dei direttori generali delle Ulss che continuano ad essere figure fortemente ambigue in quanto partecipano contemporaneamente alle scelte, le attuano e le finanziano senza alcun contropotere di bilanciamento”. Secondo aspetto al quale il piano non pone rimedio – secondo Franchetto – sono le liste d’attesa che continuano a rimanere lunghissime, anche nei casi più gravi di malati affetti da neoplasie. Per risolvere questo problema, secondo l’Idv, andrebbe rimodulata completamente l’organizzazione quotidiana e settimanale degli orari di ambulatori specialistici e centri diagnostici e bisognerebbe istituire un numero unico regionale per metter in rete tutti i Centri di prenotazione. Il capogruppo dell’IDV ha espresso perplessità anche a proposito dell’organizzazione della rete ospedaliera veneta che il piano prevede di suddividere, in ciascuna provincia, in ospedali centrali, i cosiddetti hub, attorno ai quali far ruotare quelli minori, gli spoke, che rischiano di essere ospedali di serie B. “Questo piano – ha concluso Fianchetto – appare circondato da una bella cornice che presenta nobilissimi intenti assistenziali rivolti al cittadino in quanto persona e attente analisi di scenario epidemiologico. Ma dentro questa bella cornice ci sono pochi contenuti e mancano indicazioni sulle scelte da fare nel territorio per ridurre gli sprechi senza diminuire la qualità dei servizi”.

Il capogruppo di Verso Nord Diego Bottacin, in merito all’appello di Padrin ad approvare in fretta il piano, ha osservato che tale urgenza appare un po’ strana dopo 16 anni di attesa. “E il piano oggi in discussione si presenta già rinunciatario sotto questo aspetto – ha scandito – perchè, per pavidità, non fissa tempi e modalità serie di programmazione”. “Questo piano – ha ribadito l’esponente di Verso Nord – abdica al suo ruolo di essere uno strumento-guida in quanto non disegna una griglia sufficientemente stretta di programmazione che allontani il rischio della discrezionalità delle scelte, confermata anche dalle recenti dichiarazioni estemporanee del Presidente Zaia sulla nascita di un non meglio definito Policlinico veneto”. “Questo piano – ha aggiunto – esprime l’incapacità politica di assumere da parte del Consiglio la responsabilità piena della programmazione, mentre pretende che l’organo di programmazione ingerisca nei processi di gestione e attuazione”. “Poiché non vengono definiti parametri certi sul riparto finanziario e sui costi standard – ha concluso – il piano rinuncia anche ad una scommessa seria sulla qualità del ‘management’ al punto che i problemi organizzativi sono, non di rado’ demandati agli stessi medici primari. Allo stesso modo non affronta la riforma del meccanismo delle nomine, anche del personale sanitario, che prosegue nel nome della lottizzazione. Verso Nord, invece, propone che la scelta delle figure apicali sia affidata ad una agenzia esterna, qualificata e super partes”.

Il capogruppo del Pdl Dario Bond ha espresso apprezzamento per la nuova figura del direttore generale della sanità che, per le modalità stesse della sua nomina, garantirà un forte collegamento tra Giunta e assemblea legislativa assicurando quindi possibilità di controllo condiviso da parte dei legislatori regionali. Quanto ai direttori generali delle Ulss Bond, in dissenso da Franchetto, ha apprezzato il ridimensionamento del loro ruolo imposto dal nuovo piano con la valutazione annuale della loro attività ad opera di tre diversi soggetti. Bond ha poi sottolineato la necessità di chiarire meglio il ruolo dei dipartimenti di prevenzione e ha valutato positivamente l’impegno previsto dal piano di completare l’informatizzazione delle strutture sanitarie e della modalità di erogazione dei servizi. Quanto all’applicazione del piano, Bond ha auspicato che schede ospedaliere e territoriali rispettino le linee-guida indicate dal piano e siano fortemente ancorate alla realtà. “E’ impressionante – ha aggiunto – lo scenario epidemiologico che il piano descrive area per area: ciò impone ai legislatori regionali di intensificare, con opportune iniziative legislative, le verifiche ambientali per individuare le cause di specifiche patologie, in primis quelle oncologiche”. Quanto alla rete ospedaliera Bond ha osservato che la distinzione in diversi livelli di specializzazione degli ospedali è un’indicazione che potrà essere aggiornata e modificata in progress. Bond si è, infine, soffermato sulle aree che presentano specifici problemi come la montagna e la laguna, osservando che questo piano affronta con intelligenza queste particolari situazioni. “Resta tuttavia ancora aperta – ha concluso – la questione degli ospedali veneti che stanno perdendo capacità di attrarre pazienti e danno vita a fenomeni di mobilità passiva. Serve una ulteriore riflessione da parte nostra su come invertire questa tendenza per confermare l’alta qualità della sanità veneta”.

