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Piano sanitario Veneto: ecco le dichiarazioni di voto dei consiglieri

Questo pomeriggio, dopo le conclusioni del relatore Leonardo Padrin, e del conrelatore di minoranza, Claudio Sinigaglia, si sono susseguite le dichiarazioni di voto dei consiglieri. Di seguito una sintesi. Il piano ha avuto i voti a favore del Pdl e della Lega, contrari Partito Democratico, Italia dei Valori, Verso Nord e Unione Nordest. Astenuti l’Udc e Bortolussi

“Il nodo più complesso – ha affermato Gustavo Franchetto capogruppo dell’Idv – rimane quello delle liste d’attesa per le visite specialistiche, lunghissime nelle strutture pubbliche, brevissime in quelle private, e delle liste d’attesa per eccedere ai centri che accolgono i cittadini affetti da malattie invalidanti come l’Alzheimer”.

“Di questi problemi e delle proposte per risolverli – ha aggiunto – nel piano non ci sono tracce apprezzabili visto che tutto è stato ridotto ad un ordine del giorno. Franchetto si è poi soffermato sulla necessità di dare garanzie alla salvaguardia degli ospedali per acuti, garanzie che, suo giudizio, nel piano non sono sufficientemente certe. “In conclusione – ha detto – il nostro voto è contrario augurando al Presidente Zaia, in qualità di ‘direttore d’orchestra’ in questa occasione per la verità un po’ distratto, di avere, in futuro, l’occasione di dirigere opere migliori”.

Mariangelo Foggiato consigliere di Unione Nordest ha osservato, riferendosi alle dichiarazioni del Presidente Zaia, che “non necessariamente un piano nuovo deve essere anche buono se no corregge le storture dell’esistente”.”Il Veneto – ha affermato – oggi chiede continuità dei servizi con precise garanzie soprattutto rispetto alle liste d’attesa e da questo punto di vista bisognerebbe fare maggiore chiarezza sulle prestazioni private dei medici che operano nel servizio pubblico. C’è poi il problema dei pronto soccorso che in alcuni ospedali sono gironi danteschi”. “Credo – ha concluso Foggiato – che le eccellenze concentrate in pochi e grandi centri superspecializzati (di serie A) non devono abbagliare distraendo dalla continuità dei servizi sanitari omogenei su tutto il territorio che non devono diventare di serie B. Temo anche una sorta di lombardizzazione del sistema sanitario veneto a vantaggio dei privati. Il mio voto è, quindi, contrario”.

Per Stefano Valdegamberi capogruppo dell’Udc il piano avrà un’apertura di credito da parte del suo gruppo in quanto in esso vanno riconosciuti principi condivisibili anche se le conseguenti scelte operative sono rinviate a successive deliberazioni sulle quali il Consiglio e la sua commissione potranno esprimersi con facoltà decisionale. Molto da fare – ha aggiunto Valdegamberi – c’è soprattutto negli aspetti più sociali dell’assistenza sanitaria e, a questo proposito, va detto che nuovi poteri attribuiti al Consiglio regionale indeboliscono quelli dei Sindaci. “Il voto dell’Udc – ha concluso Valdegamberi – sarà, comunque di astensione a titolo, come ho detto, di apertura di credito ma che non sarà a tempo indeterminato”.

Decisamente negativo il voto del “Gruppo Misto – Verso Nord” annunciato da Diego Bottacin secondo il quale questo piano avrebbe dovuto anche e soprattutto scongiurare le ingerenze politiche sulla sanità, ridisegnare la mappa delle Ulss riducendone il numero, diminuire e riconvertire gli ospedali, razionalizzare e unificare i servizi per evitare sprechi, instaurare il principio dei costi standard. “Poiché niente di tutto questo è presente nel piano per evidente mancanza di coraggio – ha concluso Bottacin – il nostro su questo piano che consideriamo un clamoroso fallimento politico della maggioranza non può essere che contrario”.

