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Previsione di 270mila esuberi nella Pa. Ma le procedure per ricollocarli sono ferme all’età della pietra

1a1a1_11aaacarta_burocrazia_flickr_illek08Solo carta e penna per verificare se un dipendente pubblico sia in esubero e collocato in disponibilità. Ed occorrono fino a 60 giorni per ottenere conferma dello status. Si annuncia in futuro ampio ricorso agli esuberi per i dipendenti pubblici, ma gli strumenti per accedere agli elenchi e procedere alla loro ricollocazione sono vecchi e inefficienti. Nonostante, infatti, sul portale Cliclavoro attivato dal Ministero del lavoro per la condivisione on line dei dati si fosse previsto di inserire una sezione apposita per il reclutamento e la gestione degli esuberi, ancora oggi per quegli enti che abbiano la possibilità di effettuare assunzioni sapere se vi sono lavoratori pubblici in disponibilità continua ad essere un passaggio burocratico oggettivamente contrastante con le possibilità delle telecomunicazioni di oggi.

L’articolo 34 del d.lgs 165/2001 stabilisce che il personale in disponibilità, cioè quello in esubero che non sia stato possibile ricollocare all’interno degli enti di appartenenza o trasferire in mobilità verso altri enti, è iscritto in appositi elenchi secondo l’ordine cronologico di sospensione del relativo rapporto di lavoro. Tali elenchi, per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo e per gli enti pubblici non economici nazionali, il sono formati e curati Dipartimento della funzione pubblica. Per le altre amministrazioni, l’elenco è tenuto dai servizi per il lavoro delle province.

Gli elenchi sono una misura di tutela dei dipendenti pubblici, che una volta posti in disponibilità sono sulla soglia del licenziamento. A tale scopo, l’articolo 34-bis del d.lgs 165/2001, a pena di nullità delle assunzioni, impone alle amministrazioni pubbliche prima di indire i concorsi di verificare se siano inseriti nelle liste dipendenti in disponibilità per medesimi profili e mansioni necessari.

Tuttavia, l’articolo 34-bis, concepito 9 anni fa in assenza di logiche di semplificazione e di mezzi di comunicazione telematica evoluti, prevede che la verifica venga effettuata per via “cartacea”. L’amministrazione che intenda assumere deve chiedere ai servizi per il lavoro delle province ed alla Funzione pubblica in merito all’esistenza di personale in disponibilità, dovendo attendere fino a 60 giorni la risposta.

E’ piuttosto evidente come tale sistema risulti poco pratico ed efficiente. Specie se si dovesse concretizzare la previsione pessimistica di un esubero di circa 270 mila dipendenti pubblici. Dovrebbe risultare urgente correggere la procedura, obbligando le amministrazioni ad inserire i dipendenti dichiarati in esubero in liste disponibili on-line, consultabili direttamente e in tempo reale da tutte le altre pubbliche amministrazioni.

E’ facilmente prevedibile che in presenza di un alto numero di esuberi la procedura potrebbe collassare, tanto da negare di fatto le tutele che la norma vorrebbe assegnare ai lavoratori in eccedenza. Il tempo, infatti, è un fattore decisivo, visto che i dipendenti in esubero possono restare nella condizione di disponibilità (con trattamento economico non superiore all’80% di quello fondamentale, senza premi e salario accessorio) al massimo 24 mesi.

La disponibilità immediata degli elenchi e strumenti operativi di tipo informatico sono decisivi per evitare uscite di massa ed incontrollate dal mercato del lavoro e consentire, contestualmente, un espletamento più rapido delle di per sé già complicate procedure concorsuali.

ItaliaOggi – 23 giugno 2012

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