Per Raffaele Grazia dell’Udc “quello in discussione non è un piano, perché non contiene un’idea, non specifica che cosa bisogna tagliare, modificare o integrare, e non indica chi dovrebbe attuare la nuova organizzazione. Questo documento contiene solo generiche linee guida”. A preoccupare è soprattutto il trend della spesa sanitaria, passata dai 4,5 miliardi di euro del 2000 agli 8,6 miliardi del 2012, ha ricordato Grazia. “In questi anni abbiamo sperperato – ha affermato Grazia – per inseguire campanilismi, per portare alte specialità e sofisticate strumentazioni diagnostiche in ogni singola realtà geografica. In Veneto, per esempio, abbiamo 4 Pet-Tac, quando ne potrebbe bastare una se utilizzata in maniera intelligente e razionale”. Sul fronte delle risorse Grazia ha ricordato che la nuova bozza di piano nulla dice sulla ripartizione delle risorse tra i diversi territori, ignorando quel criterio dei “costi standard” che il Veneto rivendica invece nei confronti di Roma e delle altre Regioni. Il nuovo documento programmatorio, secondo Grazia, contiene alcune novità interessanti nelle linee guida: sposta il fulcro del sistema di cure dall’ospedale al territorio, “anche se – ha aggiunto – lo sviluppo della medicina territoriale dovrebbe essere sostenuto e reso omogeneo tra le diverse aree del Veneto”, razionalizza la rete ospedaliera organizzando gli ospedali sui due livelli ‘hub’ e ‘spoke’ (“ma la catalogazione non dovrà essere rigida e rispettare la qualità delle esperienze presenti nel territorio”). “Nel nuovo piano però manca un’idea di governance – ha osservato Grazia – Abbiamo indicato una dimensione ottimale per le aziende sanitarie tra i 200 e i 300 mila abitanti, criterio preferibile alle sette Ulss provinciali, che avrebbero confini illogici e datati. Ma anche l’indicazione attuale non affronta il problema del riordino della rete ospedaliera, che in alcune aree concentra anche quattro ospedali nel raggio di 25 chilometri. Meglio sarebbe definire i confini delle Ulss sulla base dei flussi di prestazione e quindi delle reti di trasporto”. Altra carenza del nuovo piano – ha aggiunto – è il silenzio sulle modalità di finanziamento delle nuove strutture ospedaliere e su come coprire le rate dei project financing già avviati. “Questo piano si concretizzerà, cioè diventerà davvero piano – ha concluso Grazia – quando andremo a definire le schede, cioè a tradurre le idee in progetti. Mi auguro che il Consiglio voti con libertà e attenzione questo piano, senza finire sotto scacco di volontà conservatrici esterne, che nascondono un’idea di gestione sanitaria orientata più al business che al bene dei cittadini.

Per Graziano Azzalin (Pd) il vero terreno di confronto sul piano si trasferisce ora dal documento agli emendamenti. “Apprendiamo che la Giunta e la maggioranza intende presentarne di nuovi – ha osservato – ciò mi meraviglia perché in questi mesi c’è stato tutto il tempo per confrontarci e discutere”.Il dibattito prosegue nel pomeriggio.

