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Professionisti. Contro l’obbligo del Pos parte il ricorso al Tar. Gli architetti impugnano il dm del 24 gennaio 2014

Le professioni tecniche scendono in campo contro il Pos (Point of sale). Per ora a dichiarare guerra apertamente contro l’obbligo di accettare il pagamento tramite carte di credito o bancomat per l’incasso delle parcelle professionali è il Consiglio nazionale degli architetti che proprio ieri ha presentato un ricorso in materia al Tar del Lazio.

Ma non è l’unico, giacché l’azione giudiziaria contro il governo sarà affiancata anche dalle altre categorie che compongono la Rete delle professioni tecniche e che sin dall’inizio si erano schierate contro un provvedimento considerato solo come un inutile balzello per professionisti e clienti. L’obbligo di dotarsi di questo strumento di pagamento elettronico è entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio 2014 del decreto interministeriale sviluppo economico e giustizia del 24 gennaio 2014. Il provvedimento, oltre a prevedere appunto l’obbligo di installare il Pos negli studi, aveva stabilito un periodo transitorio: tra il 28 marzo e il 30 giugno 2014 infatti sarebbero stati chiamati a rispettare l’obbligo solo quei professionisti che, nell’anno precedente, avevano registrato un volume di fatturato superiore ai 200 mila euro. Inoltre secondo il dm l’obbligo si sarebbe applicato ai pagamenti per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi di importo superiore a 30 euro. Se però non è cambiato lo spirito della norma ne è stata modificata la sua entrata in vigore. Il decreto milleproroghe, infatti, è intervenuto a modificare l’avvio scaglionato in base al fat turato ponendo sostanzialmente sullo stesso piano tutti i professionisti e le imprese, a prescindere dalla classe di guadagni. Al di là delle proroghe in ogni caso è il principio di fondo che proprio non va giù ai tecnici. «Non possiamo accettare», sottolinea il Consiglio nazionale degli architetti, «una imposizione meramente vessatoria per tutti i professionisti italiani che nulla ha a che fare con i principi di tracciabilità e di trasparenza dei movimenti di denaro, realizzabili attraverso altri strumenti, quali per esempio il bonifico elettronico. Si tratta, invece, di una vera e propria gabella dal vago sapore medievale del tutto ingiustamente e ingiustificatamente pagata alle banche». Sollecitazioni queste già fatte al governo, che dice il Cnappc, resta «scandalosamente sordo ai nostri inviti a rimuovere l’obbligo di utilizzo del Pos dalla disciplina attuativa del decreto Sviluppo» senza «comprendere la difficile situazione in cui si trovano i professionisti italiani costretti ora a dover sostenere ulteriori costi. Il peso dell’imposizione fiscale e previdenziale sulle attività professionali, che nel nostro paese è tra le più altre al mondo, da un lato, e, dall’altro, l’interruzione del credito da parte delle banche, stanno mettendo letteralmente in ginocchio il mondo professionale», mondo sul quale al contrario, per gli architetti, si dovrebbe puntare «per perseguire l’obiettivo di agganciare la ripresa e uscire dalla crisi». Ecco perché, chiude il Cnpappc, «siamo costretti a questo passo, certi come siamo che la magistratura amministrativa saprà riconoscere la validità delle nostre argomentazioni».

ItaliaOggi – 31 marzo 2014 

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