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Potenziale di fertilità ridotto tra i ragazzi esposti ai Pfas. Il dato emerge da una ricerca condotta su 212 giovani da una équipe dell’Università di Padova

Il Mattino di Padova «Sicuramente è un passo in avanti per la medicina, ma è anche il primo studio scientifico che dimostra come i Pfas riducano del 40% il testosterone, quindi potrebbe anche essere utilizzato dall’autorità giudiziaria». Lo sa bene Carlo Foresta che sui Pfas è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Vicenza per disastro ambientale, visto che proprio nell’area veronese-vicentina, e in parte anche nel padovano, tra Montagnana e Borgo Veneto, l’inquinamento delle sostanze potrebbe aver influito significativamente sulla salute dei residenti. E proprio di quella zona sono le madri dei 212 ragazzi (maschi e femmine), tra i diciotto e i vent’anni anni, su cui l’unità operativa complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale dell’Università di Padova ha condotto la ricerca sugli effetti da Pfas.

Coordinati da Carlo Foresta e Andrea Di Nisio, i ricercatori hanno valutato lo sviluppo e la funzione testicolare dei giovani esposti all’inquinamento da composti perfluorurati: «Confrontando i risultati con quelli ottenuti in un analogo gruppo di controllo di giovani non esposti a questo inquinamento – spiega Foresta – è emerso che negli esposti la distanza ano-genitale, determinata dalla stimolazione del testosterone in fase fetale, era significativamente inferiore. Questi risultati suggeriscono un’interferenza in fase embrionale sullo sviluppo del sistema riproduttivo e i Pfas possono essere coinvolti. Nei soggetti esposti, anche il volume testicolare risulta essere ridotto, così come la lunghezza dell’asta del pene».

«Infine – sottolineano i ricercatori – abbiamo osservato una concomitante riduzione del potenziale di fertilità, sebbene entro i limiti di normalità, che potrebbe essere un fattore di rischio di infertilità».Recenti studi hanno riportato conseguenze sulla salute pubblica a diversi livelli nelle popolazioni esposte a elevate dosi dei Pfas. L’organismo li scambia per ormoni, interferendo con l’azione delle ghiandole endocrine e causando malattie a breve e a lungo termine.

Queste sostanze possono alterare l’equilibrio ormonale, fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: «Le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive – chiarisce Foresta – dall’infertilità, all’abortività, fino all’endometriosi, ma con questo non voglio creare allarme. L’effetto non è automatico. Molte di queste patologie associate all’inquinamento da Pfas si sviluppano in organi sensibili agli ormoni testicolari, ed in particolare al testosterone. Sulla base di questo dato abbiamo dimostrato in sistemi cellulari in vitro che i Pfas si legano al recettore per il testosterone, riducendo di oltre il 40% l’attività indotta da questo ormone. Nel maschio il testosterone è fondamentale per lo sviluppo uro-genitale. L’elevata presenza di Pfas all’interno della circolazione fetale in donne in gravidanza residenti in zone inquinate potrebbe determinare anomalie». A Montagnana e Borgo Veneto sono avvisati. La Procura di Vicenza anche. —

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