Alla ripresa dei lavori nel pomeriggio, intervenendo a nome della Lega Nord, Sandro Sandri, ex assessore alla sanità veneta, ha rigettato le accuse mosse dal controrelatore Sinigaglia sul ‘preteso buco’ della sanità veneta. “La partita degli ammortamenti non sterilizzati – ha specificato l’esponente della Lega – è diversa da quella della gestione dei servizi sanitari. I conti della sanità veneta sono sempre stati in ordine, monitorati periodicamente dal cosiddetto ‘tavolo Massicci’, e hanno consentito di pagare anche servizi aggiuntivi ai cittadini veneti”. Quanto al piano sociosanitario regionale, Sandri l’ha definito un “buon piano”, che potenzia la rete territoriale superando la logica ‘ospedalocentrica’. Per Sandri il piano dà la giusta dimensione alle Ulss: il loro numero non può derivare dall’esigenza di risparmiare sui costi della dirigenza, ma dall’analisi dei flussi dei pazienti e della capacità di attrazione dei diversi ospedali. Ulss troppo grandi rischiano di essere troppo costose. Ciò che conta, devono essere i servizi resi ai cittadini. Entrando nel merito dell’articolato, Sandri ritiene “doveroso” che la figura del direttore generale della sanità, massima figura amministrativa nella gestione del comparto, sia di nomina del presidente della Giunta ed esprime forti perplessità sulla triplice valutazione annuale alla quale dovrebbero essere sottoposti i direttori generali: “Un sistema quello proposto dalla bozza di piano – ha detto Sandri – che inchioderà la sanità veneta istituendo un meccanismo troppo complesso composto da ben tre commissioni”. Infine, Sandri ha assicurato il proprio sostegno alla proposta di istituire un fondo dedicato agli investimenti per le strutture ospedaliere, mentre ha espresso forti riserve sul parere “obbligatorio e vincolante” della commissione consiliare previsto per le nuove schede ospedaliere e territoriali. “Cari colleghi, così facendo – ha detto Sandri, a nome della Lega – andremo ad assumerci una responsabilità che non credo competa al ruolo programmatorio del Consiglio. Le scelte vincolanti del Consiglio potrebbero portare la Giunta al commissariamento, per mancato rispetto degli obiettivi di bilancio”.

Per Pipitone (IdV) il piano in discussione applica un modello anglosassone (hub e spoke) alla riorganizzazione della rete ospedaliera, pretendendo di ridurre a 30 la rete delle attuali 80 strutture ospedaliere attive in Veneto. “Se volessimo davvero applicare le linee di indirizzo di questo piano – ha puntualizzato Pipitone – dovremo chiudere almeno il 50 per cento degli ospedali attualmente esistenti. Chiaro che il modello ‘hub e spoke’ è una scatola vuota, ciò che conta saranno le schede ospedaliere”. Il piano, inoltre – ha osservato Pipitone – non affronta il problema della diversa ripartizione delle risorse, per attuare la cosiddetta territorializzazione delle cure, né come limitare la fuga dei pazienti verso altre regioni, la cosiddetta ‘mobilità passiva’. Né indica come superare l'”intollerabile problema delle liste di attesa”. Infine Pipitone ha stigmatizzato il braccio di ferro in corso tra la Giunta, che vuole cancellare il lavoro della commissione, e il Consiglio che nel nuovo piano ha voluto affermare le proprie responsabilità di indirizzo e controllo.

