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Procura Venezia chiede atti. Inchiesta sulle spese del Consiglio regionale

Venezia, chiesti atti e conti: sul tavolo del procuratore la prima relazione della Finanza. Per ora non è stato trovato nessun consigliere che si sia fatto mettere a rimborso spese un lecca lecca o un cono gelato da 1,50 euro, come il leghista Alessandro Marelli.

E nemmeno una consigliera che si sia comprata con i soldi del gruppo il libro «Mignottocrazia» di Paolo Guzzanti (16 euro), come ha fatto la Pdl Nicole Minetti (che peraltro non ha emuli a Palazzo Ferro-Fini). Men che meno il pranzo di matrimonio da 6 mila euro pagato dal partito, salvo poi restituire i soldi una volta beccato con le mani nella marmellata (Stefano Galli, Lega). In Veneto non li hanno trovati perché per ora non hanno cercato così a fondo come in Lombardia, ma dopo alcuni tentennamenti, il fascicolo ora c’è. La procura di Venezia sta indagando sulle spese del consiglio regionale del Veneto. Per ora si tratta di un fascicolo conoscitivo e proprio nei giorni scorsi sul tavolo del procuratore capo Luigi Delpino e del procuratore aggiunto Carlo Mastelloni è arrivata una prima relazione del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. «Abbiamo fatto un primo accesso e chiesto la documentazione al Consiglio», conferma il procuratore Delpino.

La procura lagunare vuole capire se anche in Veneto ci siano episodi simili a quelli che hanno addirittura fatto cadere una giunta regionale (Lazio) e messo alla berlina mezzo Consiglio, quello lombardo. E’ proprio di ieri la notizia che ai primi 22 consiglieri di Pdl e Lega Nord indagati per peculato se ne sono aggiunti altri 37: 22 del Pdl e 15 della Lega Nord, tra cui nomi illustri come Renzo Bossi, figlio di Umberto, e Rosi Mauro, l’ex vicepresidente del Senato che fu consigliera del Pirellone tra il 2005 e il 2008. Se i magistrati daranno l’ok, ora i finanzieri della Tributaria inizieranno a scavare anche a Palazzo Balbi distinta per distinta, fattura per fattura, e a quel punto non si possono escludere sorprese. Anche se poi è sempre bene distinguere tra il piano politico e morale e quello penale. In Lombardia l’ipotesi formulata dalla procura di Milano è stata quella del peculato, cioè il reato del pubblico ufficiale che si appropria del denaro di cui è in possesso per le ragioni del suo ufficio o servizio. In Veneto per ora non c’è ancora nessuna ipotesi di reato e non tutti sarebbero concordi sulla qualificazione di un eventuale reato come peculato: un conto sono infatti gli emolumenti dati ai singoli consiglieri direttamente, un conto quelli che passano per i gruppi, che sono di fatto associazioni senza obblighi di tenuta di contabilità. L’altra questione è che in molti casi anche questioni contestate — vedi il famoso «fuori busta» da 2100 euro su cui si era scatenata una bagarre politica non più tardi di un paio di mesi fa — sono «coperte» dalla normativa regionale. «Ogni Regione ha una legge diversa e non si possono paragonare le situazioni», afferma Delpino.

La Finanza non ha fatto nessun blitz a Palazzo Ferro-Fini, ma ha chiesto ai tecnici, in un clima di piena collaborazione, leggi e dati sulle voci di spesa generali, per capire diversi aspetti: come vengono distribuiti i fondi, le regole di funzionamento, le diverse voci che compongono le retribuzioni e i rimborsi, quali e quante sono le spese del consiglio regionale. Proprio mercoledì il Consiglio aveva dato il via libera ai tagli degli stipendi (ridotti di mille euro) e dei rimborsi ai gruppi, allo stop dei rimborsi per l’auto, ma anche alla riduzione di affitti e paghe dei cda. L’indagine conoscitiva nasce da un’iniziativa della procura, senza segnalazioni specifiche, come accaduto anche in altre regioni. Motivo per cui, per esempio, anche il procuratore della Corte dei Conti, Carmine Scarano, è per ora rimasto fermo, visto che la legge gli consente di aprire fascicoli solamente in caso di segnalazioni specifiche.

Alberto Zorzi – Corriere del Veneto – 21 dicembre 2012

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