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Procedure, diagnosi, gestione dei parti: ora gli ispettori accusano gli ospedali. Puerpere decedute, indiscrezioni smentite. La Regione: «Sgomenti, i tecnici veneti non considerati»

Ci sono state delle sbavature, da parte degli ospedali di San Bonifacio e Bassano, nella gestione delle due emergenze che, rispettivamente il 25 e il 29 dicembre, sono finite in tragedia. Sono morte due donne in gravidanza, la dottoressa vicentina Anna Massignan, 34 anni, e la blogger trevigiana Marta Lazzarin, 35, e i bambini che portavano in grembo.

Se le prime indiscrezioni filtrate venerdì scorso sull’esito dell’ispezione voluta dal ministero della Salute rivelavano un’«assoluzione» delle strutture coinvolte, il primo report (ne seguirà uno più dettagliato) racconta altro. La relazione giunta ieri sul tavolo del ministro Beatrice Lorenzin parla di inadeguata gestione dell’emergenza, carenze clinico-organizzative, scorretta comunicazione ai parenti, tempistica non rispondente al caso. «Le osservazioni e valutazioni preliminari sono state effettuate in base all’analisi della documentazione immediatamente disponibile, alle testimonianze raccolte dal personale medico e ai racconti dei familiari delle persone decedute», dice il ministero.

In merito al caso di Anna Massignan, caduta in casa l’antivigilia di Natale e spirata a San Bonifacio durante un cesareo d’urgenza (il suo piccolo si è arreso poco dopo all’ospedale di Verona), gli ispettori scrivono: «Sulla base della documentazione resa immediatamente disponibile e dei colloqui intercorsi con il personale dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio e con il direttore di Ginecologia ed Ostetricia, analizzando a ritroso l’evento occorso, emergono alcuni aspetti di carattere organizzativo e clinico. Dal punto di vista organizzativo, in considerazione del fatto che il processo assistenziale travaglio/parto/nascita, anche in situazioni fisiologiche, è tempo-dipendente, è necessario predisporre e diffondere procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità ad esso connesso. Da un punto di vista clinico, è emersa la necessità di predisporre e diffondere procedure che permettano la valutazione delle condizioni di rischio potenzialmente presenti in gravidanza e al momento del ricovero, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni e della sepsi. Trattandosi di patologia ad elevata letalità e le cui probabilità di sopravvivenza sono anche tempo-dipendenti, sono necessari identificazione precoce e monitoraggio continuo del quadro clinico . Le procedure e i protocolli presenti nel Punto nascita vanno adattati alle condizioni cliniche: la scelta del momento in cui effettuare la Tac è cruciale al fine della sopravvivenza materno-fetale». Si batte dunque sul fattore tempo, anche per il caso del San Bassiano, dove ha perso la vita Marta Lazzarin che, al settimo mese di gravidanza, portava in grembo un feto probabilmente morto da due giorni. «La gestione dell’emergenza, su un piano comunicativo, non è stata adeguata, creando forse delle aspettative nei familiari sull’esito delle cure — evidenzia la task force —. Da sottolineare la non adeguata gestione del dolore. Da un punto di vista clinico, è emersa la necessità di aumentare negli operatori l’aderenza alle procedure relative alle condizioni di rischio che possono essere presenti in gravidanza, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni. La sepsi in gravidanza è una patologia ad elevata letalità e le cui probabilità di sopravvivenza sono tempo-dipendenti, per cui sono necessari identificazione precoce e monitoraggio continuo del quadro clinico». C’è però anche una nota parzialmente positiva: «E’ stata somministrata una terapia antibiotica iniziale appropriata al quadro di infezione sospettato». Parzialmente perché si parla di terapia antibiotica «iniziale».

«Sono necessarie linee guida per la sicurezza ginecologico-ostetrica omogenee per tutte le regioni — avverte il ministro Lorenzin —. Esiste un problema di gestione delle donne in gravidanza relativo al coordinamento tra medico di fiducia e ospedale». Dall’Usl 20 il direttore generale dell’Usl 20 di Verona, Pietro Girardi fa sapere: «Siamo vicini al dolore dei familiari e ribadiamo la correttezza del percorso organizzativo, clinico e assistenziale che ha permesso di agire con appropriatezza e tempestività procedendo con i necessari interventi. Le criticità rilevate riguardano le procedure di comunicazione in situazione di emergenza, già oggetto di analisi, al fine di attuare congrui correttivi». Non commenta l’ispezione ma la diffusione del suo esito Luca Coletto, assessore alla Sanità: «La relazione preliminare è stata redatta e diffusa senza le firme e la condivisione dei tecnici della Regione, che facevano parte della commissione. Un insulto istituzionale senza precedenti. Così non si fa chiarezza, stiamo valutando i possibili risvolti legali e intanto rinnoviamo la fiducia nella magistratura che indaga sulle due vicende».

Michela Nicolussi Moro – – Il Corriere del Veneto – 13 gennaio 2016

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