Stefano Fracasso (Pd), dopo aver denunciato la pressochè totale assenza degli esponenti della maggioranza, ha comparato la spesa sanitaria del Veneto, che in dieci anni è raddoppiata arrivando agli 8,6 miliardi di euro del 2012 (senza contare la spesa privata calcolabile nell’ordine di 1,2 miliardi), con il Pil della Regione che nello stesso arco di tempo è aumentato del 31 per cento. “Non ci sono le condizioni di finanza perché il fondo sanitario nei prossimi dieci anni possa raddoppiare ancora – ha detto Fracasso – La vera difficoltà di questo piano sarà conciliare la domanda crescente di servizi a fronte di una disponibilità finanziaria calante. Obiettivo davvero difficile da perseguire senza far riferimento a strumenti efficaci di governo, come i costi standard e le prestazioni standard”. Per Fracasso il piano non dice nulla dice su questo e si prospetta quindi per i veneti una crescente insoddisfazione della domanda di cura, soprattutto per i non autosufficienti e i soggetti più fragili.

Per Sergio Reolon, sempre del Pd, il piano “non esprime audacia di visione strategica ed efficacia di azione modernizzatrice”. “Nel 2013-14 il Veneto riceverà circa 600 milioni di euro in meno per la sanità – ha ricordato Reolon – ma il piano non affronta il problema della riduzione delle risorse”. I diritti dei cittadini, l’equità dei servizi, le garanzie di accesso universale alle cure rimangono, secondo Reolon, sullo sfondo del documento di programmazione. “Chi ha scritto questo documento, che non può essere definito piano – ha detto Reolon – non ha fiducia nella capacità della politica di fare delle scelte. Il piano è infatti un documento vuoto, che affida le decisioni vere alle successive schede, che saranno il frutto di mercanteggiamenti e compromessi poco trasparenti”. Reolon ha, infine, preannunciato emendamenti per il riconoscimento della specificità bellunese.

Bruno Pigozzo (Pd) ha criticato la scarsa integrazione presente nel piano tra sanità e sociale. A esserne penalizzati – ha spiegato Pigozzo – sono i disabili, i non autosufficienti, i soggetti più fragili, soggetti a ticket, lunghe liste di attesa, obbligo di compartecipazione a rette e spese per i servizi residenziali e diurni che, se gestiti dal pubblico, costano il doppio rispetto al privato-sociale.

Polemico con gli emendamenti distribuiti dalla Giunta l’intervento del capogruppo dell’Udc Stefano Valdegamberi. “La Giunta sta smentendo il lavoro della commissione, esautorando il Consiglio dalle proprie responsabilità di indirizzo e di programmazione – ha detto Valdegamberi – L’assessore e la Giunta vogliono cancellare il parere vincolante e obbligatorio della commissione Sanità sulle future schede, impedendo così al Consiglio di tradurre i principi generali del piano in scelte coerenti. Così facendo, si mina il significato stesso del piano. Se la Giunta persevera nel voler far approvare questi emendamenti, il piano ritorna in commissione”.

Anche Gennaro Marotta, consigliere di Italia dei Valori, ha evidenziato l’incompletezza del piano e l’assenza di una maggioranza coesa che lo sostenga, come si evince – ha detto – dagli emendamenti dell’ultima ora presentati dalla Giunta, in merito ad approvazione delle schede, valutazione dei direttori generali, istituzione di un fondo sanitario per investimenti e ammortamenti non sterilizzati. “Emendamenti che smentiscono il lavoro della commissione – ha osservato Marotta – e che, peraltro, non affrontano, uno dei nodi più spinosi della sanità veneta, ovvero su come finanziare nuovi ospedali e riconversioni e come affrontare l’onere delle opere realizzate con finanza di progetto”.

Ultima a prendere la parola Laura Puppato, capogruppo del Pd, che ha tuttavia rinviato a domani il proprio intervento in polemica con l’assenza pressochè totale dei consiglieri di maggioranza. Laura Puppato ha stigmatizzato l’atteggiamento della maggioranza e della Giunta (presenti in aula gli assessori Coletti, Sernagiotto, Stival e Finozzi, ndr) su un provvedimento che – ha ricordato – vale il 75 per cento del bilancio regionale e riguarda i diritti e il benessere di tutti i veneti.

14 giugno 2012

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