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Premio alla nascita: 200 mila domande in due mesi. Il ministro Costa: «Nella prossima legge di Bilancio detrazioni maggiori per chi fa più figli»

Chiamatelo «premio alla nascita». O «bonus mamma domani» come fu denominato all’inizio, prima che il termine «bonus» diventasse inflazionato. Fatto sta che gli 800 euro garantiti dalla legge di Bilancio alle donne che hanno superato il settimo mese di gravidanza o hanno un figlio nel 2017 sono già stati richiesti da 209 mila italiane. E il tutto nel giro di due mesi visto che l’Inps ha cominciato a ricevere le domande dal 4 maggio scorso.

Il dato è in linea con le previsioni se si pensa che nel 2016 sono nati 474 mila bambini e tutti i nuovi nati quest’anno avranno diritto alla misura, indipendentemente dal reddito della madre o del nucleo familiare. «Non posso che essere soddisfatto dell’accoglienza riservata dai cittadini a questa misura, il nostro obiettivo è far sì che il premio alla nascita sia conosciuto nella maniera più ampia possibile, in modo che tutti coloro che ne hanno diritto facciano domanda», osserva il ministro per la Famiglia Enrico Costa, Alternativa popolare.

Delle 209 mila domande 134.766 sono state presentate a nascita avvenuta, 73.500 dall’inizio dell’ottavo mese di gravidanza, 127 in seguito ad adozioni nazionali, 312 a fronte di adozioni internazionali e 302 per affidamento preadottivo. Se si tiene conto che in media le adozioni nazionali sono un migliaio l’anno e quelle internazionali 2.200, questi numeri fanno pensare che siano proprio le famiglie che scelgono l’adozione a non avere ancora approfittato del bonus.

Dal canto suo l’Inps ha già iniziato a liquidare le domande. E si prepara a gestire dal prossimo 17 luglio anche quelle per il bonus nido: fino a mille euro l’anno in 11 mensilità sotto forma di contributo per la retta di nidi privati e pubblici.

A questo punto le misure a sostegno di chi fa figli sono diverse: dal bonus bebè di 80 euro al mese per le famiglie sotto i 25 mila euro di Isee (misura triennale in scadenza quest’anno) al bonus baby sitter di 600 euro al mese per le donne che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale pagato al 30% (in questo caso l’obiettivo è ridurre il numero delle neomamme che si dimettono). Poi il premio alla nascita e il bonus nido.

Queste misure andranno razionalizzate nella prossima legge di Bilancio dopo che l’Inps ha fatto presente la necessità, per far quadrare i conti della previdenza, di incentivare il lavoro delle donne? «Nella prossima legislatura sarà possibile mettere mano in modo organico al fisco per la famiglia — dice Costa —. Nella legge di Bilancio del 2017, in ogni caso, un segnale d’attenzione andrà dato. Noi pensiamo a un intervento sulle detrazioni in rapporto al numero di figli. D’altra parte misure che favoriscono la conciliazione esistono già: bonus nido e voucher baby sitter. E andranno integrate».

Rita Querzé – Il Corriere della Sera – 6 luglio 2017

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