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Primo sì a 130 milioni per il «Made in». Ok anche al pacchetto Comuni e a 400 milioni agli ammortizzatori

Via libera della commissione tra martedì e mercoledì Fondi dissesto, voto a rischio su una modifica di Fassina che viene accantonata. Disco verde alla dote aggiuntiva all’Agenzia Ice per la promozione del made in Italy di 130 milioni nel 2015, 50 nel 2016 e 40 nel 2017, per un totale di 220 milioni. E via libera anche alle nuove misure che consentono ai Comuni maggiore agibilità e margini di manovra per centrare il target degli 1,2 miliardi di tagli nel 2015, che resta comunque invariato.

La commissione Bilancio della Camera con una seduta fiume ha lavorato sui nuovi correttivi (e sub-correttivi) alla legge di Stabilità del governo, del relatore Mauro Guerra (Pd) e anche su alcuni degli emendamenti “segnalati” dei gruppi parlamentari. Un mix di modifiche che ha interessato anche gli enti locali.

Ai Comuni in particolare viene concessa la possibilità di coprire il taglio di 1,2 miliardi nel 2015 con riduzioni non solo della spesa corrente ma anche degli investimenti. Viene poi prevista una sospensione di 5 anni del patto di stabilità interno per i Comuni che si aggregano. Gli enti locali avranno la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione anche per far fronte alla spesa corrente e non solo agli investimenti e potranno far leva su una spalmatura su 30 anni anziché su 10 del meccanismo di ammortamento dei debiti. I sindaci poi potranno rinegoziare (per una durata massima di 30 anni) i mutui già accesi con lo Stato che si accollerà una parte degli interessi su quelli nuovi. Gli oneri per le spese degli uffici giudiziari vengono trasferiti tutti allo Stato. Secondo il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, queste correzioni «consentiranno ai Comuni di gestire il contributo richiesto con minore difficoltà e confermano l’allentamento del patto di stabilità».

Dal governo è arrivato (con il via libera della commissione nella notte) anche l’emendamento che destina altri 400 milioni in due anni (200 milioni nel 2015 e altrettanti nel 2016) agli ammortizzatori sociali. A firma del relatore è invece il correttivo che vincola la concessione del bonus bebé ai nuclei familiari con Isee non superiore ai 25mila euro ma al tempo stesso prevede il raddoppio dell’agevolazione per le famiglie che un Isee sotto i 7mila euro annui. Con questo ritocco scompare il tetto di reddito di 90mila euro (senza alcun riferimento all’Isee) previsto dalla versione originaria della Stabilità per la concessione del bonus da 80 euro al mese per i bambini nati o adottati nel 2015 fino al terzo anno di età. Una correzione che produce una leggera riduzione della platea dei beneficiari (circa 100mila in meno) ma che permette al governo di destinare una parte delle risorse al raddoppio del bonus per i nuclei più poveri. Sulla promozione del “made in” sono passati due sub-emendamenti per destinare una fetta delle risorse alle camere di commercio italiane all’estero (2,5 milioni l’anno nel triennio) e al ministero dello Sviluppo (1 milione l’anno).

Il semaforo verde della Bilancio alla Stabilità arriverà martedì o, più probabilmente, mercoledì. L’approdo del testo in Aula a Montecitorio dovrebbe essere confermato per il 27 novembre. In commissione non è mancato qualche momento di tensione. Come la decisione presa in serata di accantonare in extremis un emendamento a firma di Stefano Fassina (minoranza Pd) sull’irrobustimento dei fondi per il dissesto idrogeologico con le risorse delle privatizzazioni sostenuto dai tutti i gruppi parlamentari e su cui il governo, che inizialmente aveva formulato un invito al ritiro, avrebbe rischiato di andare “sotto”.

Alcuni dei nodi più intricati verranno affrontati al Senato. Come quello, a meno di sorprese dell’ultima ora, della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, lascia intendere che c’è una doppia opzione parlando «se non di un ritorno» all’aliquota originaria dell’11,5% a una «mitigazione» del rialzo della tassazione al 20%. Intanto il governo deve già fare i conti con la Ue per uno degli emendamenti approvati giovedì: la riduzione al 4% dell’Iva sugli e-book. Una soluzione non gradita a Bruxelles che per una simile iniziativa ha in passato messo nel mirino Francia e Lussemburgo. Sempre al Senato sarà affrontato il nodo del canone Rai, ma sull’ipotesi di collegarlo alla bolletta elettrica arriva un coro di no. E non si placa ancora la polemica sulla questione dell’estensione della social card agli extracomunitari, peraltro prevista già dalla legge di Stabilità del 2014.

Il Sole 24 Ore – 22 novembre 2014

 

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