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Prodotti agricoli, prezzi in salita con aumenti del 4%. Tutta colpa dell’olio che non c’è. Per la zootecnia a novembre si interrompe la serie negativa

Maurizio Tropeano. Tutta colpa dell’olio d’oliva. Il suo anno orribile (il presidente di Unaprol parla di un calo della produzione che potrebbe arrivare al 70 per cento) fa si che i prezzi schizzino di oltre il 30 per cento in un mese e che assieme agli altri rincari porta al 74,4% l’incremento anno.

«Con questi numeri – spiega Dino Scanavino, presidente della Cia, confederazione agricoltori – è chiaro che tutto l’indice dei prezzi e di prodotti agricoli viene sfalsato». L’olio, infatti, tira la volata a tutto il comprato vegetale che, secondo Ismea, è il volano che porta il dato di novembre ad un complessivo + 4% sul mese precedente. Per la prima volta, dall’inizio dell’anno, l’indice dei prodotti della zootecnica registra un rialzo di mezzo punto interrompendo il trend negativo anche se «siamo molto preoccupati per i suini nonostante una performance positiva a novembre e, soprattutto per i bovini con un prezzo in costante caduta», denuncia ancora Scanavino.

Partiamo dai campi. L’intero comparto fa segnare a novembre un più 7,1% che diventa più 10,4 su base annua. rispetto all’anno scorso. Anche il prezzo del grano duro lievita con percentuali a due cifre (+19,4%) e si porta dietro l’intero settore dei cereali (in crescita di quasi il 9 per cento). Rispetto ad ottobre fanno registrare indici con la freccia in alto: semi oleosi (+5,4%), gli ortaggi (+8,7%) e la frutta (+2,9%). Si limita invece a un più 0,4% l’aumento dei vini, che scontano in generale una stagnazione degli scambi. Rincari su base annua si registrano anche per cereali (+9,6%), frutta (+9,6%) e ortaggi (+7,8%). Al contrario resta negativa la dinamica tendenziale dei semi oleosi (-21,4%), del tabacco (-7,7) e dei vini (-10,8%).

Nel comparto zootecnico, novembre con un più 0,5% interrompe una lunga serie negativa che in un anno ha portato a cedere complessivamente il 7,4%. È un dato, però, che deve essere letto nel dettaglio perché non è uniforme. A un rialzo mensile dell’1,2% degli animali vivi si è contrapposto però un nuovo assestamento al ribasso (meno 0,3%) dei lattiero caseari. In recupero le quotazioni di avicoli (+ 5,6%) e suini (+ 1,7%), mentre resta negativa l’evoluzione mensile dei prezzi di bovini (- 0,2%) ovi-caprini (- 3,6%) e conigli (- 3,4%). Per le uova Ismea rileva in media un più 0,3% rispetto al mese ottobre. Il calo annuale dell’intero aggregato zootecnico è la somma di risultati negativi diversi, cioè è la sintesi della riduzione del meno 5,7 per cento dei prezzi del bestiame vivo e le riduzioni del 9,2% dei lattiero caseari e dell’8% delle uova.

La Cia segnala con preoccupazione l’esistenza di «un caso latte». Colpa anche dell’embargo con le esportazioni tedesche che non trovando sfogo in Russia si riversano sugli altri mercati europei. Colpa anche della decisione dei «produttori di Parmigiano reggiano e di Grana Padano che hanno deciso di produrre di meno per contenere il calo dei prezzi».

La Stampa – 21 dicembre 2014 

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