Laura Puppato capogruppo del Pd, anche rispondendo all’intervento di Zaia, ha ripercorso il lungo iter che ha portato a questo piano il quale – ha precisato – è decisamente caratterizzato da “luci e ombre” fatto, questo, che impedisce il voto positivo del Pd. I motivi delle perplessità del Pd – ha spiegato la capogruppo – risiedono, anzitutto, nella mancanza di coraggio nell’identificazione dei livelli essenziali di assistenza sociale sui quali parametrare i servizi sul territorio”.”Un altro aspetto grave – ha aggiunto – riguarda l’abdicazione al ricorso all’addizionale Irpef, che sarebbe stato necessario proprio per contribuire alla realizzazione di servizi sociali più aderenti alle esigenze della popolazione e alle particolari esigenze della varie aree del Veneto. C’è anche da sottolineare – ha continuato Puppato – che molto limitate continuano ad essere le risorse per la prevenzione e assai scarno il capitolo relativo ai modi per superare le liste d’attesa che, in tal modo, rimane un problema ancora tutto da affrontare”. “Queste ed altre le zone buie – ha concluso – sulle quali nei prossimi mesi bisognerà concentrarsi per far luce e contestualmente sarà necessario impegnarsi per la definizione delle schede che fisseranno le dotazioni e l’articolazione dei servizi sanitari dei singoli ospedali”.

Per Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) le scelte di ‘governance’ fatte dal piano sono ambigue, perché non fanno chiarezza tra competenze della Giunta e quelle del Consiglio e finiscono per travalicare i rispettivi ruoli istituzionali. “Al centro della discussione sul piano non ci sono stati i cittadini e il miglioramento dei servizi – ha detto Pettenò – ma solo la gestione del potere in un settore che vale 8,6 milioni di euro. In questo piano è mancato il coraggio della classe politica veneta, che non ha saputo tagliare burocrazia e migliorare i servizi”.

Dario Bond, capogruppo del Pdl, ha evidenziato il fenomeno della mobilità dei pazienti veneti verso le strutture sanitarie di altre regioni. “La mobilità ospedaliera – ha avvertito Bond – rappresenta il termometro della sanità veneta. L’eccellenza della nostra sanità ha evidentemente alcune lacune: il piano non definisce, ad esempio, dove i pazienti oncologici possono rivolgersi, non delinea una rete specifica per le cure oncologiche”. Bond ha auspicato un accordo bipartisan sulla sanità, per fronteggiare l’annunciato taglio delle risorse da Roma: “Ecco perché è giusto affidare alla commissione – ha spiegato difendendo la scelta del Pdl di bocciare le richieste della Giunta – il potere vincolante sulle schede ed avere una figura di garanzia ai vertici della sanità veneta, nominato dal Consiglio”.

Federico Caner, capogruppo della Lega, ha difeso il lavoro svolto dalla maggioranza, pur ammettendo che “sugli emendamenti presentati dall’assessore Coletto questa maggioranza non si è comportata molto bene”. “Ma se ora approviamo il nuovo piano sociosanitario, a 16 anni dal precedente – ha detto Caner – è perché questa maggioranza è riuscita a fare riforme importanti , come lo statuto e il regolamento”. Caner ha poi smentito i detrattori della classificazione degli ospedali in “hub & spoke”, spiegando che la diversificazione in due livelli non sancisce una diversa qualità del servizio, ma assegna solo ad alcuni servizi in più alle strutture “hub”. “Questo piano non chiude nessun ospedale – ha chiarito Caner – ne riconverte alcuni in strutture territoriali, valorizza gli operatori sanitari e sociosanitari e introduce le novità dei costi standard e delle reti cliniche (per urgenza-emergenza, oncologia, diabete, invecchiamento cerebrale,e altre patologie complesse)”. “Se coraggio è mancato in questo piano – ha concluso Caner – è stato sul numero delle Ulss. Ai veneti non interessa il numero dei direttori generali, interessano i servizi. E riduzione del numero delle Ulss non significa chiudere ospedali o diminuire i servizi, ma solo tagliare i costi della burocrazia”.

20 giugno 2012

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