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Premi in denaro ai dipendenti-spia anticorruzione. Il M5s propone di incentivare le denunce nella pubblica amministrazione. Ma il Pd ha presentato un’altra legge

La proposta: un premio in denaro e la possibilità di presentare anche denunce anonime I dem hanno già depositato un’altra legge: nessun vantaggio economico per chi segnala. Il Pd “scippa” a M5S la legge sulla “gola profonda” che, in un ente pubblico o in un’azienda privata, denuncia la corruzione. Al punto che M5S è intenzionato a ritirare la legge. Per parare il colpo il Pd ne presenta una tutta sua firmata Ferranti. Non solo.

Il Pd elimina pure dalla proposta dei grillini un paio di norme che avrebbero potuto consentire, a quello che gli americani da anni hanno battezzato “whistlerblower”, un decisivo salto di qualità contro il malaffare. Un premio in denaro, tra il 5 e il 15% dell’importo recuperato, e la possibilità di presentare anche denunce anonime, a patto di garantirne la totale fondatezza. Niente da fare invece. Tra Pd e M5S, in commissione Giustizia alla Camera, volano gli insulti. Giusto alla vigilia di un’importante intesa sui giudici della Consulta, va in scena uno strappo che potrebbe avere anche un peso negativo.

Di certo, da ieri, tra i deputati M5S che si occupano di giustizia – Alfonso Bonafede, Francesca Businarolo (che ha firmato la proposta sulla “gola profonda”), Giulia Sarti, Andrea Colletti, Vittorio Ferraresi – e quelli del Pd – la presidente della commissione Donatella Ferranti e il capogruppo Walter Verini, autore del blitz sul nuovo testo – la guerra è aperta. Come andrà a finire? Per ora si sa solo che lunedì prossimo il testo approda in aula solo per la discussione generale. Il voto è destinato a slittare nel tempo.

Ma cos’ha portato allo scontro Pd e M5S che ieri, in una nota ufficiale, parlava di «legge distrutta», di «emendamenti vergogna», di una maggioranza che «ha votato contro la legalità e per la corruzione»? Ovviamente rimbrottati da Verini che li accusa di «malafede e scorrettezza» e da Ferranti che vede solo una «legge migliorata». Un fatto è agli atti, quella di M5S non piaceva per niente a Confindustria, come dimostra l’articolato parere del 29 ottobre.

I fatti. Il 15 ottobre M5S presenta la legge che istituzionalizza la figura della gola profonda, ne tutela la riservatezza, ne garantisce anche l’anonimato, ne protegge l’identità fino al processo, la premia in denaro, soprattutto la garantisce da discriminazioni ritorsive sullo stesso luogo di lavoro. Un testo, diceva ieri M5S, che «ottiene il plauso dell’ambasciatore Usa a Roma». Si fanno le audizioni, tra cui quella del presidente dell’Authority anticorruzione Raffaele Cantone, che si batte da sempre a favore del whistlerblowing. Poi si arriva a 48 ore fa, agli emendamenti. E qui per M5S la sorpresa è grande perché Verini, con il responsabile Giustizia del Pd David Ermini, ne presenta di “soppressivi” per azzerare l’intera legge. Più due che la riscrivono. Ieri si vota. La commissione trema per le urla del grillino Bonafede che accusa il Pd «di aver violato i diritti delle opposizioni cancellando e stravolgendo una legge in quota nostra». Peraltro M5S fa un passo verso il Pd e presenta un testo più soft, ma tiene fermo il premio che dal 15-30% scende al 5-15%, mentre Verini ne ipotizza uno sulla «valutazione di professionalità». Si vota. Pd contro M5S. Ncd astenuto. Dice il vice ministro della Giustizia Enrico Costa: «Votiamo solo una proposta equilibrata». M5S promette battaglia dura in aula.

19 novembre 2015 

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