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Previdenza integrativa. Fondi pensione, da inizio 2013 i mercati premiano i prudenti

Osservare i rendimenti dei fondi pensione di uno o due trimestri è un po’ come il calcio d’agosto: conta davvero poco ai fini del risultato finale delle grandi competizioni di stagione.

Eppure possono fornire indicazioni utili di periodo per, se è il caso, aggiustare il tiro sul percorso di lungo termine. Le prime indicazioni che arrivano sulle performance dei fondi pensione da inizio 2013 registrano un rendimento medio dell’1,6% mentre tra i fondi di categoria si stima una crescita vicina all’1,4%, leggermente sopra le stime sul tasso di rivalutazione del Tfr, vicino all’1,3%. Ma al di là delle media è interessante notare quali comparti sono andati meglio in questo breve periodo.

Il rischio batte la prudenza

L’andamento dei mercati finanziari ha premiato soprattutto le linee azionarie, cresciute tra gli aperti del 4,9% con punte del 9,5% per Arca, davanti a UniCredit (+9,2%); ci sono anche risultati meno soddisfacenti in questa sezione con i +0,6% di Fondiaria e Milano Assicurazioni. Complessivamente un risultato confortante, quello ottenuto dai gestori dei fondi pensione, visto che include la sensibile frenata del mercato azionario internazionale registrata a fine giugno. I comparti più prudenti dei fondi pensione aperti hanno fatto registrare andamenti molto più piatti, con la maggioranza in territorio negativo: in testa c’è Arca con il +1,3% mentre in coda troviamo Toro con -1,74%. Segno che la “prudenza” ha pagato poco o, per meglio dire, l’andamento del mercato obbligazionario è stato meno positivo almeno rispetto allo scorso anno, quando il rally dei titoli di Stato europei – italiani in particolare – si è tradotto in rialzi a doppia cifra per i fondi pensione che nei BTp, in particolare, investono una porzione considerevole del proprio portafoglio.

Il medio termine e il “money weighted”

Più sfaccettati i risultati a medio termine: se a uno e tre anni i fondi pensione aperti registrano rendimenti medi superiori rispettivamente al 7 e all’11%, a partire dal 2007 le performance sono ancor più a macchia di leopardo: l’esplosione della crisi ha messo a dura prova le gestioni, sia quelle a maggior componente azionaria che quelle più esposte ai bond, con un rendimento medio che si attesta in ogni caso vicino a un +11%. Da segnalare tuttavia che queste performance sono analizzate secondo il criterio del “time weighted”, basato cioè sulla differenza nel tempo dei valori quota del fondo. Se invece si utilizza la modalità “money weighted” i risultati sono differenti: confrontando quanto versato periodicamente con quanto ammonta il saldo complessivo di periodo, chi ha destinato Tfr e contributi volontari alla previdenza complementare ottiene un rendimento ben superiore, analogamente a quanto accade in un piano di accumulo di capitale (Pac). Solo nel 2008 il confronto sarebbe stato premiante la rivalutazione del trattamente di fine rapporto rispetto alla performance dei fondi pensione, mentre in ogni altra fase le pensioni di scorta hanno ottenuto risultati superiori di chi ha versato il proprio Tfr allo Stato (se attivo in aziende con almeno 50 addetti) o al proprio datore di lavoro. Da ricordare che se si destina oltre al Tfr un contributo volontario anche minimo, il datore di lavoro versa periodicamente nella sua posizione una quota definita dal contratto nazionale di lavoro, mediamente l’1,5%.

I big dei negoziali

Il trend positivo di questa prima metà del 2013 è confermato anche dai primi risultati relativi ai fondi pensione di categoria più importanti: per Fonchim (chimici) il comparto bilanciato Stabilità, cui sono iscritti oltre 135mila lavoratori, da inizio anno si registra un +1,33%; il comparto Crescita, con una componente azionaria maggiore, sale del 3,6% mentre il Garantito è invariato. Risultati positivi anche per Cometa (metalmeccanici) il comparto Monetario Plus, cui sono iscritti 180mila “previdenti”, sale dello 0,5% mentre il Reddito – 170mila iscritti – segna un +0,15%; meglio le altre due linee: il comparto garantito Sicurezza sale dell’1,3% mentre il Crescita – dove le azioni possono raggiungere la metà del portafoglio – registra un +2,4%. Da ricordare che azioni e obbligazioni governative europee sono gli ingredienti quasi esclusivi del portafoglio degli strumenti previdenziali di secondo pilastro. Una revisione dei criteri e limiti di investimenti è alle porte: prossimamente i fondi pensione potranno investire entro limiti determinati anche in paesi emergenti, in fondi coperti (hedge) e in strumenti immobiliari. L’obiettivo di rendere più ampio l'”universo investibile” è quello di diversificare meglio i portafogli, riducendo di conseguenza il rischio e rendendo le gestioni più stabili.

Il Sole 24 Ore – 12 luglio 2013 

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