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Più tagli agli ospedali pubblici. Anaao: «A rischio sicurezza pazienti»

La decisione di confermare, ”malgrado le proteste di Regioni e sindacati, il taglio ai posti letto ospedalieri ma, incomprensibilmente, con incremento della quota destinata al settore pubblico (un migliaio di posti in più) rappresenta un fatto grave ma non sorprendente”.

Così il segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed, Costantino Troise, intervistato dall’agenzia Ansa, commenta l’emendamento presentato ieri dalla commissione Bilancio al decreto sulla Spending review e che innalza, almeno al 50% sul totale, la quota di posti letto da tagliare negli ospedali pubblici.

”Siamo di fronte – afferma Troise – ad un’ulteriore prova della volontà di impoverire la sanità pubblica, svuotarla di competenze professionali, innovazioni tecnologiche e risorse strutturali, per incentivare la ulteriore privatizzazione del sistema sanitario. Un sistema sanitario pubblico povero e per i poveri: questo è il disegno nemmeno tanto velato”.

Insieme al ”definanziamento ed alla riduzione progressiva degli organici – rileva il segretario Anaao – il taglio di 50.000 posti letto pubblici negli ultimi 10 anni, rende difficile rispondere ad una domanda di prestazioni sempre più numerose e complesse. I medici vengono abbandonati tra l’incudine di un aziendalismo orientato solo a spendere meno ed il martello di cittadini alla ricerca di un colpevole, sempre e comunque, per qualunque evento avverso si registri in ospedale, causa entrambi di livelli di contenzioso, anche penale, senza eguali in Europa”.

Secondo Troise, ”l’azzeramento dei finanziamenti per le fasce sociali deboli e la carenza di alternative territoriali trasformano l’ospedale in un luogo in cui è difficile entrare ed ancora più difficile uscire. Quando riesploderà l’ennesimo scandalo dei Pronto Soccorso sovraffollati e trasformati in impropri, e spesso non dignitosi, reparti di stazionamento in attesa del miraggio di un posto libero – conclude Troise – nessuno caschi dalle nuvole fingendo di non conoscere ciò che ha provocato”.

27 luglio 2012 – quotidianosanita.it

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