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Priorità cambiata alle visite, parla il dg dell’Ulss 3 Dal Ben: «L’Usl può controllare se è appropriata»

Ci sono due inchieste aperte a Venezia, una dalla Procura e l’altra dalla Corte dei Conti. C’è Stefano Vianello, dirigente responsabile delle liste d’attesa per l’ex Usl 13 di Mirano, oggi distretto dell’Usl 3 Serenissima, sospeso per cinque mesi e senza stipendio dalla direzione. Ci sono tre richiami della Regione perché su 44.600 ricette emesse dall’ex Usl 13 tra il 2015 e il 2017 è stata cambiata la priorità indicata dal medico di base o dallo specialista, anche tramite un software. Ma il direttore generale dell’Usl Serenissima, Giuseppe Dal Ben, ieri in commissione regionale Sanità ha smentito qualsiasi intento di ritardare l’erogazione delle prestazioni ai pazienti per rientrare nei tempi imposti dalla Regione. «L’attività dell’Usl di Mirano, iniziata nel 2013 e che ho ereditato quando, nel 2016, è stata inglobata nella Serenissima, era orientata al governo delle liste d’attesa mediante il controllo e il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva», assicura il manager.

Mettete in dubbio la capacità diagnostica dei medici prescrittori?

«Le Usl possono controllare l’appropriatezza dei codici di priorità, per cercare di far incontrare offerta e domanda, quest’ultima sempre superiore. Nell’ex Usl di Mirano tutte le prenotazioni fuori soglia, cioè non rispettose dei termini imposti dalla Regione, erano analizzate da un gruppo di lavoro clinico composto da medici e infermieri, guidato dalla dottoressa Marta Soave e supportato dal software Clinika solo per dieci prestazioni e da un foglio di lavoro denominato Back Office Notification&Distribution. Si controllavano 1500 ricette al giorno e se la priorità risultava inappropriata in base a protocolli condivisi con i medici prescrittori, partiva un’e-mail all’indirizzo del dottore che aveva compilato l’impegnativa non conforme. Gli veniva chiesto di cambiare la priorità, ma l’ultima parola spettava a lui, in un clima di totale collaborazione e armonia».

E allora perché i medici prescrittori non hanno annullato le impegnative da voi modificate per sostituirle con quelle corrette? Il caso è emerso proprio per la discordanza tra il flusso di ricette inviate dai prescrittori al ministero dell’Economia e quello trasmesso dall’Usl alla Regione.

«Un’anomalia che la Regione ci ha segnalato il 9 novembre 2017, il 30 gennaio e il 2 marzo 2018 e in seguito alla quale ho bloccato quel sistema, chiesto al direttore sanitario Onofrio Lamanna di avviare un’azione disciplinare nei confronti di Vianello e, il 25 luglio dell’anno scorso, segnalato tutto in Procura. Ma si tratta di un problema amministrativo, che non ha mai arrecato alcun danno ai pazienti. Nessuno si è visto ritardare la prestazione richiesta, erogata nei tempi indicati dal medico curante: la priorità veniva cambiata solo dopo la visita (e infatti un’ipotesi di reato al vaglio della magistratura veneziana, che nei mesi scorsi ha acquisito a più riprese altro materiale in Regione, è il falso in atto pubblico, ndr )».

Se il problema è solo amministrativo, perché si è rivolto alla Procura e non alla Corte dei Conti?

«….».

Contesta anche il numero di ricette alterate.

«Non sono 44.600, ma 21.905: le altre 22.965 riguardano esami di laboratorio ad accesso diretto, senza attesa».

Se gli esami di laboratorio non hanno attesa, perché perdere tempo a cambiarne la priorità?

«Perché un’indicazione regionale impone siano classificate con il codice P. E comunque su tutte le ricette la priorità non è stata modificata per migliorare il rispetto delle liste d’attesa, tanto è vero che le prestazioni traccianti, cioè quelle che pesano sulla performance, sono solo 15.109».

Lei dice «solo», ma per un malato che ha male aspettare il doppio conta. Dai dati della Regione emerge che avete corretto la performance.

«Prima del cambio della prestazione la classe B (cure entro 10 giorni) era soddisfatta all’81%; la D (entro 30 giorni) all’85% e la P (entro 90) all’89,5%. Dopo, le percentuali sono salite a 91,7%, 89,2% e 94%».

Appunto.

«Però a qualche paziente la prestazione è stata addirittura anticipata. E a nessun malato oncologico è stata rimandata». «A parte un caso su 30— precisa un dirigente dell’Usl 3 — ha aspettato 134 giorni».

Il Corriere del Veneto

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