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Piegato l’alimentare di Norcia. Molte imprese erano ripartite ma dopo l’ultima scossa rischiano di doversi fermare. Salumifici e aziende del lattiero-caseario in ginocchio

La cattedrale di San Benedetto, a Norcia, è diventata quasi subito la tragica icona della devastazione provocata dal l’ultimo terremoto. La splendida Basilica aveva resistito alle scosse di agosto e del 26 ottobre. Ma il sisma del 30 ottobre l’ha spazzata via. Rimane in piedi soltanto parte della facciata: il campanile, il tetto e il corpo centrale si sono sbriciolati. E intanto le immagini del crollo con le corse affannate delle suore con i volti segnati dalla disperazione hanno fatto il giro del mondo.

Eppure fino a domenica Norcia è stata un simbolo di successo visto che negli anni si è ritagliata una nicchia nell’avvento del nuovo turismo sostenibile legato alla qualità di vita e alla valorizzazione dei prodotti locali . Come insaccati, prosciutti e salumi i cui produttori ora sono stati colpiti duramente e sono praticamente in ginocchio. «Non c’è rimasto assolutamente nulla. Abbiamo urgentemente bisogno di acqua per i nostri animali, e di un recinto elettrificato per proteggerli dai lupi, ma alimentato a pannelli solari perché non c’è corrente», avverte Valentina Fausti, giovane imprenditrice che nel 2013 ha raccolto il testimone del padre subentrando nell’azienda di famiglia, quella che qui a Norcia produce un prosciutto unico al mondo, finito anche sulla tavola della Casa Bianca ricevendo i complimenti di Michelle Obama. Poco fuori dal centro storico c’è infatti tutta un’area, quella industriale, distrutta dal terremoto con attività compromesse, danneggiate, costrette a chiudere. Quelle che oltre a rappresentare la fonte di reddito di famiglie e lavoratori, realizzano quei prodotti dell’enogastronomia che hanno reso celebre Norcia in tutto il mondo. «Ho sentito alcuni imprenditori che erano ripartiti nelle settimane scorse, magari solo con con metà capannoni agibili, ora dopo l’ultima scossa rischiano di doversi fermare», avverte Aurelio Forcignanò direttore generale di Confindustria Umbria che avverte come i danni ancora non siano stimabili, ma l’emergenza è sotto gli occhi di tutti: «C’era e c’è tuttora grande voglia di farcela, ma dopo l’ultima scossa si è diffusa anche molta sfiducia».

Qui nella zona tutto il settore agroalimentare è di casa. Miracolosamente il raccolto delle lenticchie di Castelluccio, il tradizionale legume che accompagna le festività di fine anno, è salvo visto che si è svolto come previsto dal disciplinare, entro il mese di agosto (di questa rinomata produzione Igp vengono prodotte un milione e 600mila chilogrammi). Ma il futuro è più che incerto visto che il piccolo centro della piana famoso in tutto il mondo per la fioritura delle lenticchie tra giugno e luglio, è ormai un paese fantasma. Completamente isolato.

In ginocchio anche altre produzioni, come quelle lattiero casearie, tra le più colpite. «Alcuni ce la fanno a ripartire, altri no», aggiunge Forcignanò. Che sottolinea una minaccia ancora più grande che rischia di colpire tutta la Regione. E cioè quella del crollo del turismo: «Il fenomeno ha colpito anche zone lontane dal sisma come Orvieto, Perugia o Città di Castello. In media a settembre c’è stato un calo in tutta la Regione del 10%, ma con punte dal 40 al 100% per le zone più colpite». Un settore quello turistico che ha un grande indotto e che per l’Umbria conta molto.

Sembrerebbero meno colpite le zone industriali – come quella di Foligno dove c’è un dinamico polo dell’aerospazio – , e sono tutti da verificare danni in altri grandi aziende. Nella zona di Spoleto ci sono famosi produttori di olio come la Monini e Costa d’oro. Un’altra importante azienda, l’acqua Tullia – leader delle acque minerali – ha subito lievi danni, ma si è vista costretta «a sospendere l’attività – avverte Forcignanò – per fare delle verifiche tecniche sulla qualità dell’acqua». Su tutto il sistema produttivo pesano poi i disagi sulla viabilità, come quelli della Valnerina il cui sistema stradale è stato colpito duramente.

Marzio Bartoloni IL Sole 24 Ore – 1 novembre 2016

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