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Prepensionati con assegni più leggeri per finanziare staffetta generazionale

Sarebbe bello fare come in Francia, dove il governo Hollande ha messo sul piatto un miliardo di euro l’anno per creare mezzo milione di posti di lavoro entro il 2017. Sarebbe bello ma non si può, tutti quei soldi non li abbiamo.

Da noi la staffetta generazionale, cioè il passaggio di consegne fra anziani e giovani, avrà altri numeri e altre forme. Il progetto è ancora allo studio del ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Ma rispetto al modello iniziale c’è già la prima possibile modifica, con la pensione anticipata al posto del part-time per il lavoratore anziano in uscita. Sembra un dettaglio ma non lo è.

La prima idea di staffetta era basata proprio sul part-time : l’azienda doveva assumere un giovane se un suo dipendente anziano accettava di lavorare meno ore con uno stipendio più basso. Il ministro Giovannini lo ha detto più volte: «Funziona ma costa». E costa perché, per non essere rifiutato da tutti, il part-time deve essere incentivato. Pur stando in ufficio meno ore, cioè, il lavoratore non intacca la pensione futura perché i contributi che versa sono quelli di un lavoratore full time e la differenza la mette lo Stato. A spanne serve un miliardo di euro per 100 mila assunzioni.

Ma la coperta italiana è corta: un miliardo è quello che il governo ha appena trovato per la cassa integrazione, poi ne servono altri due per bloccare l’aumento dell’Iva, ancora di più per ridisegnare l’Imu. Per questo si dovrebbe puntare su un altro modello di staffetta: l’azienda deve assumere un giovane se un suo dipendente accetta di andare in pensione in anticipo, mettendo nel conto una riduzione dell’assegno Inps. Servirebbe introdurre quella «flessibilità» di cui lo stesso Giovannini ha parlato. Operazione non semplice ma che avrebbe il vantaggio di annullare o almeno ridurre i costi per lo Stato. Che i problemi siano parecchi l’ha fatto capire il sottosegretario del Lavoro Carlo Dell’Aringa, intervenendo ad un seminario sulla staffetta in versione francese, organizzato da Italia Lavoro: «So bene che liberare il posto di un anziano non significa dare quel posto automaticamente ad un giovane. Ma adesso non possiamo non porci il problema di dividere il lavoro che c’è tra un maggior numero di persone».

Il punto, come dice lo stesso Dell’Aringa, è che «non abbiamo il miliardo di euro che la Francia metterà a regime e forse nemmeno i 180 milioni che ci saranno in questo primo anno». Come fare allora? Lo stesso sottosegretario ricorda che, «a differenza di altri grandi Paesi europei, abbiamo fatto delle riforme pensionistiche molto forti e radicali, magari necessarie per mettere a posto i conti, ma che stanno avendo effetti negativi sul lavoro».

Bastano pochi numeri per capire: nel 1983, in Italia, ogni dieci persone che andavano in pensione ce n’erano quindici assunte per la prima volta. Più neoassunti che pensionati. Nel 2012 la situazione si è capovolta: ogni tredici uscite i nuovi ingressi sono soltanto quattro. La disoccupazione giovanile cresce non solo per la recessione ma anche perché, alzando l’età pensionabile, cresce il tasso di occupazione tra i più anziani. E questo potrebbe essere un altro motivo per abbandonare l’idea iniziale del part-time : «La staffetta può avere diverse caratteristiche e si può collegare anche a quella manutenzione previdenziale di cui si parla sempre di più» dice Paolo Reboani, presidente di Italia Lavoro, società del ministero che cura la sperimentazione di questo strumento in alcune Regioni. Il primo contratto, a giorni, sarà firmato in Lombardia.

Lorenzo Salvia – Corriere della Sera – 31 maggio 2013

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