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Posti di lavoro. L’Istat certifica la scure sull’occupazione

A marzo i posti di lavoro nelle grandi imprese sono scesi dello 0,8 % annuo al lordo dei dipendenti in Cig e dell’1,5 % al netto dei dipendenti in Cassa integrazione. Giù anche la retribuzione lorda

Le grandi imprese italiane accusano il colpo della crisi. E il numero dei dipendenti scende: secondo i dati diffusi ieri dall’Istat, nel mese di marzo, l’occupazione nelle grandi aziende, al lordo dei dipendenti in Cassa integrazione guadagni, ha segnato un calo dello 0,1% rispetto al mese precedente (-0,2% al netto della Cgi). Ancor più pesante il bilancio rispetto allo stesso periodo 2011 con l’occupazione che è scesa dello 0,8% al lordo dei dipendenti in Cig e dell’1,5% al netto dei dipendenti in Cassa integrazione. Inoltre, l’Istat ha un aumento del numero di ore lavorate per dipendente rispetto a marzo 2011 dello 0,2 per cento (al netto dei cassintegrati). Ha registrato, invece, una flessione la retribuzione lorda per ora lavorata (-0,6% rispetto al mese precedente). In termini tendenziali l’indice grezzo è lievitato dello 0,7 per cento. Rispetto al marzo dello scorso anno, la retribuzione lorda per dipendente (al netto dei dipendenti in Cig) è invece cresciuta dello 0,8% e il costo del lavoro è salito dello 0,9 per cento. Considerando la sola componente continuativa, l’aumento della retribuzione lorda per dipendente è dell’1,5 per cento. Nel dettaglio dei diversi comparti della produzione, l’industria ha segnato a marzo, su base mensile, una situazione stabile dell’occupazione (misurata al netto della stagionalità e al lordo della cig) e al netto una diminuzione dello 0,5% per cento. A livello tendenziale gli indici grezzi sono scesi del-l’1,4% al lordo dei dipendenti in cig e del 2,9% al netto. Nei servizi, l’occupazione ha regisrato, in termini congiunturali, una diminuzione dello 0,1% sia al lordo, sia al netto della Cig. Gli indici grezzi hanno accusato, in termini tendenziali, una variazione negativa dello 0,5% al lordo della cig e dello 0,7% al netto.

Si lavora meno nel settore delle costruzioni (-3% il calo occupazionale); la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria condizionata (-2,1%); le attività manifatturiere (-1,4%). In controtendenza fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento ( 0,7%); attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese ( 2,2%); commercio (1%) e servizi di informazione e comunicazione ( 0,9%). Nelle grandi aziende italiane, infine, mentre le ore lavorate per dipendente diminuiscono rispetto a febbraio 2012 dello 0,2% rispetto a marzo 2011 (al netto degli effetti di calendario, segnano un calo dello 0,6%), è cresciuto il ricorso alla Cassa integrazione guadagni utilizzata a marzo per 35,5 ore ogni mille ore lavorate, con un aumento tendenziale di 6,9 ore ogni mille ore lavorate. Nell’industria le grandi imprese hanno utilizzato a marzo 80,9 ore di Cig ogni mille ore lavorate, con un aumento di 16,6 ore rispetto allo stesso mese del 2011. Nei servizi, si è passati a 9,8 ore di Cig per mille ore lavorate con un incremento di 1,8 ore. È evidente, dagli ultimi, gravi, dati Istat e da quelli del-l’Inps, che ancora per la crescita non é stato fatto nulla. L’economia italiana affonda sempre più – ha detto in una nota il vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi – Il nuovo calo dell’occupazione parla chiaro: il governo non ha più tempo da perdere. Ora è necessario un taglio delle tasse per famiglie, pensionati ed imprese. Questa è l’unica strada percorribile per aumentare i consumi e perchè, le imprese inizino ad investire. Le risorse per fare questo ci sono. Bisogna tagliare nella politica e nella Pubblica Amministrazione. Italia dei Valori ha illustrato come tagliare sui costi della politica ottenendo un risparmio di circa 10 miliardi di euro: si inizi da qui.

Ansa – 30 maggio 2012

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